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La rivelazione che scuote Israele: “Netanyahu sapeva del 7 ottobre, venne avvisato dagli Emirati”

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Lo scoop di Haaretz: “Bin Zayed avvertì al telefono il premier dei piani di Hamas, lui lo ignorò”. Il suo ufficio nega, ma Abu Dhabi non smentisce. L’opposizione: “Ha la strage sulla coscienza”
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A quasi tre anni dal 7 ottobre 2023, l’incubo di quel giorno continua a condizionare il presente di Israele e il suo futuro: non solo il suo passato. L’ultimo pezzo del castello di rivelazioni e polemiche lo ha messo Haaretz pubblicando una lunga inchiesta che svela come a fine settembre 2023 il leader degli Emirati arabi uniti Mohammed bin Zayed avvisò in una telefonata Benjiamin Netanyahu del fatto che Yahya Sinwar stava preparando una grande operazione contro Israele a Gaza con lo scopo di far deragliare l’Accordo di Abramo (il patto di riconoscimento fra Israele e alcuni Paesi arabi firmato nel 2020) e far saltare gli equilibri regionali. Di fronte a queste parole, scrive Haaretz, il primo ministro non solo non fece nulla, ma non avvisò né i servizi segreti né le sue Forze armate.

«L’emiro disse a Netanyahu che Israele doveva farsi trovare pronto. Raccomandò di cercare una soluzione economica per la Striscia e di placare la situazione in Cisgiordania per evitare un’escalation», sp…

A quasi tre anni dal 7 ottobre 2023, l’incubo di quel giorno continua a condizionare il presente di Israele e il suo futuro: non solo il suo passato. L’ultimo pezzo del castello di rivelazioni e polemiche lo ha messo Haaretz pubblicando una lunga inchiesta che svela come a fine settembre 2023 il leader degli Emirati arabi uniti Mohammed bin Zayed avvisò in una telefonata Benjiamin Netanyahu del fatto che Yahya Sinwar stava preparando una grande operazione contro Israele a Gaza con lo scopo di far deragliare l’Accordo di Abramo (il patto di riconoscimento fra Israele e alcuni Paesi arabi firmato nel 2020) e far saltare gli equilibri regionali. Di fronte a queste parole, scrive Haaretz, il primo ministro non solo non fece nulla, ma non avvisò né i servizi segreti né le sue Forze armate.

«L’emiro disse a Netanyahu che Israele doveva farsi trovare pronto. Raccomandò di cercare una soluzione economica per la Striscia e di placare la situazione in Cisgiordania per evitare un’escalation», spiega ad Haaretz una fonte che a quella telefonata assistette. «Con sua sorpresa il primo ministro reagì con relativa calma. Netanyahu disse che, a suo giudizio, Hamas intendeva colpire nell’area della Cisgiordania e rassicurò che Israele era preparato».

Dettaglio non da poco: Haaretz non lo dice esplicitamente, ma molto fa pensare che la terza persona che partecipò alla chiamata altri non era se non Mohammed Dahlan, ex uomo forte di Gaza. «Uno stretto consigliere di bin Zayed, un palestinese emigrato anni prima da Gaza ad Abu Dhabi e con forti legami nella Striscia», viene descritto il misterioso personaggio, che dell’articolo è una delle fonti principali.

L’inchiesta ha avuto l’effetto di una bomba nell’ultimo giorno per la presentazione delle liste per le elezioni israeliane del 27 ottobre: rafforzata dal fatto che in serata gli Emirati arabi uniti non l’hanno smentita, diffondendo una nota che suona invece quasi come una conferma. «I canali di comunicazione sono sempre aperti e sono diretti», recita il comunicato. L’ufficio di Netanyahu, da parte sua, ha parlato di una «bugia assoluta» e l’opposizione ha ribadito l’accusa che è stata finora il cuore della campagna elettorale: ovvero che il primo ministro è responsabile della devastazione del 7 ottobre 2023. «Non è degno di ricoprire quel ruolo. La prima cosa che farà il nuovo governo sarà stabilire una commissione di inchiesta sui fatti del 7 ottobre», ha scritto su X Gadi Eisenkot, in testa in tutti i sondaggi. «Un’altra macchia sulla coscienza di Netanyahu», gli ha fatto eco in un’intervista Naftali Bennett, che guida la seconda lista dell’opposizione.

Della responsabilità di Netanyahu negli eventi del 7 ottobre in Israele si parla da quasi tre anni. Nei mesi passati, inchieste giornalistiche avevano rivelato che dall’Egitto erano arrivati ai servizi segreti israeliani avvertimenti chiari su ciò che stava per accadere a Gaza, ma nulla finora era stato tanto potente e potenzialmente compromettente come l’inchiesta pubblicata ieri. «La notizia è frutto di un’approfondita ricerca basata su decine di fonti in Israele e nel mondo – tra cui funzionari di altissimo livello – nonché su registrazioni, documenti interni e corrispondenza», scrive Haaretz. A firmare l’articolo sono Ruth Yuval e Shlomi Eldar, come parte di “Hostages: 843 Days of Abandonment”, il libro in cui ripercorrono l’altro grande tema di questi anni, la questione degli ostaggi trascinati a Gaza il 7 ottobre e gli sforzi fatti e non fatti per riportarli a casa. La tesi di fondo è che per mesi, prima dell’ottobre 2023, c’erano state trattative fra Israele e Hamas per spezzare l’isolamento di Gaza: e che il mancato via libera dell’ufficio di Netanyahu all’accordo avrebbe provocato la reazione di Sinwar. «Dì agli israeliani di aspettarsi un zilzal, un terremoto», avrebbe detto Sinwar a un intermediario dopo il fallimento della trattativa. Vere o false che siano quelle parole, il terremoto è arrivato: così potente da far sentire i suoi effetti anche tre anni dopo.

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