BRUXELLES – «Una nuova strategia della tensione in tutto il Continente». In diversi report di servizi segreti europei inizia a essere usata questa formula in relazione alla politica di aggressione praticata dalla Russia. Una linea che riguarda la guerra ibrida — che ha ormai una cadenza quotidiana — ma che illumina anche il rischio di veri e propri attentati a infrastrutture e obiettivi sensibili. Con due finalità di fondo: piegare il sostegno europeo all’Ucraina e preparare ulteriori azioni di espansionismo territoriale.
L’allarme risuona da settimane in tutta l’Ue e la decisione di Donald Trump di sospendere le sanzioni nei confronti di Mosca e di ridurre la copertura satellitare in difesa di Kiev sta peggiorando la situazione in maniera considerevole.
Le parole pronunciate ieri dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, sono in parte riferite a questa preoccupazione che sta crescendo di giorno in giorno. «Penso che Putin non voglia fermarsi all’Ucraina — ha avvertito Crosetto …
BRUXELLES – «Una nuova strategia della tensione in tutto il Continente». In diversi report di servizi segreti europei inizia a essere usata questa formula in relazione alla politica di aggressione praticata dalla Russia. Una linea che riguarda la guerra ibrida — che ha ormai una cadenza quotidiana — ma che illumina anche il rischio di veri e propri attentati a infrastrutture e obiettivi sensibili. Con due finalità di fondo: piegare il sostegno europeo all’Ucraina e preparare ulteriori azioni di espansionismo territoriale.
L’allarme risuona da settimane in tutta l’Ue e la decisione di Donald Trump di sospendere le sanzioni nei confronti di Mosca e di ridurre la copertura satellitare in difesa di Kiev sta peggiorando la situazione in maniera considerevole.
Le parole pronunciate ieri dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, sono in parte riferite a questa preoccupazione che sta crescendo di giorno in giorno. «Penso che Putin non voglia fermarsi all’Ucraina — ha avvertito Crosetto in un’intervista alla tv britannica Bbc — È per questo che l’Europa è preoccupata ed è per questo che noi, come Europa e come Nato, ci stiamo preparando. Sperando che questa follia non accada». Il titolare della Difesa italiana ha ricordato che «la maggior parte del bilancio russo è ormai investita in armi e spese militari. Presto avranno un milione e mezzo di militari. Se la guerra finisse domani, cosa farebbe Putin con un milione e mezzo di soldati?». Un modo per dire che le guerre putiniane proseguiranno in diverse direzioni. Per questo gli Alleati del Patto Atlantico si stanno predisponendo ad una escalation, o meglio ad una «follia, sperando di non doverla mai affrontare».
Ma l’inquietudine che spesso attraversa le Cancellerie europee si dirige dunque verso due fronti. Il primo si concentra appunto sulla “strategia della Tensione” che mira a far calare sul Vecchio Continente una cappa scura di agitazione e nervosismo. Gli attacchi ibridi, il mirino sulle reti infrastrutturali e magari veri e propri attentati (ad esempio contro i responsabili delle industrie che producono armi) sono la punta più evidente dell’iceberg militare del Cremlino. Il secondo, però, è persino più grave. Perché troppo spesso arrivano segnali alle Intelligence continentali che gli obiettivi di Putin sono sempre più sovrapponibili alla geografia della “Grande Russia”. Ricomporre i vecchi confini dell’Urss e degli Zar. Le paure sui confini baltici e su quelli del sudest europeo, come la Moldavia, sono infatti ricorrenti. La tensione ai confini con Estonia, Lituania e Lettonia è ormai permanente.
Per di più, dopo l’intesa sul diesel tra il presidente Usa e Putin, il sospetto tra i governi europei si concentra sull’idea che dietro ci siano accordi ulteriori. In particolare sull’energia. In particolare per lo sfruttamento, dopo la fine del conflitto, delle risorse ucraine ma anche di quelle russe.
Per questo le ultime scelte di Trump, in particolare la sospensione della cosiddetta legge Graham — risultano scioccanti per l’Ue. «Le nostre sanzioni — ha infatti commentato un portavoce della Commissione europea — stanno esercitando pressione sull’economia russa. Ma dobbiamo fare di più. Come ha affermato ieri la presidente Ursula von der Leyen a margine del Consiglio europeo, stiamo lavorando ora al 22esimo pacchetto di sanzioni». E ci sarebbe bisogno di «un’azione mirata e coordinata su entrambe le sponde dell’Atlantico per fare la differenza nel porre fine a questa guerra. L’Ue non revocherà alcuna sanzione finché la Russia non porrà fine alla guerra». Anzi i leader si stanno predisponendo a rinforzare la consegna di munizioni a Kiev e a soddisfare la richiesta di Zelensky di aumentare i finanziamenti economici per il prossimo anno. La sicurezza dell’Unione passa sempre dai confini ucraini.