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Israele contro i registi di “Naza”. Netanyahu: “Sono antisemiti”. E l’Idf li mette sotto inchiesta

(agf)

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Attacco agli autori del documentario che denuncia i metodi brutali usati a Gaza. Critiche pesanti anche dall’opposizione, a difenderli solo la sinistra e i partiti arabi
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Da una parte ci sono il premier e i ministri più potenti del suo esecutivo, guidati da quello della Sicurezza nazionale Ben Gvir. Dall’altra Rachel Szor e Yuval Abraham: israeliani, ebrei – visto che anche questo conta in questa storia – colpevoli di aver portato al trionfo a Venezia un film, “Naza”, che racconta con la voce dei protagonisti i metodi usati dall’esercito per uccidere i suoi nemici a Gaza: e le migliaia di vittime civili che questo ha causato. E rei anche di averlo fatto dopo aver vinto a Berlino e agli Oscar, due anni fa, con un altro documentario, “No Other Land”, sulla violenza dei coloni in Cisgiordania: co-firmato da due registi palestinesi.

Da due giorni contro Abraham e Szor si alza una tempesta di attacchi che ha pochi precedenti: perché non viene solo da un settore della società e della politica. Ma la attraversa trasversalmente. Segno chiaro dello scivolamento a destra di un Paese che si fatica a riconoscere come quello di Rabin e Peres. Ieri la tempesta si è …

Da una parte ci sono il premier e i ministri più potenti del suo esecutivo, guidati da quello della Sicurezza nazionale Ben Gvir. Dall’altra Rachel Szor e Yuval Abraham: israeliani, ebrei – visto che anche questo conta in questa storia – colpevoli di aver portato al trionfo a Venezia un film, “Naza”, che racconta con la voce dei protagonisti i metodi usati dall’esercito per uccidere i suoi nemici a Gaza: e le migliaia di vittime civili che questo ha causato. E rei anche di averlo fatto dopo aver vinto a Berlino e agli Oscar, due anni fa, con un altro documentario, “No Other Land”, sulla violenza dei coloni in Cisgiordania: co-firmato da due registi palestinesi.

Da due giorni contro Abraham e Szor si alza una tempesta di attacchi che ha pochi precedenti: perché non viene solo da un settore della società e della politica. Ma la attraversa trasversalmente. Segno chiaro dello scivolamento a destra di un Paese che si fatica a riconoscere come quello di Rabin e Peres. Ieri la tempesta si è fatta uragano: prima con la minaccia di togliere ai due la cittadinanza, venuta dal ministro della Cultura Miki Zohar che li ha accusati di tradimento. Poi dall’indagine interna ordinata dal capo di Stato maggiore dell’Idf, generale Eyal Zamir, sulla divulgazione non autorizzata di materiale: accusa che mette a grave rischio i registi. E infine con il video con cui il premier Netanyahu ha etichettato come «antisemiti» i due, senza curarsi del fatto che entrambi sono ebrei: e che Abraham viene da una famiglia di sopravvissuti alla Shoah. «Stiamo combattendo l’incitamento all’antisemitismo in tutto il mondo, ma quando proviene da dentro di noi è intollerabile”, ha detto Netanyahu, pur ammettendo di non aver visto il film.

E proprio questo è il punto su cui ha ribattuto Abraham, che alle minacce e alle accuse non è nuovo, avendo già subito entrambe con “No Other Land”. «A chi ci critica chiedo prima di guardare il film», ha detto: «Abbiamo vinto il premio, ma ciò che conta sono le testimonianze dei soldati e degli ufficiali che parlano nel film. Hanno parlato in ebraico perché volevano raggiungere il pubblico israeliano. Volevano che le persone a casa sentissero cosa hanno fatto a Gaza: è importante che la società ascolti i soldati nel film».

Quello della distribuzione è un punto chiave: “No Other Land” è stato acclamato in tutto il mondo, ma in Israele lo ha visto solo chi lo ha scaricato dal sito di Local Call/+972 magazine, le testate per cui lavora Abraham. E lo stesso potrebbe succedere a “Naza”. Del resto, in pochissimi lo hanno difeso: il deputato di origini palestinesi Ayman Odeh – «le cose non possono cambiare se non le guardiamo in faccia» – e i Democratici, la sinistra guidata da Yair Golan. Condanna dura invece anche dal leder dell’opposizione Gadi Eisenkot: segno di un Paese che non sembra pronto a cambiare strada.

Ieri su “Naza” si è espresso anche il ministro degli Esteri Tajani: a chi gli chiedeva di mobilitarsi per Gaza e per i registi, ha risposto che l’Italia sta già facendo molto accogliendo i malati e portando cibo con il programma “Food for Gaza”.

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