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Boulos: “Il governo italiano deve fare di più in Libia, così riuniremo il Paese”

(afp)

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Il consigliere di Trump per il Nord Africa: “Se controlliamo il territorio otteniamo subito un freno a migrazioni e terrorismo”
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NEW YORK – «La produzione di petrolio della Libia può salire a 4 milioni di barili al giorno e per realizzare queste potenzialità contiamo anche sull’Eni». Prima ancora però serve la stabilità che Massad Boulos, consuocero di Donald Trump e Senior advisor del presidente sugli Affari arabi e africani, sta negoziando fra le due parti libiche, Tripoli gestita dal governo di Dbeibah e l’est sotto il controllo del generale Haftar : «Hanno firmato l’accordo 4+4 in seno allo Small Dialogue Committee e ora bisogna applicarlo». Oggi ne parlerà con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, durante un incontro a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu dedicato alla ex colonia italiana: «Apprezziamo molto - dice Boulos nei corridoi del Palazzo di Vetro - quanto sta facendo l’Italia, ma tutti dobbiamo impegnarci di più soprattutto per i pattugliamenti ai confini, indispensabili per controllare migrazioni, terrorismo e narcotraffico».

Come procede la sua mediazione?

«Aiutiamo i libici, Est e Ovest,…

NEW YORK – «La produzione di petrolio della Libia può salire a 4 milioni di barili al giorno e per realizzare queste potenzialità contiamo anche sull’Eni». Prima ancora però serve la stabilità che Massad Boulos, consuocero di Donald Trump e Senior advisor del presidente sugli Affari arabi e africani, sta negoziando fra le due parti libiche, Tripoli gestita dal governo di Dbeibah e l’est sotto il controllo del generale Haftar : «Hanno firmato l’accordo 4+4 in seno allo Small Dialogue Committee e ora bisogna applicarlo». Oggi ne parlerà con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, durante un incontro a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu dedicato alla ex colonia italiana: «Apprezziamo molto - dice Boulos nei corridoi del Palazzo di Vetro - quanto sta facendo l’Italia, ma tutti dobbiamo impegnarci di più soprattutto per i pattugliamenti ai confini, indispensabili per controllare migrazioni, terrorismo e narcotraffico».

Come procede la sua mediazione?

«Aiutiamo i libici, Est e Ovest, a unificare le istituzioni. Hanno firmato l’accordo 4+4 sulle elezioni, che si terranno tra due anni per Parlamento e presidenza. È davvero un traguardo enorme per il popolo libico, e avviene sotto l’ombrello dell’Onu, cosa ottima. Mostra come funziona la partnership e come i due percorsi siano complementari, quello degli Usa e della United Nations Support Mission in Libya (Unsmil). Il nostro impegno riguarda la transizione di due anni e l’unificazione delle istituzioni. I libici hanno già raggiunto tappe importanti, come il bilancio nazionale unificato, le esercitazioni militari e la sala operativa congiunta, e altre iniziative riguardo la National Oil Corporation (Noc) e la Banca centrale. Le cose procedono. Ora stiamo lavorando sull’accordo finale e i dettagli relativi all’unificazione militare e ad altre istituzioni. Se verrà realizzato, avremo una Libia unificata per un periodo di transizione fino a due anni, durante il quale organizzeranno le elezioni sotto l’ombrello Onu».

Che ruolo avrà Roma?

«Stiamo lavorando a stretto contatto con l’Italia e apprezziamo molto la collaborazione del vostro governo, il ruolo costruttivo che ha svolto, aiutandoci con entrambe le parti e avvicinandoci sempre di più all’accordo finale».

State aiutando le compagnie petrolifere americane a investire in Libia. Cosa significa per gli interessi dell’Eni?

«Apprezziamo molto il ruolo dell’Eni, importante non solo per il popolo libico, ma anche per l’Europa e il mondo. La produzione di petrolio è piuttosto bassa ora, circa 1,4 milioni di barili al giorno, ma ha il potenziale di raggiungere 3 o 4 milioni entro la fine del decennio. Le aziende Usa hanno iniziato a tornare a gennaio. ConocoPhillips ha firmato un grande accordo con la Noc. Anche Total Energies lo ha fatto, poi ExxonMobil e Chevron. Quindi, insieme all’Eni, tutti possiamo lavorare per migliorare la produzione. Secondo le previsioni del Noc, entro il prossimo anno arriveranno a 2 milioni di barili al giorno, traguardo enorme. Il potenziale c’è, il popolo libico merita di vivere nella prosperità».

La Libia è importante per l’Italia anche per le migrazioni e il terrorismo. Roma teme che se il processo di unificazione fallisse, potrebbe favorire una ripresa della guerra. Vede questo pericolo?

«È sicuramente un aspetto importante: la migrazione illegale, ma anche il contrasto al terrorismo, al traffico di droga e ogni sorta di attività illecite. Il comando militare di Africom ha lavorato a stretto contatto con l’Italia e le due parti in Libia. Italia e Usa hanno co-presieduto e co-organizzato l’esercitazione Flintlock, che si è svolta per la prima volta in aprile in Libia, a Sirte, dove entrambe le parti si sono riunite e hanno creato un centro operativo congiunto. Queste operazioni includono una parte importante di pattugliamento della frontiera. La Libia ha una vasta massa terrestre, quindi se possiamo avere un buon controllo, automaticamente la migrazione illegale e le attività illecite diminuiranno. Terrorismo e migrazione illegale non conoscono confini».

In passato ci sono stati contrasti per le attività della Guardia costiera libica. Chiederete a Roma di fare di più?

«Tutti dobbiamo. L’Italia sta facendo del suo meglio. La incoraggiamo a continuare, lavorando per questo obiettivo dell’unificazione».

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