Premio Nobel per la Pace 2026 alla giudice della Cpi Navi Pillay
di Natasha CaragnanoUn premio alla difesa del diritto internazionale, in un momento in cui le sue istituzioni sono sempre più sotto attacco. Il Nobel per la Pace 2026 va a Navanethem Pillay, giurista sudafricana ed ex Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, oggi alla guida della commissione d’inchiesta dell’Onu che ha accusato Israele di genocidio a Gaza. Una scelta che assume un significato politico, mentre si moltiplicano le contestazioni contro il sistema multilaterale e gli organismi chiamati a garantire il rispetto della legge. L'annuncio è stato accolto da scroscianti applausi. “Se applaudite un po' più forte, magari dividerò il premio con Trump”, ha scherzato lei colta dalla notizia mentre era al Tribunale di Norimberga. Il riferimento è al suo predecessore, la leader dell'opposizione venezuelana Maria Corina Machado che lo scorso anno arrivò a offrire la sua medaglia d'oro del Nobel al presidente americano Donald Trump, ritenendo che se la meritasse dopo la cattura del presidente Nicolas Maduro, sebbene non sia riuscita a ottenere in cambio il suo sostegno politico.
Sorpresa ed emozionata, Pillay ha inizialmente creduto fosse uno "scherzo". "Mi hanno chiamato per informarmi e ho detto 'deve essere uno 'scherzò", ha raccontato. Nel video più voci le assicurano che la notizia "è dappertutto". All’inizio, in realtà, il Comitato norvegese per il Nobel, non riusciva a contattarla per anticiparle l'assegnazione. "Se vede una chiamata da un numero norvegese, la prego di rispondere", era stato l'ironico appello lanciato in conferenza stampa dal presidente del Comitato, Jorgen Watne Frydnes.
Navanethem 'Navi' Pillay è “una persona che con coraggio eccezionale e integrità ha aperto la strada verso un ordine giuridico globale più completo. Il vincitore di quest'anno ha svolto un ruolo fondamentale nel garantire che crimini di guerra, contro l'umanità e il genocidio vengano perseguiti", si legge nella lunga motivazione dell'assegnazione del Premio. Nata in Sudafrica nel 1941, Pillay è stata giudice del Tribunale penale internazionale per il Ruanda e della Corte penale internazionale, prima di guidare l'Alto commissariato Onu per i diritti umani dal 2008 al 2014. Secondo il Comitato, Pillay ha svolto un ruolo determinante nel garantire che i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e il genocidio siano perseguiti penalmente. Nella sua veste di presidente della Commissione d'inchiesta internazionale indipendente sul territorio palestinese occupato dell'Onu, l'anno scorso aveva accusato Israele di genocidio a Gaza.
"In un momento di profonde sfide per l'ordine giuridico internazionale e lo Stato di diritto, questo riconoscimento assume un significato particolare", ha dichiarato la presidente della Corte penale internazionale (Cpi), Tomoko Akane, commentando l'assegnazione del premio all’ex giudice della Cpi. Dallo scorso agosto Akane è sotto sanzioni americane insieme al vice procuratore della Corte, il magistrato senegalese Abdoulaye Seye. L'amministrazione Trump accusa entrambi di aver contribuito a procedimenti contro esponenti di governi che non riconoscono la giurisdizione dell'istituzione con sede all'Aja. Gli Stati Uniti accusano di essere "corrotta e gravemente politicizzata" e di avere abusato dei propri poteri. "Dire che è meritato, è un eufemismo, soprattutto in un'epoca in cui i diritti umani sono sotto attacco su così tanti fronti, anche da parte di chi detiene enorme potere", ha affermato Volker Turk, Alto commissario per i diritti umani.
"Pochi hanno dedicato la propria vita alla giustizia, alla pace e alla dignità umana come ha fatto lei. Dalla violenza dell'apartheid in Sudafrica agli orrori del genocidio ruandese, ha affrontato alcuni dei capitoli più bui della storia dell'umanità. Ha guardato dritto negli occhi la brutalità dell'ingiustizia e non ha mai distolto lo sguardo”; è invece il messaggio la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. "È la paladina dei perseguitati, dei vulnerabili, di chi non ha voce e degli emarginati. È la paladina dello Stato di diritto contro il diritto della forza. In un mondo che ha bisogno di giustizia più che mai, il suo coraggio e la sua lucidità morale sono una bussola preziosa", aggiunge.