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Il silenzio di Sánchez tiene sospesa la Spagna.Domani giorno decisivo

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Se il premier si dimette elezioni il 29 novembre Junts in difficoltà chiede di trattare ancora sulle misure nei decreti sulla casa
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MADRID – Eppure qualcosa si muove. Mentre la Spagna attende con il fiato sospeso di conoscere la decisione di Pedro Sánchez — convocare o meno elezioni anticipate — nel silenzio del presidente del governo, alleati e opposizioni iniziano a posizionarsi. I primi a parlare sono stati i catalani di Junts: venerdì hanno pugnalato alle spalle il governo socialista facendo mancare i voti decisivi per l’approvazione dei due decreti varati dall’esecutivo contro l’emergenza abitativa e ieri hanno aperto al partito socialista proponendo nuove trattative dopo che il 90 per cento delle loro proposte erano state accolte nei due decreti bocciati. «Dipende da loro», ha spiegato la portavoce al Congresso Míriam Nogueras anche sotto la pressione dei sondaggi che danno Junts in discesa, con il rischio di perdere la metà dei seggi che andrebbero all’estrema destra catalana di Aliança Nacional.

Diversa la posizione del principale partito di opposizione, il Partito popolare che attraverso il leader, Albert…

MADRID – Eppure qualcosa si muove. Mentre la Spagna attende con il fiato sospeso di conoscere la decisione di Pedro Sánchez — convocare o meno elezioni anticipate — nel silenzio del presidente del governo, alleati e opposizioni iniziano a posizionarsi. I primi a parlare sono stati i catalani di Junts: venerdì hanno pugnalato alle spalle il governo socialista facendo mancare i voti decisivi per l’approvazione dei due decreti varati dall’esecutivo contro l’emergenza abitativa e ieri hanno aperto al partito socialista proponendo nuove trattative dopo che il 90 per cento delle loro proposte erano state accolte nei due decreti bocciati. «Dipende da loro», ha spiegato la portavoce al Congresso Míriam Nogueras anche sotto la pressione dei sondaggi che danno Junts in discesa, con il rischio di perdere la metà dei seggi che andrebbero all’estrema destra catalana di Aliança Nacional.

Diversa la posizione del principale partito di opposizione, il Partito popolare che attraverso il leader, Alberto Núñez Feijóo, è tornato a chiedere elezioni anticipate sostenendo che la Spagna ha «il diritto di decidere subito perché il Paese non regge più». Un voto anticipato che non impaurisce le forze progressiste, anzi. Secondo la vicepremier e ministra del Lavoro Yolanda Díaz, la sinistra spagnola è «assolutamente pronta ma la decisione spetta esclusivamente al premier». Il resto della sinistra però pensa a riorganizzarsi, con il progetto della nuova coalizione, il “Fronte amplio”, ancora in cerca di un candidato: si era parlato di Ada Colau, ora spunta il nome della ministra della Salute Mónica García. Nel Fronte, al momento, non entrerà Podemos che, sul tema del voto anticipato, si è espresso attraverso l’eurodeputata Irene Montero: «Prima le misure, poi le elezioni».

Intanto tutti aspettano la mossa del premier che, in caso di voto subito, dovrà arrivare necessariamente entro domani. Solo così sarà possibile andare alle urne nella prima data utile, ovvero il 29 novembre, rispettando i tempi richiesti dalla Costituzione. Come prima mossa il premier socialista dovrebbe convocare lunedì un Consiglio dei ministri straordinario, poi provvedere alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale martedì e indire le elezioni 54 giorni dopo, ovvero il 29 novembre. In tal caso le candidature dovrebbero essere presentate tra il 21 e il 26 ottobre, con la proclamazione delle liste il 2 novembre; la campagna elettorale inizierebbe venerdì 13 novembre per durare 15 giorni. Scelta che richiede un’attenta analisi delle possibilità di capitalizzare il voto ora e di cavalcare la rabbia delle piazze a suo favore e contro le destre. Perdendo la finestra di novembre, il voto potrebbe slittare direttamente nel 2027, ma non oltre il 22 agosto, ultima data utile prima della fine della legislatura. Potrebbe ottenere più voti ora o nei prossimi mesi, magari dopo essersi seduto di nuovo al tavolo delle trattative per provare a portare a casa le nuove leggi sulla casa e accontentare le richieste degli spagnoli? Trovare la finestra migliore per indire le elezioni è al momento la principale sfida di Sánchez. Dalla Moncloa fanno sapere che ogni possibilità è aperta, mentre gli analisti ricordano l’imprevedibilità del premier.

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