BRUXELLES – L’Unione europea tenta l’affondo sui beni russi congelati. L’ipotesi già discussa informalmente martedì scorso, dopo la denuncia del governo tedesco sulla matrice putiniana dell’attacco sferrato il 4 agosto all’aeroporto di Lipsia, sta ora avanzando. Al punto che la Commissione sta sottoponendo ai 27, e in particolare all’esecutivo belga, una soluzione che possa superare i dubbi giuridici emersi nei mesi scorsi. L’idea è allora quella di trasferire gli oltre 200 miliardi di euro di asset bloccati in un “contenitore” dell’Unione, in modo che l’eventuale responsabilità legale e le eventuali ritorsioni di Mosca non ricadano su un solo Paese. Una modalità che viene definita sinteticamente “European transfer”. Si tratta di una necessità espressa dal governo del Belgio, perché buona parte dei beni russi, circa 185 miliardi di euro, sono detenuti dalla società Euroclear con sede a Bruxelles e quindi le conseguenze di un contenzioso potrebbe abbattersi solo sul Belgio. Timore che …
BRUXELLES – L’Unione europea tenta l’affondo sui beni russi congelati. L’ipotesi già discussa informalmente martedì scorso, dopo la denuncia del governo tedesco sulla matrice putiniana dell’attacco sferrato il 4 agosto all’aeroporto di Lipsia, sta ora avanzando. Al punto che la Commissione sta sottoponendo ai 27, e in particolare all’esecutivo belga, una soluzione che possa superare i dubbi giuridici emersi nei mesi scorsi. L’idea è allora quella di trasferire gli oltre 200 miliardi di euro di asset bloccati in un “contenitore” dell’Unione, in modo che l’eventuale responsabilità legale e le eventuali ritorsioni di Mosca non ricadano su un solo Paese. Una modalità che viene definita sinteticamente “European transfer”. Si tratta di una necessità espressa dal governo del Belgio, perché buona parte dei beni russi, circa 185 miliardi di euro, sono detenuti dalla società Euroclear con sede a Bruxelles e quindi le conseguenze di un contenzioso potrebbe abbattersi solo sul Belgio. Timore che ha bloccato a dicembre scorso l’uso di questi asset.
Liberare e spendere i fondi di Mosca è considerato il modo migliore e più efficace per rispondere alle minacce del Cremlino e finanziare la resistenza ucraina. Anche perché i 90 miliardi in due anni messi a disposizione di Kiev da parte della Ue potrebbero non essere sufficienti e comunque stanno costringendo i 27 ad aprire i cordoni delle borse nazionali. «Da dove dovrebbero arrivare i fondi per l’Ucraina? La risposta ideale – ha detto esplicitamente l’Alta Rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas - è che dovrebbero arrivare dalla Russia, perché è la Russia a causare questi danni».
Le minacce russe e la certificazione che a Lipsia tutto è stato orchestrato da agenti di Putin infiltrati in territorio tedesco ha messo in allarme l’Unione e anche la Nato. Ieri la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha incontrato il segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte. «Questo episodio – è l’opinione di von der Leyen - segna una nuova escalation e fa parte di un quadro più ampio di incidenti sempre più pericolosi: ripetute incursioni nel nostro spazio aereo, droni che paralizzano i nostri aeroporti, interferenze con le nostre infrastrutture critiche». Una situazione che la presidente della Commissione ha pericolosamente definito «nuova normalità». La leader europea ha però avvertito che «l’intimidazione non funziona» e che verranno quindi predisposte «ulteriori sanzioni». Secondo Rutte, «la Russia è diventata sempre più sconsiderata. Aumentano i rischi e le attività ostili. Se pensa che saremo divisi dalla minaccia, o se pensa che ci lasceremo dissuadere dal sostenere l’Ucraina, si sbaglia. La nostra unità è incrollabile».
Un monito rilanciato anche dal presidente del Comitato militare della Nato, Giuseppe Cavo Dragone, «a coloro che continuano a ignorare o negare che la Russia stia conducendo una guerra ibrida nei territori alleati. Distogliere lo sguardo premia solo l’aggressore». E alla fine, buon ultima, è arrivata anche la solidarietà americana a Berlino: «Gli Stati Uniti – ha detto in modo piuttosto stringato l’ambasciatore Usa presso la Nato, Matthew Whitaker - esprimono solidarietà alla Germania e a tutti gli Alleati di fronte ai tentativi di causare danni e caos sul territorio Nato. Rimaniamo impegnati nella difesa collettiva della Nato e pienamente consapevoli della necessità che gli Alleati accrescano le proprie capacità per scoraggiare tutte le minacce all’Alleanza».
Tra le misure che l’Europa potrebbe adottare contro la Russia, infine, figura anche la riduzione dei visti turistici. Provvedimento discusso ieri al Consiglio informale dei ministri degli Esteri. «Molti – ha confermato Kallas - hanno sottolineato che dobbiamo davvero limitare il rilascio dei visti turistici per russi e bielorussi».