“La conclusione della mia commissione Onu: Israele sta commettendo un genocidio a Gaza”
di Navi PillayNel 1995, il presidente sudafricano Nelson Mandela mi chiese di entrare a far parte del Tribunale penale internazionale per il Ruanda in qualità di giudice. Il collegio giudicante da me presieduto condannò tre ruandesi per genocidio. So dunque che cosa significa la parola «genocidio» e non la uso alla leggera. Si tratta del tentativo deliberato di distruggere, in tutto o in parte, un popolo. È la più grave violazione della nostra comune umanità e la più grave infrazione del diritto internazionale.
Oggi (il 16 settembre 205, ndr) la commissione delle Nazioni Unite che presiedo pubblica la propria analisi giuridica della condotta di Israele nella Striscia di Gaza. La nostra conclusione è netta: Israele ha commesso un genocidio contro i palestinesi a Gaza. Questa conclusione si basa su indagini e su un'ampia mole di prove relative al periodo compreso tra il 7 ottobre 2023, quando è iniziata la guerra, e il 31 luglio 2025. È stata corroborata da molteplici fonti e valutata attraverso il r…
Nel 1995, il presidente sudafricano Nelson Mandela mi chiese di entrare a far parte del Tribunale penale internazionale per il Ruanda in qualità di giudice. Il collegio giudicante da me presieduto condannò tre ruandesi per genocidio. So dunque che cosa significa la parola «genocidio» e non la uso alla leggera. Si tratta del tentativo deliberato di distruggere, in tutto o in parte, un popolo. È la più grave violazione della nostra comune umanità e la più grave infrazione del diritto internazionale.
Oggi (il 16 settembre 205, ndr) la commissione delle Nazioni Unite che presiedo pubblica la propria analisi giuridica della condotta di Israele nella Striscia di Gaza. La nostra conclusione è netta: Israele ha commesso un genocidio contro i palestinesi a Gaza. Questa conclusione si basa su indagini e su un'ampia mole di prove relative al periodo compreso tra il 7 ottobre 2023, quando è iniziata la guerra, e il 31 luglio 2025. È stata corroborata da molteplici fonti e valutata attraverso il rigoroso quadro giuridico della Convenzione delle Nazioni Unite sul genocidio del 1948, di cui Israele è parte.
La mia organizzazione, la Commissione internazionale indipendente d'inchiesta sul Territorio palestinese occupato, è stata istituita nel 2021 dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. È composta da esperti nominati, che si avvalgono del supporto del personale del Segretariato dell'Onu. La Commissione presenta i propri risultati al Consiglio per i diritti umani e all'Assemblea generale.
La portata della distruzione è devastante. Secondo le autorità sanitarie di Gaza, sono stati uccisi più di 64.000 palestinesi, tra cui oltre 18.000 bambini e quasi 10.000 donne. In un solo anno, la speranza di vita stimata a Gaza è crollata da 75 anni a poco più di 40: una delle diminuzioni più drastiche mai registrate. Ospedali, scuole, chiese, moschee e interi quartieri sono stati distrutti. La nostra analisi ha rilevato che la fame è stata usata come arma di guerra e che il sistema sanitario è stato deliberatamente smantellato. L'assistenza sanitaria materna è stata gravemente compromessa. I bambini sono stati lasciati morire di fame, uccisi a colpi d'arma da fuoco e sepolti sotto le macerie. Secondo l'Unicef, a Gaza è morto un bambino ogni ora. Non si tratta di conseguenze accidentali della guerra, ma di atti concepiti per provocare la distruzione di un popolo.
Per accertare un genocidio non è sufficiente dimostrare che siano stati commessi determinati atti: occorre anche provarne l'intento. E anche sotto questo profilo le prove sono chiare. Alti esponenti israeliani, tra cui il presidente, il primo ministro e l'ex ministro della Difesa, hanno disumanizzato i palestinesi. Yoav Gallant, ministro della Difesa al momento degli attacchi del 7 ottobre, ha dichiarato: «Stiamo combattendo contro animali umani». Mentre il presidente Isaac Herzog ha detto che l'intera nazione palestinese era responsabile. Alle parole sono seguiti i fatti: bombardamenti indiscriminati che hanno reso Gaza inabitabile, blocco degli aiuti umanitari, violenze sessuali e di genere e un assedio che, secondo le nostre conclusioni, era concepito per far morire di fame la popolazione. Nel loro insieme, questi elementi delineano un modello di condotta che dimostra l'intento genocidario.
La Commissione ha inoltre accertato che alcuni palestinesi sono stati uccisi mentre cercavano di procurarsi cibo nei punti di distribuzione gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation, l'organizzazione sostenuta da Israele e dagli Stati Uniti che ha in gran parte sostituito la rete di aiuti preesistente. Centinaia di persone, tra cui bambini, sono state colpite da colpi d'arma da fuoco mentre cercavano di accedere agli aiuti.
Alcuni sostengono che la parola «genocidio» sia troppo grave per essere usata finché la guerra condotta da Israele è ancora in corso. Ma la legge è esplicita: l'obbligo di prevenire il genocidio scatta nel momento in cui emerge un rischio serio. In questa guerra, quella soglia è stata superata molto tempo fa. Nel gennaio 2024, la Corte internazionale di giustizia ha richiamato l'attenzione di tutti gli Stati sul serio rischio che a Gaza fosse in corso un genocidio. Da allora, le prove si sono accumulate e il numero delle vittime è aumentato.
Che cosa significa tutto questo per la comunità internazionale? Significa che i suoi obblighi non sono facoltativi. Ogni Stato ha il dovere di prevenire il genocidio, ovunque si verifichi. Questo obbligo impone di agire: interrompere il trasferimento di armi e il sostegno militare utilizzati per commettere atti genocidari, garantire che gli aiuti umanitari possano arrivare senza ostacoli, fermare gli sfollamenti di massa e la distruzione e ricorrere a tutti gli strumenti diplomatici e giuridici disponibili per fermare le uccisioni. Non fare nulla non significa essere neutrali. Significa essere complici.
Non scrivo queste parole perché sia un avversario di Israele. Riconosco la sofferenza degli israeliani che hanno perso i propri cari nei terribili attacchi di Hamas del 7 ottobre, che hanno causato circa 1.200 morti, e il dolore delle famiglie dei circa 50 ostaggi ancora prigionieri, di cui si ritiene che una ventina siano ancora vivi. La nostra Commissione ha documentato i crimini commessi da Hamas. Ma nessun crimine, per quanto grave, giustifica un genocidio. Rispondere a un'atrocità con un'altra atrocità significa rinnegare proprio quei valori che il diritto internazionale è stato creato per proteggere.
La storia giudicherà la risposta del mondo. In Ruanda, la comunità internazionale non riuscì a prevenire il genocidio né intervenne per fermare le uccisioni una volta che il massacro era cominciato. Oggi la comunità internazionale sta nuovamente fallendo, questa volta a Gaza. I fatti vengono riferiti ogni giorno. Gli avvertimenti sono inequivocabili. La legge è chiara. La posta in gioco, la sopravvivenza di un popolo, non potrebbe essere più alta.
L'obbligo di prevenire il genocidio non ricade soltanto sui singoli Stati, ma anche sull'intero sistema internazionale. Il Consiglio di sicurezza dell'Onu non deve trasformarsi nel cimitero della coscienza. Le organizzazioni regionali, i parlamenti nazionali, la società civile e i cittadini comuni hanno tutti un ruolo da svolgere nel fare pressione sui governi affinché agiscano. La Convenzione sul genocidio è nata dalle ceneri dell'Olocausto, accompagnata da una promessa solenne: «Mai più». Quella promessa non ha alcun significato se vale soltanto per alcuni e non per altri.
Esorto ogni governo, ogni leader e ogni cittadino a chiedersi: che cosa risponderemo quando i nostri figli e nipoti ci domanderanno che cosa abbiamo fatto mentre Gaza veniva rasa al suolo? Ogni genocidio mette alla prova l'umanità che ci accomuna.
La prevenzione del genocidio non è una scelta discrezionale degli Stati. È un obbligo giuridico e morale che non ammette rinvii. La legge impone di agire. La nostra comune umanità lo esige.
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