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Tra Mosca e Kiev possibile vertice in ottobre

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Budanov e Peskov inviano segnali convergenti. Nuove pressioni americane su Zelensky: “Smetta di bombardare le raffinerie”
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Il negoziato? «Ci stiamo preparando per ottobre», dice l’ex capo delle spie e oggi capo dell’ufficio presidenziale ucraino, Kyrylo Budanov, uno che parla poco e pesa le parole. «È una prospettiva prevedibile, ottobre non può essere escluso», replica il portavoce di Putin, Dmitrij Peskov. Un faccia a faccia tra i leader a dicembre sarà pure «impossibile», come ha detto il Cremlino impallinando l’ennesimo tentativo di Zelensky di stanare Putin portandolo sul terreno del confronto personale; ma la macchina del negoziato si è davvero rimessa in moto.

Russia, Ucraina e Stati Uniti provano a rimettere in sesto un tavolo travolto prima dalla distanza tra le parti e poi dalla guerra con l’Iran, che aveva spostato altr…

Il negoziato? «Ci stiamo preparando per ottobre», dice l’ex capo delle spie e oggi capo dell’ufficio presidenziale ucraino, Kyrylo Budanov, uno che parla poco e pesa le parole. «È una prospettiva prevedibile, ottobre non può essere escluso», replica il portavoce di Putin, Dmitrij Peskov. Un faccia a faccia tra i leader a dicembre sarà pure «impossibile», come ha detto il Cremlino impallinando l’ennesimo tentativo di Zelensky di stanare Putin portandolo sul terreno del confronto personale; ma la macchina del negoziato si è davvero rimessa in moto.

Russia, Ucraina e Stati Uniti provano a rimettere in sesto un tavolo travolto prima dalla distanza tra le parti e poi dalla guerra con l’Iran, che aveva spostato altrove le attenzioni di Washington. Il formato è un trilaterale senza leader. Mosca guarda soprattutto agli Emirati: «Abu Dhabi è un luogo del tutto adatto. E ce ne sono altri». Zelensky aveva indicato Turchia, Emirati e Svizzera, e almeno sul luogo non dovrebbe essere difficile accordarsi.

Per tutto il resto, però, si naviga tra le mine del Mar Nero. «Ogni parte ha la propria visione, ma un pacchetto concordato ancora non c’è», ammette Ushakov. Il nodo resta quello territoriale. E il fulmine arriva dall’altra parte dell’Oceano: Kushner rivela ciò che Putin ha messo sul tavolo. «Se l’Ucraina fosse disposta a ritirarsi fino a quella linea, avremmo già pronta la restante parte dell’accordo». Ma «l’Ucraina in questo momento non vuole farlo». Washington cerca dunque «una soluzione creativa», ma ancora una volta guarda a Kiev per il jolly con cui sbloccare le trattative. Zelensky ha già respinto, facendo muro con gli alleati europei, la richiesta di abbandonare le fortezze residue del Donbass, dove Mosca avanza ma con enorme lentezza. E non è l’unica pressione. «Zelensky deve fare una cosa: smettere di mettere fuori uso il diesel in Russia», dice Trump sui raid ucraini alle infrastrutture petrolifere russe. «Ci sono molti altri obiettivi. Non colpite il diesel». Dice di averne già parlato con Zelensky.

Il trilaterale dunque si prepara, ma il punto di partenza resta opposto. Per Mosca gli accordi sostanziali, territori compresi, devono prepararli i negoziatori: i leader arriveranno soltanto per formalizzarli. Per Zelensky è vero il contrario: le questioni più complesse possono essere risolte solo «al livello dei leader». E i tempi restano lunghi. Secondo il fondatore di Azov e comandante del Terzo Corpo d’Armata Andriy Biletsky, «tra marzo e aprile» i russi potrebbero trovarsi davanti a «un interrogativo esistenziale: come e perché continuare la guerra se non si raggiungerà nessuno degli obiettivi strategici?».

La vera finestra negoziale, secondo lui, potrebbe aprirsi allora. E nel telefono senza fili dei messaggi troppo diversi per conciliarsi, la diplomazia russa gioca coi social: le ambasciate di Mosca postano il falso selfie di Putin coi leader dei Brics, i sorrisi goduti dei giganti emergenti abbracciati al presidente sanzionato. È un fake, ma il messaggio è chiaro: Putin non è solo.

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