✕

Le prime parole della Nobel per la Pace: “A Gaza è un genocidio, serve coraggio per dire la verità?”

(agf)
La notizia della vittoria del riconoscimento ha raggiunto la giurista Navi Pillay mentre era a Norimberga per un convegno sul diritto internazionale. Emozionata e incredula ha detto: “L’ultima cosa che ho fatto è occuparmi dell’inchiesta sulla Striscia, è stata una valutazione imparziale basata sui fatti”
2 minuti di lettura

La prima donna non bianca ad aprire uno studio legale nella provincia di Natal, nel 1967. E, in seguito, la prima donna non bianca a diventare giudice dell’Alta Corte del Sudafrica. La vita di Navanethem Pillay, per tutti Navi, giurista 85 enne, è piena di ostinate prime volte e di circostanze simboliche. Per dire, la notizia della vittoria del Nobel per la Pace l’ha raggiunta mentre è a Norimberga, nell’aula storica del processo al nazismo, dove è in corso il Forum dell’Accademia dei principi di Norimberga.

In piedi vicino a quello che fu il banco degli imputati dove sedette Göring, Navi ha saputo di avere vinto il premio. Si è emozionata, non se lo aspettava (non era tra i favoriti) né era stata avvertita in anticipo. Davanti ai presenti, lo ha commentato così: “L’ultima cosa che ho fatto è presiedere la Commissione indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sul Territorio occupato della Palestina, ciò che è avvenuto a Gaza lo abbiamo definito genocidio”. Applausi nell’aula. “Sono…

La prima donna non bianca ad aprire uno studio legale nella provincia di Natal, nel 1967. E, in seguito, la prima donna non bianca a diventare giudice dell’Alta Corte del Sudafrica. La vita di Navanethem Pillay, per tutti Navi, giurista 85 enne, è piena di ostinate prime volte e di circostanze simboliche. Per dire, la notizia della vittoria del Nobel per la Pace l’ha raggiunta mentre è a Norimberga, nell’aula storica del processo al nazismo, dove è in corso il Forum dell’Accademia dei principi di Norimberga.

In piedi vicino a quello che fu il banco degli imputati dove sedette Göring, Navi ha saputo di avere vinto il premio. Si è emozionata, non se lo aspettava (non era tra i favoriti) né era stata avvertita in anticipo. Davanti ai presenti, lo ha commentato così: “L’ultima cosa che ho fatto è presiedere la Commissione indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sul Territorio occupato della Palestina, ciò che è avvenuto a Gaza lo abbiamo definito genocidio”. Applausi nell’aula. “Sono stata ringraziata per il coraggio, potete immaginare la mia sorpresa, perché serve coraggio nel dire la verità? Abbiamo interpretato la legge, abbiamo analizzato tutti i fatti, è stata una decisione imparziale”.

Sono passati tanti anni ma per Navi il principio guida rimane immutato: la fede nel diritto internazionale come strumento per cercare giustizia dove la politica fallisce. Anche, e soprattutto, nella Striscia di Gaza, l’ultima sua battaglia dopo una vita di battaglie. Una conclusione, quella della Commissione indipendente, arrivata nel settembre di un anno fa e che ha scatenato la reazione del governo dello Stato ebraico e degli Stati Uniti.

Ragione per cui la scelta del Comitato norvegese assume un chiaro e potente valore politico, anche perché le istituzioni del diritto internazionale, a cominciare dalla Corte penale dell’Aia, sono sotto costante attacco da parte di Donald Trump, che ha fatto emettere sanzioni contro i giudici.

“Il premio va una persona che con coraggio eccezionale e integrità ha aperto la strada verso un ordine giuridico globale più completo. La vincitrice di quest’anno ha svolto un ruolo fondamentale nel garantire che crimini di guerra, contro l’umanità e il genocidio vengano perseguiti”, ha spiegato a Oslo Jørgen Watne Frydnes, presidente del Comitato che assegna il Nobel.

Nata a Durban nel 1941, in Sudafrica, durante il regime di apartheid, Pillay è attualmente giudice della Corte penale internazionale nel procedimento in cui il Myanmar è accusato di genocidio. Avvocata e pioniera nel campo del diritto, ha dedicato le sua attività alla difesa di chi subiva discriminazioni e alla promozione dell'uguaglianza davanti alla legge. Tra le prime tappe del suo percorso la difesa di Nelson Mandela e di altri oppositori dell'apartheid.

"Questo è un riconoscimento per tutti coloro che si battono per non lasciare impuniti i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità, i genocidi”, commenta Chantal Meloni, professoressa di diritto penale internazionale presso l’Università statale di Milano. “Un Nobel estremamente importante che rimette la giustizia e il diritto e i principi di diritto in cima a quelle che sono le priorità per il raggiungimento della pace”.

Leggi i commenti