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Elezioni in Russia, Putin incassa la vittoria: il suo partito è al 57%. Pioggia di droni sul voto

(afp)

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Con la maggioranza assoluta Russia Unita avrà mani libere alla Duma. La protesta delle opposizioni non riesce. Massiccio attacco di Kiev
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Il successo di Russia Unita alle elezioni per la Duma era prevedibile: con oltre il 57% dei voti secondo i primi exit poll, il “partito di Vladimir Putin” sembra consolidare la sua maggioranza costituzionale nella camera bassa del Parlamento, esito che lo zar potrà presentare come una conferma del sostegno al suo governo e alla guerra in Ucraina.

Il risultato è arrivato al termine di tre giorni di voto, l’ultimo dei quali è stato segnato da uno dei più massicci attacchi delle forze di Kiev contro Mosca. Il sindaco Sergei Sobyanin ha parlato di oltre 1.600 droni intercettati sulle diverse linee di difesa nella notte tra sabato e domenica, 450 dei quali mentre si avvicinavano alla capitale. «L’attacco senza precedenti era stato chiaramente pianificato con l’obiettivo di compromettere lo svolgimento delle elezioni», ha dichiarato Sobyanin, aggiungendo che il raid avrebbe fallito nel suo intento. Alcuni droni hanno però colpito la raffineria di Kapotnya, dove è scoppiato un vasto inc…

Il successo di Russia Unita alle elezioni per la Duma era prevedibile: con oltre il 57% dei voti secondo i primi exit poll, il “partito di Vladimir Putin” sembra consolidare la sua maggioranza costituzionale nella camera bassa del Parlamento, esito che lo zar potrà presentare come una conferma del sostegno al suo governo e alla guerra in Ucraina.

Il risultato è arrivato al termine di tre giorni di voto, l’ultimo dei quali è stato segnato da uno dei più massicci attacchi delle forze di Kiev contro Mosca. Il sindaco Sergei Sobyanin ha parlato di oltre 1.600 droni intercettati sulle diverse linee di difesa nella notte tra sabato e domenica, 450 dei quali mentre si avvicinavano alla capitale. «L’attacco senza precedenti era stato chiaramente pianificato con l’obiettivo di compromettere lo svolgimento delle elezioni», ha dichiarato Sobyanin, aggiungendo che il raid avrebbe fallito nel suo intento. Alcuni droni hanno però colpito la raffineria di Kapotnya, dove è scoppiato un vasto incendio. Particolarmente toccata anche la regione circostante Mosca, dove i droni hanno danneggiato numerose abitazioni, provocando almeno tre morti e oltre quaranta feriti.

Rivendicando l’attacco, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sottolineato i danni inflitti a una delle principali infrastrutture dell’industria petrolifera russa e a un centro logistico. «Si tratta di miliardi di dollari che alimentano la macchina da guerra», ha scritto su X, elencando i sistemi d’arma impiegati dalle forze di Kiev. Tra questi ha menzionato il missile da crociera Flamingo e il nuovo missile balistico Pelican, prodotto dall’azienda Fire Point. Quest’ultimo, tuttavia, avrebbe una gittata stimata di circa 200-300 chilometri, dunque insufficiente per raggiungere la capitale russa. Durante l’attacco, gli aeroporti della capitale hanno temporaneamente interrotto le operazioni.

Nonostante i raid e i numerosi attacchi informatici che avrebbero preso di mira l’infrastruttura elettorale, le autorità di Mosca hanno dichiarato che il processo elettorale si è svolto «regolarmente». «Più aumenta la pressione su di noi, più assistiamo a un livello senza precedenti di quella che definirei unità della società», ha dichiarato la presidente della Commissione elettorale centrale, Ella Pamfilova.

Ieri sera alle 18 l’affluenza aveva superato il 55%, un dato superiore a quello registrato al termine delle precedenti elezioni del 2021. Secondo fonti della testata in esilio Meduza, per garantire l’elevata partecipazione le autorità hanno fatto largo ricorso alla mobilitazione della “risorsa amministrativa”, i dipendenti pubblici e delle grandi aziende. Irregolarità sono state segnalate in diverse parti del Paese, in particolare a Mosca, dove alcuni seggi hanno temporaneamente smesso di distribuire le schede cartacee. Agli elettori sarebbe stato invece proposto di votare online, un sistema criticato per la sua vulnerabilità. Ma, al netto delle irregolarità, con l’estromissione dalle liste federali di Yabloko — l’unico partito in corsa a chiedere apertamente un cessate il fuoco immediato in Ucraina — il voto di opposizione è rimasto privo di un chiaro punto di riferimento. Scarsa anche l’adesione a “Mezzogiorno per una Russia pacifica”, l’iniziativa promossa da Ilya Yashin e altri esponenti dell’opposizione in esilio per manifestare il dissenso contro la guerra: le immagini dei seggi pubblicate online non hanno mostrato file significative a mezzogiorno. Il risultato dei primi exit poll non ha sorpreso: Russia Unita sembra aver consolidato la sua ampia maggioranza alla Duma con oltre il 57,5%. Seguono i tradizionali partiti di sistema: Il Partito comunista mantiene il secondo posto con il 13,6%, seguito dagli ultranazionalisti del Ldpr con il 9,2%, mentre Gente Nuova (Novye Lyudi) e Russia Giusta superano appena la soglia di sbarramento del 5%.

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