La destra Maga a Gerusalemme alla vigilia delle elezioni: “La sinistra odia l’Occidente”
dalla nostra inviata Francesca CaferriGERUSALEMME – C’è un angolo per il sovranismo e uno per la religione. Tavolini per fare networking e una sala per incontri riservati. Su tutto, uno sfondo blu e un’aria condizionata al massimo che sanno molto di America: perché in fondo questo è un pezzo di America, quello che in questo momento conta di più. A riunirsi ieri nel cuore di Gerusalemme sono stati alcuni degli ideologi più importanti del pensiero della destra iper-conservatrice che sta dietro alla Casa Bianca di Donald Trump: Kevin Roberts, a capo della Heritage Foundation che del presidente ha redatto i punti più controversi del programma (immigrazione e famiglia). Rod Dreher, contatto fra l’Amministrazione Usa e Viktor Orbán in Ungheria, e Yoram Hazony, filosofo americano-israeliano che sta dietro a molte delle idee di JD Vance. L’occasione era il primo evento fuori da Usa ed Europa di NatCon, National Conservatism, che riunisce gli ideologi della destra mondiale e quest’anno ha deciso di far tappa in Israele alla vigili…
GERUSALEMME – C’è un angolo per il sovranismo e uno per la religione. Tavolini per fare networking e una sala per incontri riservati. Su tutto, uno sfondo blu e un’aria condizionata al massimo che sanno molto di America: perché in fondo questo è un pezzo di America, quello che in questo momento conta di più. A riunirsi ieri nel cuore di Gerusalemme sono stati alcuni degli ideologi più importanti del pensiero della destra iper-conservatrice che sta dietro alla Casa Bianca di Donald Trump: Kevin Roberts, a capo della Heritage Foundation che del presidente ha redatto i punti più controversi del programma (immigrazione e famiglia). Rod Dreher, contatto fra l’Amministrazione Usa e Viktor Orbán in Ungheria, e Yoram Hazony, filosofo americano-israeliano che sta dietro a molte delle idee di JD Vance. L’occasione era il primo evento fuori da Usa ed Europa di NatCon, National Conservatism, che riunisce gli ideologi della destra mondiale e quest’anno ha deciso di far tappa in Israele alla vigilia di un appuntamento elettorale che è considerato cruciale dal movimento conservatore.
A dettare il ritmo della giornata è stato Roberts: «Stiamo costruendo un movimento che risponde alla sinistra rosso-verde che minaccia i pilastri della nostra democrazia e odia la tradizione religiosa che sta alla base della nostra civiltà giudaico-cristiana – ha spiegato – e che appoggia le idee jihadiste». Grandi applausi della platea, composta in gran parte da uomini in abiti scuri e – per gli israeliani – con la kippah in testa. Roberts ha evocato un quadro che a tratti suona apocalittico: è un’era di «immigrazione incontrollata e dissoluzione dei valori» quella che stiamo vivendo. Se possiamo ancora sperare è grazie a campioni della resistenza quali Jair Bolsonaro («Grazie a Dio uscirà di prigione presto», dice Hazony), Viktor Orbán e Giorgia Meloni: tutti nomi accolti da fragorosi applausi in platea. In questa economia, il ruolo di Israele è fondamentale: «La sinistra odia Israele per le stesse ragioni per cui odia tutta la civiltà occidentale», tuona Roberts. E giù altri applausi.
I lavori andranno avanti per due giorni: famiglia, sovranismo, difesa dei confini, antisemitismo, collasso delle società multietniche fra i temi. Ad ascoltare e a “creare reti” ci sono anche i rappresentanti dell’associazione Gioberti, che qualche mese fa portò in Italia – respinto con perdite dagli ambienti vaticani che aveva corteggiato – Peter Thiel, il “cuore di tenebra della Silicon Valley”, fondatore di Palantir, azienda di raccolta dati e sistemi di riconoscimento facciale che sta facendo di Gaza il suo terreno di sperimentazione. Cose da brividi, anche senza l’aria condizionata.