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Droni in Lituania, difesa e servizi intravedono la mano del Cremlino: “Un messaggio a Crosetto”

(reuters)

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Secondo i nostri apparati di sicurezza il sorvolo del drone vicino alla base di Siauliai è stato un avvertimento ai fautori della linea filo-Kiev
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Davanti a microfoni e taccuini, Guido Crosetto pesa le parole, si mantiene cauto: sostiene di «non conoscere» con certezza la provenienza del drone abbattuto dai caccia italiani nei cieli della Lituania, anche se, ovviamente, è molto «probabile» che la matrice sia quella: russa. In realtà sia da fonti del ministero della Difesa che dai nostri servizi segreti trapela quello che è molto più di un sospetto: non solo il velivolo a pilotaggio remoto (e con un carico di esplosivo a bordo) faceva parte dell’arsenale di Mosca. Ma è anche chiaro quale fosse l’obiettivo dello sconfinamento: un messaggio indirizzato proprio a Crosetto. Non un attentato, non sono stati ravvisati rischi concreti. Ma appunto quello che nel gergo della criminalità organizzata verrebbe chiamato pizzino; un modo, insomma, per far intendere al titolare della Difesa che al Cremlino conoscono bene i suoi spostamenti. E i suoi piani di volo.

Crosetto ha raggiunto difatti la Lituania ieri mattina, per visitare la base…

Davanti a microfoni e taccuini, Guido Crosetto pesa le parole, si mantiene cauto: sostiene di «non conoscere» con certezza la provenienza del drone abbattuto dai caccia italiani nei cieli della Lituania, anche se, ovviamente, è molto «probabile» che la matrice sia quella: russa. In realtà sia da fonti del ministero della Difesa che dai nostri servizi segreti trapela quello che è molto più di un sospetto: non solo il velivolo a pilotaggio remoto (e con un carico di esplosivo a bordo) faceva parte dell’arsenale di Mosca. Ma è anche chiaro quale fosse l’obiettivo dello sconfinamento: un messaggio indirizzato proprio a Crosetto. Non un attentato, non sono stati ravvisati rischi concreti. Ma appunto quello che nel gergo della criminalità organizzata verrebbe chiamato pizzino; un modo, insomma, per far intendere al titolare della Difesa che al Cremlino conoscono bene i suoi spostamenti. E i suoi piani di volo.

Crosetto ha raggiunto difatti la Lituania ieri mattina, per visitare la base aerea di Siauliai, nel nord del Paese, dalle cui piste sono decollati gli Eurofighter a caccia del drone. Quella del ministro della Difesa era una missione programmata nel fianco Est della Nato, con altre tre tappe sparse tra Bulgaria, Polonia e Lettonia. Il blitz in Lituania del velivolo radiocomandato sarebbe insomma, secondo la nostra intelligence, nient’altro che un messaggio di “benvenuto” del regime di Putin, consapevole che il ministro della Difesa sia uno dei più pervicaci sostenitori della resistenza ucraina, anche negli ultimi mesi, quando invece il supporto pubblico della premier Giorgia Meloni si è via via infiacchito, mediaticamente quasi offuscato.

Nemmeno due settimane fa, la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova (che Crosetto solitamente definisce «la signora» per non farle ulteriore pubblicità), aveva attaccato proprio il ministro della Difesa per avere ingaggiato come consulente l’ex collega ucraino Fedorov, messo alla porta da Zelensky. L’ultimo attrito di una lunga serie, mentre minacce e provocazioni continuano a moltiplicarsi: tre giorni fa un treno al confine tra Polonia e Ucraina è stato sfiorato da un drone russo e a bordo c’era una folta delegazione di diplomatici europei, tra cui il consigliere di Meloni, Fabrizio Saggio.

Secondo Crosetto, è ormai lampante che il fronte Est «riservi problematiche che non riguardano solo questi Paesi, ma tutta l’alleanza atlantica, Italia inclusa». Quindi «difendere la Lituania significa difendere l’Italia e l’Europa». Anche se ufficialmente il ministro non può confermare che il drone abbattuto fosse nelle disponibilità di Mosca, rimarca che quella della Russia non è più, da tempo, una contesa tradizionale, «fisica», ma appunto guerra «di propaganda», «di disinformazione», che in parte «stanno vincendo, perché l’Occidente non rende la pariglia». Lettura condivisa dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ieri paragonava le provocazioni di Putin a quelle dell’Urss.

Le incursioni dei droni vanno inserite in questa strategia: «Da una parte sono un modo per testare le difese Nato – insiste Crosetto - dall’altro si alza la tensione e si lanciano messaggi negativi alle opinioni pubbliche». Un’escalation figlia di quello che Crosetto chiama «un incremento di protervia», forse alimentato dal fatto che in Russia «vedono un maggior successo sul campo di battaglia ucraina e si sentono più forti, arrivando a provocare il fronte Est». Operazioni che dovrebbero spingere l’Alleanza atlantica ad attrezzarsi. Non solo cambiando la natura delle missioni al confine, come quella in Lituania, «che adesso è una vera e propria difesa, mentre prima era di air policing», sorveglianza aerea. Ma anche dando vita, secondo Crosetto, a «un’Europa continentale della difesa», che vada oltre i 27 membri dell’Ue.

Un progetto ancora solo abbozzato, che si scontra con i sovranismi montanti nell’Unione e che fanno breccia pure nello Stivale, come confermano le pochissime voci che si levano, pure dall’opposizione, sulla vicenda del drone abbattuto, da Carlo Calenda di Azione a Ivan Scalfarotto di Iv. Crosetto vuole comunque portare a dama un tentativo, per questo ha programmato un tour nelle principali capitali del continente. Con la Lituania, dice, si potranno portare avanti «investimenti congiunti». Ma l’obiettivo di fondo dell’«Europa della difesa» sembra meno alla portata.

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