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Guerra in Iran, le news del 29 settembre. Famiglia attaccata da oltre 100 coloni in Cisgiordania, incendiata la casa

Guerra in Iran, le news del 29 settembre. Famiglia attaccata da oltre 100 coloni in Cisgiordania, incendiata la casa
Trump: “Non ho offerto nulla a Teheran”. Araghchi: “Aspettiamo risposta Usa”. I pasdaran al popolo americano: “Il vostro governo pensa a Israele e non a voi”. Media: “Accordo Hamas-Jihad Islamica con Dahlan per le elezioni”
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All'Iran "non ho offerto nulla". Lo ha detto Donald Trump smentendo le indiscrezioni riportate da Axios. "Ha appena pubblicato la notizia secondo cui avremmo offerto un allentamento delle sanzioni e lo sblocco di fondi congelati. Non è vero”. Intanto il ministro iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran aspetta una risposta dagli Usa su Hormuz entro oggi.

Al Thani: “Netanyahu ha commesso un genocidio”

Il Primo Ministro del Qatar, Mohammed al-Thani, ha rivelato in un'intervista di essere stato informato dagli Stati Uniti solo mezz'ora prima dello scoppio dell'offensiva in Iran. Ha aggiunto che il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, è un "criminale di guerra", affermando che nella Striscia di Gaza si stanno commettendo "crimini di guerra e genocidio"

“Gli Usa condannano l'attacco contro i palestinesi in Cisgiordania”

L'amministrazione Trump è al corrente degli eventi verificatisi nella notte nel villaggio di Jalud, in Cisgiordania, e condanna l'attacco contro i residenti palestinesi. Lo riporta Barak Ravid di Axios, citando un funzionario del dipartimento di Stato. "Condanniamo la violenza criminale perpetrata da qualsiasi parte in Cisgiordania e sosteniamo indagini appropriate, l'accertamento delle responsabilità legali e i procedimenti giudiziari a carico dei responsabili", ha dichiarato il funzionario, aggiungendo che gli Stati Uniti sono in costante contatto con Israele per migliorare la stabilità e la sicurezza in Cisgiordania

Iran, Rezaei: “Trump intrappolato in una palude”

Il Segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha affermato che l'Iran ha comunicato agli Stati Uniti le proprie condizioni per la fine della guerra, ma che Trump non è stato in grado di prendere una decisione. Durante un incontro con il vice primo ministro dell'Azerbaigian Shahin Mustafayev, Rezaei ha affermato che il Presidente degli Stati Uniti è "intrappolato in una palude dove non può nè negoziare nè dichiarare guerra", secondo quanto riportato dall'emittente iraniana IRIB. Rezaei ha affermato che Trump, per disperazione, ha fatto ricorso a quello che ha definito un "blocco aereo" dell'Iran. Le sanzioni statunitensi contro le compagnie aeree iraniane hanno di fatto escluso tali compagnie da gran parte dello spazio aereo mondiale

Netanyahu deposita maxi-denuncia contro Haaretz e altri media per diffamazione

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha intentato oggi diverse cause per diffamazione contro i media e i giornalisti che hanno pubblicato nei giorni scorsi notizie legate al presunto avvertimento da parte degli Emirati Arabi Uniti e dell'Egitto sul possibile attacco di Hamas prima del 7 ottobre 2023. "Gli Emirati Arabi Uniti hanno smentito, gli egiziani pure, si tratta di menzogne assolute, che non a caso vengono diffuse proprio alla vigilia delle elezioni da oppositori politici ed elementi stranieri ostili", comunica l'ufficio del premier Netanyahu in una nota in cui viene diffusa la denuncia contro i quotidiani Haaretz, Yediot Ahronot, Ynet, Channel 12 e altri sei giornalisti israeliani, tra cui Barak Ravid

Media: “Accordo Hamas-Jihad Islamica con Dahlan per le elezioni”

Hamas e Jihad islamica hanno accettato di formare una coalizione elettorale con un ex alto esponente di Fatah, Mohammed Dahlan, che ha stretti legami con gli Emirati Arabi Uniti, il più vicino alleato di Israele in Medioriente. Lo hanno riferito funzionari palestinesi all'Associated Press. L'alleanza potrebbe essere in una posizione favorevole per mettere in discussione il predominio del partito Fatah del presidente Mahmoud Abbas sull'Autorità Palestinese, riconosciuta a livello internazionale, ma solo se le prime elezioni nazionali da 20 anni a questa parte si svolgeranno davvero, cosa tutt'altro che certa.

Abbas ha dichiarato che le elezioni parlamentari si terranno il 28 novembre a Gaza e in Cisgiordania. Tuttavia, ha rinviato le elezioni più volte, da ultimo nel 2021, quando Fatah sembrava avviato verso una sconfitta. Quando Hamas vinse le ultime elezioni, nel 2006, Israele e i Paesi occidentali boicottarono il suo governo, alimentando mesi di disordini che l'anno successivo portarono alla presa del controllo di Gaza da parte dell'organizzazione palestinese. Mohammed al-Hindi, vice segretario generale della Jihad islamica, ha confermato la formazione dell'alleanza elettorale in un'intervista rilasciata lunedì all'Associated Press a Istanbul. L'alleanza, ha dichiarato, sosterrà "una lista nazionale unitaria", che potrebbe essere composta da personalità indipendenti anziché da membri dei gruppi. Ne farebbe parte un blocco guidato da Mohammed Dahlan, ex responsabile della sicurezza di Fatah, esiliato nel 2010 dopo una dura rottura con Abbas e precedentemente allontanato da Gaza da Hamas. Da allora Dahlan ha stretto rapporti molto stretti con gli Emirati Arabi Uniti, dove ricopre il ruolo di consigliere del governante.

Mohammed bin Salman vede a Riad il vice presidente degli Emirati

A quasi un anno dalla crisi nei rapporti tra Riad e Abu Dhabi scaturita dalla questione yemenita, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha incontrato nella capitale il vicepresidente emiratino, lo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan. Obiettivo della riunione è stato "esaminare le relazioni bilaterali fraterne e gli sviluppi regionali", ha dichiarato la Saudi Press Agency, aggiungendo che all'incontro ha partecipato anche il ministro della Difesa saudita, Khalid bin Salman. Il faccia a faccia è avvenuto mentre il Regno wahabita è sotto pressione alla luce della recente offensiva lanciata dai ribelli yemeniti Houthi per sottrarre il controllo della costa del Mar Rosso alle truppe governative sostenute da Riad

Ghalibaf: “Se l’Iran non può vendere il petrolio nessun altro lo farà”

Teheran ha minacciato di colpire le infrastrutture del Medio Oriente se la propria sicurezza sarà messa a rischio, mentre attende da Washington una risposta alla sua ultima proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz. "Devono sapere che, in una regione in cui non possiamo vendere petrolio, nessun altro lo venderà. Se la nostra sicurezza non è garantita, nessuna infrastruttura sarà al sicuro", ha dichiarato il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore, Mohammad Bagher Ghalibaf, in un monito rivolto agli Stati Uniti e ai loro alleati

Vance: “Esiste un universo in cui raggiungiamo l’accordo con l’Iran”

"Esiste un universo in cui possiamo raggiungere un accordo con l'Iran, ma questo richiede che gli iraniani si comportino di conseguenza". Lo ha dichiarato il vicepresidente americano Jd Vance in un'intervista al giornalista Vince Coglianese, sottolineando che il presidente Donald Trump è stato chiaro sulla possibilità di un'intesa con Teheran. "Gli iraniani devono rispettare gli impegni presi con gli Stati Uniti - ha aggiunto Vance - Il principio fondamentale, ossia negoziare, ma farlo sulla base delle azioni e non delle parole, guiderà il nostro approccio nei prossimi due mesi".

Katz: “Anche i leader di Hamas all'estero sono nel nostro mirino”

"Anche i leader dell'organizzazione terroristica che si trovano all'estero sono nel nostro mirino: nessuno di questi spregevoli assassini, che hanno avuto un ruolo centrale nel massacro del 7 ottobre, morirà in silenzio nel proprio letto". Lo ha detto il ministro della Difesa israeliano Israel Katz in un messaggio video in cui rivendica l'assassinio, avvenuto questa notte, del comandante della brigata nord di Hamas, Izz al-Din Bik.

Compagnia aerea Iraq, da ottobre riprendono voli Najaf

La compagnia aerea irachena Iraqi Airways ha annunciato che da ottobre riprenderanno i voli verso l'Iran, inizialmente con partenza da Najaf. Lo ha riferito l'agenzia iraniana Fars. Baghdad aveva sospeso i collegamenti nei giorni scorsi, in seguito alle nuove sanzioni imposte dagli Stati Uniti.

Media, a incontro Netanyahu-MbZ 10 Paesi compresa Libia

Rappresentanti di dieci Paesi hanno partecipato all'incontro ad Abu Dhabi con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente emiratino Mohammed Bin Zayed. Lo ha riferito l'emittente israeliana Channel 14, citando come fonte un alto funzionario emiratino. Insieme a Emirati e Israele, erano presenti rappresentanti di Arabia Saudita, Stati Uniti, Marocco, Kuwait, Bahrein, Libia, Oman ed Egitto. Inizialmente, c'è stato un incontro riservato tra Netanyahu e MbZ che è stato poi allargato agli altri Paesi. Il premier israeliano era accompagnato dal capo del Mossad, Roman Goffman, dalla moglie Sara e dal segretario militare Guy Marchisano. Al centro dei colloqui c'è stata la minaccia iraniana, il rafforzamento della cooperazione tra Israele e gli stati del Golfo, le questioni economiche e i sistemi di difesa israeliani, ha affermato Channel 14. Il Foglio ha riferito che ad Abu Dhabi ci sarebbe stato un incontro segreto tra Netanyahu e Saddam Haftar, comandante delle forze nella Libia orientale e figlio di Khalifa Haftar, alla ricerca del sostegno israeliano alla sua candidatura alla presidenza libica.

Media, kuwaitiana la petroliera colpita a Hormuz

E' una petroliera del Kuwait l'ultima imbarcazione colpita nello Stretto di Hormuz. Lo ha riferito l'agenzia iraniana Fars. Le immagini satellitari hanno confermato che la nave è stata attaccata mentre si trovava circa 31,5 km a est di Khasab, sulla costa omanita.

Netanyahu: “Grandi risultati ma pressioni per fermarci”

"Abbiamo conseguito risultati straordinari, ma affrontiamo anche enormi pressioni. Pressioni che spingono a fare marcia indietro, a rinunciare ai grandi traguardi raggiunti grazie al coraggio dei nostri soldati. Non permetterò che ciò accada". Lo ha affermato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in un video, ricordando l'eliminazione di "oltre 100 terroristi" a Gaza nelle ultime settimane e le operazioni in Libano, in particolare l'esplosione del sistema di tunnel di Hezbollah nella "cresta di Ali al-Taher".

Netanyahu: “Prima elezioni, nemici tenteranno attacco”

"Ci sono segnali che indicano come, in vista delle elezioni, i nostri nemici tenteranno di attaccarci. Vi mando un messaggio: non scherzate con noi. Il nostro braccio lungo vi raggiungerà ovunque e in qualsiasi momento". E' l'avvertimento lanciato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, in un video dalla base aerea di Tel Nof.

Iran: taglia su soldati americani in caso di invasione

In caso di invasione americana, l'Iran ha stabilito che saranno messe taglie sulla testa dei soldati Usa. A rivelarlo è stato il portavoce dell'esercito iraniano, il generale Mohammad Akrami Nia, riporta il quotidiano iraniano 'Shargh'. L'ammontare della ricompensa è di 5 miliardi di toman (circa 30mila euro) agli uomini e 10 miliardi di toman (circa 60mila euro) alle donne che catturino o uccidano invasori americani.

Ghalibaf: “Nessuno al sicuro se non lo siamo noi”

L'Iran è tornato ad ammonire che nessun paese sarà al sicuro finchè non lo sarà l'Iran. "Fatelo sapere sia gli americani sia gli altri paesi: in qualsiasi regione in cui non vendiamo petrolio, nessuno venderà petrolio, e se la nostra sicurezza non è garantita, nessuna infrastruttura sarà sicura", ha ammonito Mohammad Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano aprendo la seduta di oggi.

Ben-Gvir con centinaia coloni a sito Abramo a Hebron

Il ministro israeliano per la Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, si è presentato questa mattina con centinaia di coloni nel complesso religioso di Abramo a Hebron, in Cisgiordania. Nelle immagini diffuse da al Jazeera, il ministro è arrivato al sito circondato da decine di ultraortodossi. Il complesso è sacro sia per gli ebrei, come Tomba dei Patriarchi, sia per i musulmani come moschea di Abramo. Secondo la tradizione, le sale sorgono sulla grotta di Macpela in cui sono sepolti il patriarca Abramo con la moglie Sara, e dei loro figli Isacco e Giacobbe con le rispettive mogli Rebecca e Lea. Da decenni è centro di aspre e tragiche contese. Nel 1994 compiuto il colono israeliano Baruch Goldstein compì una strage, con 29 fedeli musulmani uccisi. Dopo quell'attentato, il sito è stato diviso: circa il 60% è adibito a sinagoga e sotto controllo israeliano. Il restante 40% è moschea. Le due parti hanno ingressi separati.

Pasdaran: “Usa ammettano sconfitta e lascino regione”

Gli Stati Uniti hanno perso la guerra con l'Iran e devono riconoscerlo. A chiederlo è stato il generale Hossein Mohbi, portavoce dei Pasdaran. "L'America non ha altra scelta che ammettere la sconfitta e lasciare la regione, e la nostra campagna si concluderà con questo risultato", ha dichiarato nella conferenza stampa per presentare la lettera aperta di una decina di pagine inviata agli Americani. Il presidente Donald Trump, ha attaccato, "è un bugiardo" e punta "a depredare il nostro popolo e a dividere la nostra patria". La lettera "al popolo americano ha l'obiettivo di diffondere la verità e non di influenzare le elezioni americane". Tra le "verità" che i Guardiani della rivoluzione vogliono ristabilire c'è la natura del proprio programma nucleare. "L'affermazione secondo cui all'Iran mancherebbero solo poche settimane per ottenere un'arma nucleare è la stessa menzogna ripetuta da 25 anni", ha ricordato il generale. "Se davvero l'Iran fosse stato sul punto di acquisire una capacità nucleare militare, quelle poche settimane di cui si parlava 25 anni fa sarebbero passate da tempo. Oggi vediamo dunque che questa affermazione è una grande menzogna", ha assicurato.

Opposizione accusa governo Netanyahu per le violenze in Cisgiordania

"La violenza e i pogrom in Giudea e Samaria (Cisgiordania) non avvengono nel vuoto. Quando un governo crea un clima di illegalità e incoraggia gli estremisti a incendiare il territorio, si assume la responsabilità dello spargimento di sangue". Lo ha scritto su X il leader dei Democratici. Sulla stessa linea il principale avversario di Benjamin Netanyahu alle elezioni del 27 ottobre Gadi Eisenkot: "Questa situazione, in cui ognuno fa ciò che vuole, non è un caso né un errore, ma la diretta conseguenza di una politica pericolosa. Una politica che infiamma la zona, danneggia i residenti e mette in pericolo le forze dell'ordine nello svolgimento del loro dovere", ha scritto su X. "Questi gravi atti sono profondamente riprovevoli. Li condanno con la massima fermezza. Una campagna di terrore e violenza non è né morale né ebraica e danneggia la sicurezza di tutti i residenti, nonché il lavoro delle forze dell'ordine", ha aggiunto. Il deputato della Knesset Gilad Kariv ha commentato: "I coloni estremisti agiscono come padroni della terra e alimentano la guerra nei territori. Smotrich e i suoi partner hanno un chiaro interesse a infiammare i territori". Il leader di Blu e Bianco, Benny Gantz, leader del partito Blu e Bianco ha affermato: "I rivoltosi stanno danneggiando lo Stato di Israele e i coloni, la stragrande maggioranza dei quali si oppone a questa follia".

Netanyahu condanna violenze dei coloni a Jalud: “Applicare severità prevista da legge”

Il primo ministro israeliano in una nota ufficiale appena diffusa afferma di condannare "con fermezza i disordini violenti avvenuti questa notte in Samaria e gli attacchi contro le forze di sicurezza giunte sul posto per mantenere la legge e l'ordine". "Un piccolo gruppo di facinorosi non rappresenta la popolazione dei coloni in Giudea e Samaria (Cisgiordania) che rispetta la legge, le arreca un enorme danno d'immagine e ostacola le nostre forze nello svolgimento della loro missione", ha aggiunto Netanyahu esprimendo "pieno sostegno ai soldati dell'Idf e agli agenti della Guardia di frontiera israeliana (Magav) che operano per contrastare il terrorismo e garantire la sicurezza, e chiedo alle autorità competenti di applicare nei confronti dei responsabili tutta la severità prevista dalla legge".

I pasdaran al popolo americano: “Il vostro governo pensa a Israele e non a voi”

"Gli americani non conoscono la nostra regione e dobbiamo creare una piattaforma per dialogare con loro. Siamo pronti a comunicare con i cittadini americani, e loro comunichino con noi. La priorità del governo Usa è il regime israeliano, non il popolo americano". Lo ha detto il portavoce dei pasdaran, generale Hossein Mohebbi, in un discorso-lettera rivolto direttamente al popolo americano, pronunciato davanti ai giornalisti. Le dichiarazioni sono riportate da Al-Jazeera e da altri media della regione. Nella lettera, che sarebbe lunga decine di pagine, il militare dice di voler parlare in modo "onesto e logico": "Questa è una lettera, non propaganda" ha sottolineato. "Non c'è motivo di avere 800 basi americane in tutto il mondo - ha detto - Il bilancio annuale delle forze armate iraniane rappresenta l'1% di quello delle americane. I governanti degli Stati Uniti non pensano alla propria popolazione; ci sono 39 milioni di americani che vivono al di sotto della soglia di povertà". Molti cittadini statunitensi, ha proseguito, non sono a conoscenza dei "crimini" che starebbe commettendo l'esercito Usa, tra cui il bombardamento di scuole, ospedali, università, moschee e chiese. Questo starebbe compromettendo l'immagine degli Stati Uniti nel mondo. Mohebbi si è chiesto se sia giunto il momento per la leadership statunitense di cambiare la propria politica estera. Ha sostenuto che, se il governo degli Stati Uniti destinasse agli aiuti per i paesi poveri di tutto il mondo il 10% di quanto spende per gli attacchi militari, "gli Stati Uniti diventerebbero un paese benvoluto".

Lettera dei pasdaran ad americani: “Non siamo terroristi”

I Guardiani della rivoluzione hanno preso carta e penna per scrivere direttamente agli Americani e mandare loro un messaggio: "Non siamo terroristi". A riferirlo è stato il portavoce dei Pasdaran, Hossein Mohbi, in una conferenza stampa riportata sull'agenzia Tasnim. "Perché gli Stati Uniti fanno pressione su altri Paesi affinché dichiarino i Pasdaran un'organizzazione terroristica? I Pasdaran sono davvero terroristi?", ha chiesto Mohbi. "In questa lettera abbiamo spiegato in modo dettagliato e documentato quali siano i fondamenti e la natura del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, come sia stato istituito e quanto sia radicato tra il popolo", ha raccontato. "Abbiamo inoltre sottolineato fino a che punto esso occupi un posto importante nel cuore della popolazione e quanto profonde siano le sue radici tra le masse della nazione", ha aggiunto, "abbiamo illustrato gli ampi servizi che i Pasdaran hanno fornito alla popolazione nei settori dello sviluppo infrastrutturale, della riduzione delle aree svantaggiate e della sanità. Servizi che non hanno beneficiato soltanto il popolo iraniano, ma anche, oltre i confini del Paese, le popolazioni della regione". Dunque, è stata la conclusione, "sulla base di quale argomento e di quale criterio razionale gli Stati Uniti definiscono i Pasdaran un'organizzazione terroristica?".

Araghchi lascia New York: “Sono state esaminate idee per riaprire Hormuz”

L'Iran attende entro domani una risposta americana alle proposte discusse con il Qatar sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, riferendo che nell'incontro di ieri con il mediatore qatariota "sono state esaminate idee su come realizzare le condizioni" per riaprire lo Stretto. Secondo il ministro, le proposte "saranno sottoposte alla parte americana e la loro risposta sarà trasmessa tramite il Qatar". Araghchi, che ha lasciato New York per rientrare a Teheran, ha aggiunto che, in caso di risposta americana, "la decisione sarà presa a Teheran". Il capo della diplomazia della Repubblica islamica ha quindi smentito le indiscrezioni su un possibile cambiamento della posizione iraniana, rimarcando che non vi sarebbe stata alcuna discussione su una maggiore flessibilità sul dossier nucleare. "Con fermezza dichiaro che non c'è stato alcun cambiamento nelle posizioni dell'Iran - ha affermato - Non c'è stata alcuna discussione su altri temi che comporti flessibilità". "Al momento la nostra discussione riguarda solo la questione dello Stretto di Hormuz", ha aggiunto Araghchi, sottolineando che "la riapertura dello Stretto è subordinata al realizzarsi delle condizioni che abbiamo annunciato".

Famiglia attaccata dai coloni a Jalud: “Hanno incendiato la nostra casa”

Muhammad Tubasi, la cui famiglia è stata aggredita da un gruppo di coloni israeliani mentre cercava di fare rientro a casa a Jalud sotto la scorta dell'Idf, ha dichiarato al Times of Israel che la sua casa è stata incendiata dalla folla violenta e che i rivoltosi hanno dato fuoco anche alla sua auto aggiungendo che sono riusciti a fuggire senza riportare ferite solo perché i soldati dell'Idf li hanno messi in salvo e trasferiti su un veicolo militare. La famiglia Tubasi è stata sfrattata da un gruppo di coloni dalla propria casa alla fine di luglio, dopo un assedio durato diverse settimane e l'abitazione è stata occupata.

Teheran minaccia infrastrutture petrolio: “Se non vendiamo noi non lo farà nessuno”

"In una regione in cui non vendiamo petrolio, nessuno lo venderà, e se la nostra sicurezza non è garantita, nessuna infrastruttura sarà al sicuro". Lo ha detto, nel corso di una seduta, il presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf. Riferendosi alle recenti dichiarazioni di Donald Trump, Qalibaf lo ha definito "delirante" e ha descritto le sue parole come "una ripetizione di affermazioni precedenti. Sia gli americani che gli altri Paesi devono sapere, come abbiamo già detto in precedenza, che in una regione in cui non vendiamo petrolio, nessuno lo venderà, e se la nostra sicurezza non è garantita, nessuna infrastruttura sarà sicura".

Teheran: “Nessuna flessibilità su nucleare, sul tavolo c'è solo Hormuz”

"Nego fermamente che l'Iran abbia alcuna flessibilità" rispetto all'accordo sul nucleare, e "al momento l'unica questione ul tavolo è lo stretto di Hormuz". Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, parlando con la stampa del suo paese a New York. Affermazioni diverse da queste, per il ministro, fanno parte di "una campagna di propaganda che è iniziata qualche ora fa su alcuni media che affermavano e attribuivano affermazioni all'Iran".

Idf uccidono un comandante di Hamas a Gaza

Un comandante del braccio armato di Hamas è stato ucciso in un attacco aereo israeliano contro un appartamento a Gaza City. Fonti palestinesi hanno riferito ad Al Jazeera che si tratta di al-Bik, che aveva assunto il comando dell'unità Brigate Qassam durante la guerra di Israele contro Gaza, succedendo ad Ahmed al-Ghandour. In precedenza, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz avevano rilasciato una dichiarazione in cui affermavano che al-Bik era stato ucciso.

Araghchi: “Mi aspetto oggi risposta ufficiale da Usa su Hormuz”

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato di aspettarsi oggi una risposta ufficiale degli Stati Uniti alle richieste di Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo riportano i media statali iraniani. I mediatori del Qatar "hanno presentato delle proposte e ne abbiamo discusso. Dovranno riproporre la questione alla controparte americana, dopodiché la risposta definitiva degli Stati Uniti ci verrà comunicata tramite il mediatore qatariano", ha affermato ieri sera Araghchi, "i qatariani sperano che ciò avvenga entro oggi"

Bloomberg: Teheran scettica su accordo prima di midterm

Le autorità iraniane sono scettiche sulla possibilità di giungere a un accordo di cessate il fuoco con Washington prima delle elezioni di medio termine negli Stati Uniti. Lo riferisce Bloomberg, che cita fonti ben informate secondo le quali i colloqui indiretti tenuti la settimana scorsa, a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, non hanno prodotto progressi di rilievo. Teheran ritiene anzi molto probabile, riporta Bloomberg, che dopo il voto in Usa il conflitto si aggravi. Trump ha dichiarato di essere fiducioso che il conflitto con la Repubblica Islamica termini subito dopo le elezioni. Il 3 novembre i cittadini statunitensi sono chiamati a rinnovare 33 seggi su 100 del Senato e tutti i 435 deputati della Camera dei Rappresentanti.

Idf: oltre 100 israeliani hanno attaccato villaggio in Cisgiordania

Oltre 100 rivoltosi israeliani hanno partecipato a violenti disordini nel villaggio palestinese di Jalud, vicino a Nablus, e tre soldati sono rimasti leggermente feriti negli scontri. Lo hanno riferito i portavoce delle Forze di difesa israeliane e della polizia, aggiungendo che i rivoltosi hanno incendiato edifici, dato fuoco a veicoli, bloccato strade, bruciato pneumatici e lanciato pietre contro le forze di sicurezza. Le Idf - hanno aggiunto - hanno cercato di aiutare una famiglia palestinese a tornare nella propria casa nel villaggio, dopo essere stata costretta ad abbandonarla a causa delle molestie subite in passato dai rivoltosi.

Siria, grave incendio lungo tratto gasdotto a Deir ez-Zor

Un grave incendio è divampato lungo il tratto di un gasdotto a sud del capoluogo della provincia orientale siriana di Deir ez-Zor. Lo riporta la televisione pubblica siriana. Secondo l'emittente, le fiamme sono intense e visibili da notevole distanza. Al momento non si segnalano vittime. Le cause del rogo, l'entità dei danni all'infrastruttura e le possibili conseguenze sulle forniture di gas non sono ancora state accertate.

Due morti in attacchi israeliani. Idf: “Colpito terrorista”

Due diversi attacchi israeliani nella Striscia di Gaza hanno causato la morte di almeno due palestinesi e ferito diverse altre persone, secondo quanto riferito dai funzionari sanitari dell'enclave. Lo riporta il "Times of Israel". Nel dettaglio una donna è rimasta uccisa, mentre suo marito e altre persone sono rimaste ferite in un attacco israeliano sul tetto del loro edificio nella città di Gaza, hanno sostenuto i soccorritori.

Scontri tra coloni e forze di sicurezza israeliane in Cisgiordania

Nella notte sono scoppiati scontri nel villaggio di Jalud, nella Cisgiordania centrale, tra circa 100 coloni e le forze di sicurezza israeliane, giunte sul posto per far rispettare un'ordinanza dell'Alta Corte di Giustizia che impone lo sgombero dei coloni che a luglio avevano occupato tre case palestinesi alla periferia della città. Lo riporta - come riferisce il The Times of Israel - l'emittente pubblica Kan. Due coloni sono stati arrestati e alcune case sono state incendiate.
Le forze di difesa israeliane e la polizia di frontiera - secondo quanto sostengono i media locali - stanno cercando di mettere in sicurezza l'area affinché le famiglie palestinesi sfrattate possano tornare alle proprie case, ma incontrano ancora difficoltà.

Rubio: “'Iran verso la bancarotta, esausto dal blocco americano”

Lo stretto di Hormuz è aperto fatta eccezione per il petrolio iraniano. Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio in un'intervista a Fox, sottolineando che se l'Iran avesse l'arma nucleare la userebbe.
"L'Iran è un paese con grande potenziale", ora è "esausto" dal blocco americano, ha aggiunto. L'economia iraniana è nel "caos e si avvia rapidamente verso la bancarotta"

Trump: “Nessuna revoca di sanzioni all’Iran”

Trump afferma di non aver proposto all'Iran né la revoca delle sanzioni né lo sblocco dei fondi.

Media Iran: “Udita un'esplosione sull'isola di Qeshm”

L'agenzia iraniana Irna ha riferito che è stata udita un'esplosione sull'isola di Qeshm, nel sud dell'Iran. Lo riportano diversi media regionali. Secondo quanto riferito, il rumore proveniva dal mare.

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