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Kupiansk, operazione Veles: Kiev sorprende i russi con il tunnel di 15 chilometri

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La brigata Karthiia ha preparato la missione nel sottosuolo per un mese Cento nemici sarebbero stati uccisi e 30 catturati
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In un cielo pullulante di droni che sorvegliano tutto, l’unico modo di realizzare un attacco a sorpresa è avanzare nel sottosuolo. Per questo gli ucraini hanno costruito un tunnel lungo quindici chilometri, collegando vecchie condotte con cunicoli scavati nel silenzio, e sono sbucati alle spalle delle linee russe nella zona di Kupiansk. L’operazione è un nuovo capitolo della guerra sotterranea sempre più protagonista dei conflitti contemporanei, da Gaza al Donbass. Stando ai resoconti della propaganda e alle immagini disponibili, l’assalto della brigata Karthiia segna un passo avanti: è stato organizzato meticolosamente, sincronizzando l’azione finale con un’offensiva in superficie di droni e truppe mobili che ha chiuso le truppe di Mosca tra due fuochi.

L’operazione Veles, come il dio del sottosuolo della mitologia slava, non è stata un blitz ma un’azione sistematica. L’unico dato reso noto parla di 100 nemici uccisi e 30 catturati. Non si sa quanto profondamente l’attacco abbia inta…

In un cielo pullulante di droni che sorvegliano tutto, l’unico modo di realizzare un attacco a sorpresa è avanzare nel sottosuolo. Per questo gli ucraini hanno costruito un tunnel lungo quindici chilometri, collegando vecchie condotte con cunicoli scavati nel silenzio, e sono sbucati alle spalle delle linee russe nella zona di Kupiansk. L’operazione è un nuovo capitolo della guerra sotterranea sempre più protagonista dei conflitti contemporanei, da Gaza al Donbass. Stando ai resoconti della propaganda e alle immagini disponibili, l’assalto della brigata Karthiia segna un passo avanti: è stato organizzato meticolosamente, sincronizzando l’azione finale con un’offensiva in superficie di droni e truppe mobili che ha chiuso le truppe di Mosca tra due fuochi.

L’operazione Veles, come il dio del sottosuolo della mitologia slava, non è stata un blitz ma un’azione sistematica. L’unico dato reso noto parla di 100 nemici uccisi e 30 catturati. Non si sa quanto profondamente l’attacco abbia intaccato lo schieramento invasore. Di sicuro rappresenta un contrappasso: la caduta di Kupiansk lo scorso anno era stata decisa proprio da fanti russi che attraverso le tubature erano riusciti a penetrare in città. Poi dallo scorso dicembre una serie di contrattacchi ucraini ha riconquistato il centro urbano, strategico perché controlla l’attraversamento del fiume Oskil.

Come in altri insediamenti industriali dell’Ucraina orientale, su Kupiansk converge un dedalo di gallerie e tubature costruito in epoca sovietica per le miniere e gli impianti metallurgici. Dopo i primi raid, adesso i belligeranti fanno attenzione ad evitare che i percorsi nel sottosuolo vengano utilizzati per giocare brutti scherzi: li demoliscono con l’esplosivo, mandano robot cingolati a spargere mine e droni simili a libellule che volano nell’oscurità per perlustrarli. Pochi giorni fa il tentativo di sfruttare un gasdotto è stato sventato dalle bombe sganciate da un esacottero ucraino nei pozzi di aerazione. «I russi credevano che i tunnel fossero una loro esclusiva – ha commentato il generale Ihor Obolenskyi, comandante della brigata che fa parte del Secondo corpo della Guardia nazionale – Noi abbiamo studiato quello che loro hanno fatto, lo abbiamo perfezionato e trasformato la minaccia in un vantaggio per la nostra controffensiva». Proprio per ingannare la sorveglianza, i genieri della Karthiia hanno progettato un camminamento nuovo, unendo pezzi di condotte esistenti con cunicoli scavati di nascosto. Poi lo hanno dotato degli strumenti per garantire il movimento di un reparto numeroso: luci, prese d’aria mimetizzate, ponti radio per comunicare, binari con carrelli per trasportare scorte di munizioni. Un’attività meticolosa, condotta da ex minatori con decenni di esperienza nelle viscere del Donbass.

Mentre i lavori proseguivano, un’unità specializzata di dronisti – la Achilles – ha fornito copertura dal cielo impedendo ai russi di avvicinarsi alla superficie del cantiere. Per oltre un mese, i commandos destinati a spuntare dagli abissi si sono preparati a combattere nelle catacombe con un addestramento fisico e psicologico. Da notare la presenza di uomini della “Russia libera”: oppositori anti-putiniani che si sono arruolati con gli ucraini e operano nei ranghi dell’intelligence. Non si può escludere che siano usciti in avanscoperta per individuare le posizioni russe prima di far emergere dalla terra il grosso del contingente d’assalto.

L’obiettivo più importante di questa manovra è stato consolidare il controllo dell’autostrada che va dalla Russia verso il Donbass passando alle porte di Kupiansk. Il tunnel è passato sotto i capisaldi delle truppe di Mosca che tenevano sotto tiro l’arteria, travolti poi dall’assalto finale sui due lati. Nei prossimi giorni si capirà se “l’operazione Veles” ha avuto un impatto sulla situazione generale del fronte. Ancora una volta, però, dimostra la determinazione degli ucraini, che non si arrendono davanti alla superiorità numerica dell’armata del Cremlino.

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