Dopo Parigi, è venuto anche il turno di Roma di finire nel mirino di Trump per le politiche sull’immigrazione, secondo lui all’origine delle proteste di questi giorni. Non un attacco diretto alla premier Meloni, che sui confini ha investito molto capitale politico, ma in generale agli europei, anche per ricordare agli elettori americani la differenza del suo approccio.
Parlando con i giornalisti mentre partiva per un comizio in Kansas, il presidente ha detto: «Come in Francia, anche in Italia le proteste hanno a che fare con l’immigrazione». Perché «Francia e Italia sono Paesi peggiori di quello che erano. Se l’Europa non chiude i confini è finita».
È un vecchio cavallo di battaglia di Trump, che già durante la campagna presidenziale del 2016 aveva rimproverato alla cancelliera tedesca Merkel una politica «folle» sull’immigrazione. Poi ha attaccato Macron, considerato un rivale, e ora Meloni, ormai scesa nel suo apprezzamento. Lo scopo però è denunciare il declino generale dell’Europa, rivendicando invece la sua linea dura, per attirare voti repubblicani alle midterm del 3 novembre.
Il presidente Usa, infatti, ha poi avvertito che gli Stati Uniti saranno costretti a ritirarsi dall'Europa se questa dovesse «soccombere all'invasione» dei migranti. «Se non troveranno presto la strada giusta, non avremo altra scelta che andarcene. Politici di sinistra hanno importato milioni e milioni di migranti dal terzo mondo. Non permetteremo che ciò accada al nostro Paese», ha aggiunto.