Il Papa sente Zelensky sulla crisi umanitaria nella città di Oleshky: “Collaborazione per la tregua”
di Iacopo ScaramuzziLeone XIV preme su Mosca e Kiev per salvare Oleshky, città nell’est dell’Ucraina assediata dall’esercito russo e sull’orlo di una catastrofe umanitaria. Oggi ha telefonato a Volodymyr Zelensky, tre giorni fa aveva chiamato Vladimir Putin. Il Papa ha rallentato gli impegni dopo l’asportazione di un cancro al polmone martedì scorso, ma sul fronte della guerra e della pace nella «martoriata Ucraina» accelera il passo.
Le due telefonate
Il Papa nato a Chicago ha telefonato venerdì scorso al presidente russo, secondo colloquio dall’inizio del pontificato, dalla sua stanza d’ospedale al Gemelli. Con Putin Leone «ha espresso viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria» di Oleshky, ha riferito il Vaticano, «chiedendo una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile». Oggi ha chiamato il presidente ucraino auspicando «che la collaborazione di entrambe le parti possa consentire l’arrivo di aiuti alimentari …
Leone XIV preme su Mosca e Kiev per salvare Oleshky, città nell’est dell’Ucraina assediata dall’esercito russo e sull’orlo di una catastrofe umanitaria. Oggi ha telefonato a Volodymyr Zelensky, tre giorni fa aveva chiamato Vladimir Putin. Il Papa ha rallentato gli impegni dopo l’asportazione di un cancro al polmone martedì scorso, ma sul fronte della guerra e della pace nella «martoriata Ucraina» accelera il passo.
Le due telefonate
Il Papa nato a Chicago ha telefonato venerdì scorso al presidente russo, secondo colloquio dall’inizio del pontificato, dalla sua stanza d’ospedale al Gemelli. Con Putin Leone «ha espresso viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria» di Oleshky, ha riferito il Vaticano, «chiedendo una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile». Oggi ha chiamato il presidente ucraino auspicando «che la collaborazione di entrambe le parti possa consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile».
La città si trova nell’est dell’Ucraina, sull’altra sponda del fiume Dnipro rispetto a Kherson: prima dell’invasione russa c’erano 25mila abitanti, oggi ne sono rimasti appena 1700, tra questi 47 bambini. Sono alla fame, non hanno elettricità né medicinali, e non hanno vie di fuga. Russi e ucraini si rimpallano le responsabilità. Kiev accusa Mosca di tenere i civili in ostaggio, la Russia sostiene che sia l’Ucraina a bloccare deliberatamente rifornimenti e evacuazioni; i russi bombardano Kherson, gli ucraini hanno disseminato la strada per Oleshky di mine e droni per impedire i rifornimenti militari ai russi. Gli aiuti potrebbero arrivare dal cielo, ma i russi abbattono i droni ucraini e gli ucraini tirano già quelli dei russi. L’unica possibilità è che Mosca e Kiev concordino una tregua di qualche giorno per creare un corridoio umanitario attraverso il quale gli aiuti possono entrare in città e chi vuole può fuggirne.
Colloqui in corso
E’ l’obiettivo al quale sta lavorando papa Leone, forte della sua terzietà, della sua autorevolezza, nonché del sovrappiù di credibilità che gli conferisce la convalescenza. A preparare il terreno era stato il cardinale Matteo Zuppi, che l’estate scorsa è volato prima a Kiev e poi a Mosca e nella cartellina che ha aperto davanti alle autorità dei due paesi aveva cerchiato in rosso il disastro di Oleskhy tra le priorità. Adesso che la situazione si è aggravata il Papa ha deciso di mettere tutto il suo peso per sbloccare un’emergenza che le Nazioni Unite e la Croce Rossa non sono riuscite a risolvere. La triangolazione sembra funzionare, l’accordo sarebbe a portata di mano. Al telefono l’altro giorno Putin ha evidenziato con il Papa – lo ha riferito il Cremlino – «la responsabilità» ucraina per la difficile situazione umanitaria, ma ha comunque aperto alla richiesta vaticana. Dmytro Lubinets, commissario ucraino per i diritti umani, ha confermato ieri che i colloqui tra le due parti sono in corso. Ultimo tassello, l’estremo appello di oggi a Zelensky. «Stiamo lavorando per aiutare la nostra gente, stiamo preparando delle decisioni», ha riferito su X il presidente ucraino. Che sa di avere in Leone un interlocutore prezioso: il Papa americano lo ha già ricevuto tre volte dall’inizio del pontificato, e quella di ieri era la terza telefonata tra i due.
Caso particolare, metodo generale
E ora può fare la differenza sui destini degli abitanti intrappolati a Oleshky. Una tregua, sottolineano in Vaticano, sarebbe un successo a doppia lettura. La diplomazia papale, infatti, può ottenere un risultato concreto perché si tratta di un caso molto concreto. Ma al tempo stesso marca un metodo generale, quello dei nemici che si parlano, delle armi che tacciono, della guerra che si ferma per risparmiare civili inermi.