NEW YORK – Si alza l’allerta americana in Medio Oriente: nuove informazioni di intelligence ricevute dal segretario di Stato Marco Rubio venerdì, rivelano che se dovessero riprendere gli attacchi sull’Iran, Teheran sarebbe pronto a rispondere. Con nuovi attacchi già pianificati contro alti funzionari americani: diplomatici in testa. Quella degli omicidi mirati è una minaccia seria quanto basta a spingere il dipartimento della Difesa e il Pentagono ad innalzare l’allarme al livello più alto dall’inizio della guerra e a ridurre conseguentemente il personale delle ambasciate e dei consolati, specialmente nell’area del Golfo. Il memorandum, firmato da Jay Clayton, il nuovo direttore dell’intelligence nazionale nominato lo scorso agosto dopo la defenestrazione di Tulsi Gabbard - un documento che era stato anticipato da Axios - afferma infatti che «Teheran ha intensificato in modo sostanziale gli sforzi per colpire il personale statunitense con attacchi potenzialmente letali». Le nuove mina…
NEW YORK – Si alza l’allerta americana in Medio Oriente: nuove informazioni di intelligence ricevute dal segretario di Stato Marco Rubio venerdì, rivelano che se dovessero riprendere gli attacchi sull’Iran, Teheran sarebbe pronto a rispondere. Con nuovi attacchi già pianificati contro alti funzionari americani: diplomatici in testa. Quella degli omicidi mirati è una minaccia seria quanto basta a spingere il dipartimento della Difesa e il Pentagono ad innalzare l’allarme al livello più alto dall’inizio della guerra e a ridurre conseguentemente il personale delle ambasciate e dei consolati, specialmente nell’area del Golfo. Il memorandum, firmato da Jay Clayton, il nuovo direttore dell’intelligence nazionale nominato lo scorso agosto dopo la defenestrazione di Tulsi Gabbard - un documento che era stato anticipato da Axios - afferma infatti che «Teheran ha intensificato in modo sostanziale gli sforzi per colpire il personale statunitense con attacchi potenzialmente letali». Le nuove minacce si sarebbero concretizzate nelle ultime tre settimane: e coinvolgerebbero addirittura agenti iraniani all’interno degli Stati Uniti, come rivela una fonte al New York Times. Quanto la situazione sia però effettivamente pericolosa, è difficile da stabilire: un altro funzionario dice che in realtà la capacità iraniana di colpire figure americane d’alto rango resta limitata. Le ambizioni bellicose sarebbero superiori alle effettive capacità di portare a termine determinati attacchi. Ma i possibili complotti, ha proseguito, «influenzano comunque le decisioni del Dipartimento di Stato in merito agli adeguamenti del personale delle ambasciate».
Venerdì sera il Dipartimento di Stato ha dunque aggiornato gli avvisi di viaggio per 13 paesi del Medio Oriente, portando alcuni al livello arancione tre, che significa “riconsiderare il viaggio” e altri – paesi come l’Arabia Saudita oggetto di attacchi anche da parte degli Houthi - al livello rosso quattro, un esplicito “non andare”. Ma i timori sono soprattutto per i diplomatici già in loco: tanto che secondo quanto scrive Cnn, «le partenze di funzionari d’alto livello insieme ai loro familiari dalle sedi in Medio Oriente si stanno svolgendo in maniera caotica e frustrante», tanto più che molti, già evacuati a inizio del conflitto, erano rientrati solo di recente nelle loro sedi.
I nuovi allarmi arrivano in un momento cruciale, dopo otto mesi di guerra e alla vigilia di elezioni sempre più competitive anche a causa dell’impennata dei prezzi dell’energia che sta spingendo molti americani a voltare le spalle ai repubblicani guidati da Donald Trump. Solo pochi giorni fa è emersa la notizia che Stati Uniti e Israele avrebbero elaborato nuovi piani d’attacco contro l’Iran che potrebbero riprendere prestissimo: già dopo le elezioni di midterm del 3 novembre.
Negli Usa ci sono stati solo due episodi imputabili all’Iran: un cittadino pachistano è stato condannato a marzo per aver progettato di uccidere Donald Trump e altri politici americani per conto dei pasdaran. Nel 2022, invece, un ex guardiano della rivoluzione aveva tentato di assassinare l’allora consigliere della sicurezza John Bolton, come vendetta per l’eliminazione in un raid Usa ordinato dal tycoon del capo delle forze al Quds Qassem Soleimani, a Baghdad nel 2020.