“Gli Houthi hanno preso contatto con gli Stati Uniti per assicurare che non cercano uno scontro con loro”. A riferirlo è stato il presidente americano Donald Trump, dopo l'incontro a Dublino con il premier irlandese Michel Martin."ci hanno chiamato, non vogliono uno scontro con noi", ha spiegato, "e non vogliono che li mettiamo nel mirino. Stanno lasciando passare la maggior parte delle navi senza ostacoli". Secca la smentita degli Houthi: “Nessun contatto”.
Riad: “Due feriti da un missile Houthi lanciato contro la zona di A-Tawal”
La protezione civile saudita ha reso noto in serata che due persone sono rimaste ferite da un missile Houthi lanciato contro la zona di A-Tawal. Lo riporta Ynet. Riad ha inoltre affermato che una moschea, diversi edifici e veicoli sono stati danneggiati
Media Iran: “Udite due esplosioni al largo dell'isola di Qeshm nel golfo di Hormuz”
Due esplosioni provenienti dal mare sono state udite al largo dell'isola di Qeshm, nel golfo di Hormuz. Lo riferiscono i media iraniani
Iran: “L’accordo con Oman non prevede l’immediata riapertura di Hormuz”
Un funzionario iraniano ha dichiarato all'agenzia di stampa Tasnim che gli accordi tra Iran e Oman non prevedono un'apertura immediata dello Stretto di Hormuz, ma pongono le basi per una sua possibile apertura in futuro. Secondo il funzionario, l'accordo rappresenterà un passo avanti verso la realizzazione della sovranità iraniana sullo stretto e la sua riapertura dipenderà interamente dal rispetto da parte degli Stati Uniti delle condizioni poste da Teheran
Pezeshkian: “Non siamo in guerra con l'Arabia Saudita”
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha preso le distanze, a nome del suo governo, dal confronto tra l'Arabia Saudita e gli Houthi, sostenuti dall'Iran. "Non siamo in guerra con l'Arabia Saudita. Gli Houthi hanno le loro questioni", ha dichiarato Pezeshkian a India Today TV, a margine del vertice Brics a Nuova Delhi, ripreso dai media internazionali. "Ho ripetutamente affermato che tutti i paesi della regione dovrebbero sedersi allo stesso tavolo per instaurare pace e sicurezza nell'area", ha aggiunto. "Non vi è alcuna logica o motivo per cui dovremmo essere in guerra o in conflitto gli uni con gli altri". Le sue dichiarazioni giungono in un momento di crescente tensione tra Iran e Arabia Saudita, a seguito degli attacchi Houthi contro il territorio saudita e di un distinto attacco con droni all'oleodotto Est-Ovest del Regno
Dal 7 ottobre oltre 73mila palestinesi uccisi a Gaza
Il ministero della Salute di Gaza afferma che 10 palestinesi sono stati uccisi e 56 feriti negli attacchi israeliani nelle ultime 48 ore. Il ministero ha aggiunto che numerose vittime rimangono sepolte sotto le macerie e nelle strade, e che i soccorritori e le squadre della protezione civile non riescono a raggiungerle. Secondo il ministero, 1.369 palestinesi sono stati uccisi e 4.627 feriti dall'entrata in vigore del cessate il fuoco dell'11 ottobre.
Dall'inizio della guerra di Israele contro Gaza, il 7 ottobre 2023, almeno 73.783 palestinesi sono stati uccisi e 174.738 feriti
Houthi: “Regolare il flusso delle navi nel mar Rosso”
Una fonte del Ministero dei Trasporti Houthi ha riferito all'emittente televisiva yemenita Al-Masirah che 73 navi hanno attraversato lo stretto di Bab al-Mandeb il 10 e l'11 settembre: 36 il primo giorno e 37 il secondo. La fonte ha affermato che il divieto imposto dallo Yemen alle navi saudite non ha influito sul regolare flusso del traffico marittimo internazionale attraverso lo stretto, rilevando che il volume registrato nelle 48 ore precedenti rappresentava il 98,6% del volume medio di transito prima dell'imposizione del divieto. La fonte ha affermato che questi dati smentiscono le affermazioni secondo cui la navigazione internazionale attraverso Bab al-Mandeb sarebbe a rischio dopo la presa del controllo della costa yemenita del Mar Rosso da parte degli Houthi
Video shock, un soldato israeliano spara a un palestinese disarmato e lo ferisce alla gamba
Un soldato israeliano ha ferito a colpi d'arma da fuoco un palestinese disarmato a Faqqua, in Cisgiordania. L'episodio, documentato da un video shock di Reuters rilanciato dal Guardian, è avvenuto durante gli scontri scoppiati tra coloni israeliani e residenti locali. Secondo testimoni oculari, un gruppo di coloni era entrato nell'area con il proprio bestiame, spingendo i residenti a tentare di fermarli. Le forze israeliane sono quindi intervenute e, stando a quanto riferito dalle persone presenti, hanno aperto il fuoco contro i residenti. Uno dei militari ha sparato a Qassem Hussam, un palestinese di circa 35 anni, ferendolo a una gamba. Contattata dal Guardian, l'Idf ha confermato di aver ricevuto una segnalazione dell'incidente e che la persona che ha aperto il fuoco era un suo soldato, aggiungendo che la vicenda è al vaglio dei comandanti e che gli esiti dell'indagine interna saranno trasmessi alle autorità competenti per ulteriori accertamenti. Hussam è stato ricoverato in ospedale in condizioni da lievi a moderate, secondo quanto riferito dalla Mezzaluna Rossa Palestinese. L'episodio è l'ultimo a sollevare interrogativi sulla capacità o sulla volontà del governo israeliano di arginare i coloni violenti nella Cisgiordania occupata, dove gli attacchi continuano ad aumentare
Yemen: “Da luglio almeno 76.000 sfollati nel Paese”
Almeno 76.000 persone sono state sfollate in Yemen da luglio; il loro numero è quadruplicato nell'ultima settimana a causa di una recrudescenza dei combattimenti, ha annunciato l'ONU. "L'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) lancia l'allarme su una crisi di sfollamento che si sta aggravando rapidamente in Yemen e che evolve di ora in ora", ha dichiarato l'agenzia dell'ONU in un comunicato. "Almeno 76.000 persone sono fuggite dalle proprie abitazioni da luglio (...) ovvero quattro volte il totale della settimana scorsa, man mano che i combattimenti si intensificano", ha aggiunto
Wall Street Journal: “Foto satellitari cinesi usate in un attacco ai soldati Usa”
Alcuni enti cinesi hanno fornito all'Iran immagini satellitari di una base in Giordania, sia prima che dopo un attacco costato la vita a tre soldati americani nel mese di luglio; lo riferisce il Wall Street Journal, in un clima di tensione tra Washington e Pechino. Tre soldati sono rimasti uccisi il 17 luglio in seguito ad attacchi missilistici iraniani contro la base aerea Muwaffaq Salti, in Giordania, dove sono di stanza forze statunitensi. Funzionari americani, citati in forma anonima nell'articolo pubblicato dal Wall Street Journal, non hanno identificato le entità cinesi coinvolte nè hanno suggerito una responsabilità diretta di Pechino. La questione è stata discussa con funzionari cinesi, i quali hanno chiesto prove del trasferimento di tali immagini satellitari e non hanno ammesso il coinvolgimento di aziende cinesi nella loro fornitura a Teheran. L'argomento potrebbe tornare al centro del dibattito in occasione dell'incontro alla Casa Bianca tra il presidente americano Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, previsto per il 24 settembre. Trump ha messo in guardia le autorità cinesi contro la vendita di armi all'Iran e, a maggio, Washington ha imposto sanzioni a tre aziende satellitari con sede in Cina per aver agevolato le operazioni militari iraniane
Trovati in Iraq lanciatori di droni vicino al confine con l'Iran
Le forze di sicurezza irachene hanno rinvenuto postazioni di lancio per droni vicino al confine con l'Iran; lo hanno riferito alcune fonti della sicurezza, in seguito a un attacco contro un oleodotto saudita che, secondo Riad e Baghdad, è stato lanciato dall'Iraq. Un funzionario della sicurezza ha dichiarato che "le forze di sicurezza hanno trovato postazioni di lancio per droni vicino al confine tra Iraq e Iran, nella remota regione di al-Tib", nella provincia meridionale di Missan. Una seconda fonte della sicurezza ha confermato la notizia
Houthi: “Contatti con Usa? Parole di Trump prive di fondamento”
"Come al solito, con le sue menzogne da clown, il criminale Trump se ne esce con affermazioni prive di fondamento". Lo ha dichiarato l'esponente Houthi Hizam al-Assad, citato da Al Jazeera, replicando al presidente americano Donald Trump, secondo il quale gli Houthi avrebbero contattato gli Stati Uniti per far sapere di non volere uno scontro con Washington. "Ma la realtà lo riassume con un vecchio proverbio: 'La mano che non puoi spezzare, baciala e prega che si spezzi'", ha aggiunto al-Assad.
Scontro armato nel Belucistan: almeno 7 morti di cui 3 pasdaran
Almeno sette persone, tra cui tre membri dei pasdaran, sono rimaste uccise sabato durante scontri armati nella città di Saravan - nell'ambito di un'operazione contro una "cellula terroristica" - segnando l'ultimo episodio di violenza nella turbolenta provincia del Sistan-Baluchistan, dove gli scontri si sono intensificati negli ultimi giorni.
"Tre membri delle Guardie rivoluzionarie sono stati uccisi in un'operazione durata fino a mezzogiorno di oggi", ha annunciato il corpo militare d'èlite iraniano in una dichiarazione citata dalla televisione di Stato.
Trump: “La Nato e i paesi europei molto deludenti”
La Nato e i Paesi europei sono stati "molto deludenti sotto molti aspetti" durante la guerra con l'Iran. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump parlando a Dublino. "La Nato non ha voluto aiutarci con lo Stretto di Hormuz, anche se noi non riceviamo petrolio dallo Stretto", ha affermato. Trump ha inoltre sostenuto che in Iran "tutti hanno visto il predominio dell'equipaggiamento militare americano". "Abbiamo eliminato ogni mina. Non ci sono più mine là fuori", ha assicurato.
Iran: “Tre membri delle forze di sicurezza e 4 terroristi morti in scontri nel sud-est”
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato oggi che "oggi è stata smantellata una squadra terroristica professionista che intendeva compiere un attentato a Saravan, nella provincia del Sistan-Baluchistan. Almeno quattro membri del gruppo sono rimasti uccisi negli scontri".
Nell'episodio "sono morti anche tre membri delle Guardie Rivoluzionarie", hanno aggiunto, secondo quanto riportato dall'agenzia Tasnim
Trump: “Gli Usa hanno spento l'incendio a Gaza”
A Trump viene chiesto cosa direbbe a chi, in Irlanda, sostiene che gli Stati Uniti stiano favorendo il genocidio a Gaza e l'occupazione illegale di territori in Cisgiordania da parte di Israele. "Abbiamo spento l'incendio", risponde Trump, aggiungendo che gli USA hanno ottenuto il ritorno in Israele di tutti gli ostaggi presi durante l'attacco del 7 ottobre.
Aggiunge che gli Stati Uniti hanno "favorito una sorta di pace".
Martin interviene affermando di aver discusso con Trump della necessità di garantire continui aiuti umanitari a Gaza. "Lo faremo, senza dubbio", aggiunge Trump.
Trump: “Teheran probabilmente responsabile per l’attacco all’oleodotto saudita”
L'Iran è "probabilmente" responsabile dell'attacco con droni contro l'oleodotto saudita East-West. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump rispondendo a una domanda dei giornalisti a Dublino, come riporta Sky News. "Beh, penso che probabilmente lo siano", ha risposto Trump alla domanda se Teheran fosse responsabile dell'attacco. L'oleodotto East-West è stato chiuso dopo essere stato colpito da droni partiti dal territorio iracheno, provocando interruzioni a una delle principali infrastrutture utilizzate dall'Arabia Saudita per le esportazioni di greggio
Trump: “Gli Houthi ci hanno chiamato, non vogliono uno scontro con noi”
Gli Houthi hanno preso contatto con gli Stati Uniti per assicurare che non cercano uno scontro con loro. A riferirlo è stato il presidente americano Donald Trump, dopo l'incontro a Dublino con il premier irlandese Michel Martin.
"Gli Houthi ci hanno chiamato, non vogliono uno scontro con noi", ha spiegato, "e non vogliono che li mettiamo nel mirino. Stanno lasciando passare la maggior parte delle navi senza ostacoli".
Pezeshkian: "Non abbiamo bisogno di un gendarme per la regione”
"La solidarietà tra i Paesi musulmani è essenziale nelle circostanze attuali". Lo ha dichiarato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian durante un incontro con il premier malese a margine del vertice dei Brics. "Non abbiamo bisogno di un gendarme per la regione. L'integrità territoriale e la sicurezza della regione possono essere garantite soltanto dai suoi principali attori e dai Paesi della regione", ha aggiunto Pezeshkian.
Trump sull’Iran: “Tutto andrà bene”
"Andrà tutto bene". Così il presidente americano Donald Trump ha risposto a una domanda dei giornalisti sulla situazione in Iran prima di un incontro con la presidente dell'Irlanda Catherine Connolly nella residenza di Aras an Uachtarain a Dublino.
Iran: “Per ora nessun negoziato con Usa finché nostre condizioni non saranno soddisfatte”
L'Iran non intende trattare con gli americani fino a quando non vi saranno le dovute premesse. Ad assicurarlo è stato Ebrahim Azizi, capo della commissione Sicurezza nazionale del parlamento iraniano. "Nessun negoziato. Finché le condizioni dell'Iran non saranno soddisfatte, i colloqui sono inutili", ha scritto su X.
Il ministro degli Esteri iraniano: “Incontro di lunedì in Oman è una pietra miliare per la sicurezza del Golfo”
L'incontro di lunedì in Oman tra i paesi rivieraschi "è una pietra miliare per garantire la stabilità e la sicurezza della regione del Golfo Persico". Ad assicurarlo è stato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei.
Pezeshkian: “Non vogliamo la guerra, priorità alla pace”
"Non cerchiamo la guerra nè vogliamo che continui. Nonostante tutte le ingiustizie subite dal nostro popolo, diamo priorità alla pace". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, a margine del summit dei Brics a New Delhi. "Non abbiamo bisogno di un gendarme nella regione. L'integrità territoriale degli Stati e la sicurezza regionale possono essere garantite soltanto dagli attori della regione stessa", ha aggiunto. "Non abbiamo alcun problema con i nostri fratelli musulmani e con i Paesi vicini. E' Washington che cerca di trasformarci in nemici", ha evidenziato ancora Pezeshkian.
Aoun in visita a Nabatiyeh dopo l'escalation israeliana
Il presidente libanese Joseph Aoun ha visitato a sorpresa Nabatiyeh, nel sud del Paese, città situata a pochi chilometri da una posizione strategica di Hezbollah recentemente conquistata e fatta esplodere dall'esercito israeliano. Secondo i media ufficiali libanesi, Aoun è arrivato senza preavviso, accompagnato da responsabili della sicurezza, e ha espresso solidarietà agli abitanti che lo hanno accolto. Il presidente ha visitato anche l'ospedale governativo di Nabatiyeh, elogiando il personale che continua a "rischiare la vita" per garantire l'assistenza sanitaria in una zona dalla quale è fuggita gran parte della popolazione.
Pezeshkian: “Non ci piegheremo alle prepotenze degli Usa”
"Oggi l'Iran resta saldo di fronte agli Stati Uniti e al regime sionista e non cederà alle loro prepotenze". Lo afferma il presidente, Masoud Pezeshkian, incontrando esponenti religiosi e del mondo degli affari indiani nella tarda serata di ieri, a margine del Forum Brics a Nuova Delhi. "Questi sedicenti paladini dei diritti umani sono, in realtà, attori malevoli che ci etichettano come terroristi", ha aggiunto, citato dall'agenzia Irna, sottolineando: "Stiamo pagando il prezzo di questa posizione, eppure, finché vivremo, perseguiremo la verità e la giustizia e non ci piegheremo all'oppressione, alla tirannia o alle prepotenze".
L'Iraq chiude la frontiera con l'Iran dopo attacco a oleodotto saudita
L'Iraq ha ordinato la chiusura del valico di frontiera di Shalamcheh, tra Iraq e Iran, come misura precauzionale in seguito ai recenti attacchi con droni contro l'Arabia Saudita: lo hanno riferito a Reuters due fonti della sicurezza. Secondo le fonti, è in corso un'operazione su larga scala per dare la caccia agli autori dell'attacco contro l'Arabia Saudita.
Ft: gli Usa limitano il transito da Hormuz perché “la notte non è sicura”
Gli Stati Uniti hanno chiesto alle navi che intendono attraversare lo Stretto di Hormuz di navigare in due fasce orarie variabili, e non solo di notte, al fine di garantire il passaggio. Lo riporta il Financial Times, spiegando che la misura decisa da Washington segue gli attacchi iraniani contro le navi a Hormuz. Da alcune comunicazioni inviate ai consulenti del traffico marittimo, scrive il Financial Times, sembra che la modifica delle fasce orarie sia avvenuta intorno all'inizio di settembre. Un'e-mail affermava che le navi non sono obbligate a navigare nell'orario specificato, ma "è raccomandato per un supporto ottimale". Un'altra e-mail osservava che "il passaggio durante le ore notturne non si è dimostrato il momento più sicuro della giornata".
Wall Street Journal: “Iran ebbe immagini satellitari da entità cinesi prima di attacco mortale a forze Usa”
Prima di sferrare l'attacco che a luglio causò la morte di tre militari Usa, l'Iran ebbe da entità cinesi immagini satellitari ad alta risoluzione della base target in Giordania. Il Wall Street Journal, in base a quanto riferito da funzionari americani, ha osservato che si tratta della prova più evidente emersa finora sul fatto che il sostegno cinese all'Iran durante il conflitto abbia avuto conseguenze letali per i militari americani. I funzionari Usa non hanno voluto identificare le entità mandarine, né hanno ipotizzato un coinvolgimento diretto di Pechino. La scoperta potrebbe inasprire le tensioni tra Stati Uniti e Cina in vista del vertice programmato per il 24 settembre tra il presidente Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping.
Media: “Navi russe nel Mediterraneo dirette in Siria”
Nel Mediterraneo sono presenti contemporaneamente diverse flotte di navi russe che trasportano carichi militari, e due di esse sono dirette a Tartus, in Siria. Uno dei convogli è già arrivato in porto, mentre l'altro sta navigando nel Mediterraneo sotto la sorveglianza dell'aviazione italiana. Lo riferisce l'agenzia Rbc-Ucraina citando The Maritime Executive. Secondo quanto riportato dal portale marittimo, il primo gruppo è composto dalla nave antisommergibile 'Ammiraglio Levchenko', dalla petroliera 'Generale Skobelev', dalla nave 'Sparta' e dalla nave rifornitrice 'Akademik Pashin'. Le immagini satellitari mostrano la presenza di una nave militare russa ormeggiata al molo di Tartus. Potrebbe essere stata ormeggiata accanto alla petroliera 'Generale Skobelev' per fornirle protezione dal mare o per effettuare il rifornimento.
Arabia Saudita, attacco all’oleodotto Est-Ovest. Riad: “I droni sono partiti dall’Iraq”
L’Arabia Saudita ha chiuso temporaneamente per precauzione l’oleodotto Est-Ovest dopo un attacco con droni provenienti dall’Iraq. Lo ha annunciato il governo di Riad, precisando che il raid ha provocato diversi feriti e danni alle infrastrutture, ora in fase di riparazione.
L’oleodotto, che collega Abqaiq, vicino al Golfo, al porto di Yanbu sul Mar Rosso, è una delle principali vie alternative per l’esportazione del greggio saudita e consente di aggirare lo Stretto di Hormuz, bloccato dall’Iran. Dall’inizio del conflitto Riad ne ha intensificato l’utilizzo. La conduttura ha una capacità di circa 7 milioni di barili al giorno. Il governo iracheno ha confermato che i droni sono partiti dal proprio territorio e ha annunciato la rimozione del comandante responsabile della provincia meridionale di Missan. Baghdad ha condannato l’attacco e ribadito il proprio rifiuto di qualsiasi azione che possa compromettere la sicurezza dell’Arabia Saudita.
Riad ha fatto sapere di aver deciso, su richiesta del primo ministro iracheno, di non reagire per il momento, sostenendo gli sforzi di Baghdad per impedire nuovi attacchi dal territorio iracheno contro il Regno e i Paesi vicini.
Attacco con droni contro l'oleodotto saudita Est-Ovest, la condanna del Bahrein
Il Bahrein ha condannato l'attacco con droni contro l'oleodotto saudita Est-Ovest, affermando che i droni sono stati lanciati dal territorio iracheno. In una dichiarazione diffusa dall'agenzia di stampa del Bahrein, riferisce Al Jazeera, il ministero degli Esteri ha affermato che l'attacco ha causato feriti e danni materiali, definendolo una "palese violazione" del diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e dei principi di buon vicinato.
Anthropic accusa l'Iran: “Ha preso di mira navi della Marina Usa con l'IA”
L'Iran ha utilizzato modelli di intelligenza artificiale sviluppati negli Stati Uniti per tentare di prendere di mira navi della Marina Usa in Medio Oriente: è quanto emerge da un rapporto di Anthropic che mette in guardia sui rischi emergenti per la sicurezza nazionale. Secondo il rapporto, un gruppo legato all'Iran ha raccolto informazioni provenienti da transponder di navi e aerei, fotografie militari e immagini satellitari commerciali per tracciare le navi da guerra americane e individuare vulnerabilità nei loro sistemi di comunicazione di bordo. Anthropic, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, ha dichiarato di aver sventato il piano di questo "attore della minaccia", che si è avvalso del modello di IA avanzata Claude. La scoperta fatta dalla startup guidata dall'italoamericano Dario Amodei è una delle diverse minacce delineate nel rapporto di 154 pagine, in cui sono illustrate le modalità inedite con cui gli avversari degli Stati Uniti stanno impiegando l'IA, creando gravi rischi per la sicurezza nazionale in un ampio raggio di attività: dallo sviluppo di nuovi missili e dalle campagne di disinformazione aggressiva allo spionaggio dei dissidenti, fino al possibile sviluppo di armi biologiche.
Libano: prossima settimana incontro con Israele a Washington
Gli ambasciatori di Libano e Israele si incontreranno la prossima settimana presso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per discutere dell'attuazione del quadro trilaterale raggiunto a giugno e degli ultimi sviluppi, in un momento di stagnazione dei negoziati tra i due Paesi. L'incontro è stato confermato da un funzionario del Dipartimento di Stato che ha osservato che il Quadro trilaterale rimane “l'unico meccanismo praticabile per ripristinare la sovranità del Libano e garantire la sicurezza di Israele”.
Slittano a ottobre colloqui tra Libano e Israele a Roma
I colloqui diplomatici tra Israele e il Libano, inizialmente previsti per la prossima settimana a Roma, sono stati rinviati a ottobre. Lo ha annunciato un funzionario del Dipartimento di Stato, dato che Washington funge da mediatore in queste complesse trattative. Sebbene gli ambasciatori di Libano e Israele negli Stati Uniti debbano comunque incontrarsi la prossima settimana a Washington, "il prossimo ciclo di negoziati formali si terrà a Roma a ottobre", ha dichiarato il funzionario del Dipartimento di Stato, chiedendo di rimanere anonimo.
Reuters: “La Casa Bianca valuta il Defense Production Act per aumentare raffinazione petrolifera”
La Casa Bianca sta valutando come utilizzare il Defense Production Act, la legge sulla produzione per la difesa, allo scopo di espandere la capacità di raffinazione petrolifera degli Stati Uniti, mentre il conflitto con l'Iran mette ancora a nudo la vulnerabilità del Paese di fronte a interruzioni nelle forniture globali di petrolio con i relativi prezzi schizzati a 100 dollari al barile. Lo riporta Reuters sul suo sito, in base a quanto riferito da due fonti a conoscenza dei piani dell'amministrazione Trump. La valutazione di una misura così straordinaria evidenzia la crescente pressione sulla Casa Bianca perché dimostri di poter contenere l'impatto dell'impennata dei prezzi dei carburanti su consumatori e imprese, in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. La proposta di ricorrere a una legge d'emergenza è emersa durante un recente incontro tra il presidente Donald Trump e una dozzina di rappresentanti delle raffinerie Usa. Non è stata presa alcuna decisione definitiva e i partecipanti hanno lasciato l'incontro con l'aspettativa che il dialogo proseguisse. Il Defense Production Act, considerato una misura di ultima istanza e mai utilizzata in precedenza per incrementare la capacità di raffinazione, dà al tycoon ampi poteri per indirizzare le risorse industriali e fornire incentivi finanziari alle aziende affinché espandano le proprie attività.