Navalnaya: “Inevitabile un negoziato con Putin. Ma devono partecipare Usa, Europa e Ucraina”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Quando Repubblica chiede a Yulia Navalnaya cosa ne pensa dell’inviato americano Steve Witkoff che ha definito Putin “una persona umanitaria” nel loro ultimo incontro a Mosca, e di Trump che incolpa Zelensky più del presidente russo per la guerra in Ucraina, la risposta dell’attivista e moglie del dissidente russo Alexei Navalny, fatto avvelenare e uccidere dal capo del Cremlino nel 2024, è lapidaria: “Per me è molto facile rispondere a questa domanda, perché riguarda mio marito. Ed è proprio per questo che considero assurdo definire Putin una persona umanitaria. Non si tratta soltanto di parole. Quest’anno, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, cinque Paesi europei, insieme a me, hanno dichiarato che esistono numerose prove del fatto che mio marito sia stato avvelenato, persino in carcere. Lo hanno preso in ostaggio. Lo hanno tenuto in prigione per anni, senza alcun motivo. E poi, persino lì, in carcere, avevano così tanta paura di lui da arrivare ad avvelenarlo”.
…LONDRA - Quando Repubblica chiede a Yulia Navalnaya cosa ne pensa dell’inviato americano Steve Witkoff che ha definito Putin “una persona umanitaria” nel loro ultimo incontro a Mosca, e di Trump che incolpa Zelensky più del presidente russo per la guerra in Ucraina, la risposta dell’attivista e moglie del dissidente russo Alexei Navalny, fatto avvelenare e uccidere dal capo del Cremlino nel 2024, è lapidaria: “Per me è molto facile rispondere a questa domanda, perché riguarda mio marito. Ed è proprio per questo che considero assurdo definire Putin una persona umanitaria. Non si tratta soltanto di parole. Quest’anno, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, cinque Paesi europei, insieme a me, hanno dichiarato che esistono numerose prove del fatto che mio marito sia stato avvelenato, persino in carcere. Lo hanno preso in ostaggio. Lo hanno tenuto in prigione per anni, senza alcun motivo. E poi, persino lì, in carcere, avevano così tanta paura di lui da arrivare ad avvelenarlo”.
“Eravamo una famiglia normalissima, assolutamente ordinaria”, continua l’attivista russa, “e non avrei mai potuto immaginare che una cosa del genere potesse accadere nella mia vita. Per questo, naturalmente, quando sento qualcuno affermare che Putin sia una persona umanitaria, lo trovo completamente assurdo. Ed è davvero triste che qualcuno possa ancora sostenere una cosa del genere nel 2026, dopo tutto ciò che Putin ha fatto alla Russia, dopo aver iniziato la guerra contro l’Ucraina nel 2022 e dopo tutto quello che continua a fare e a diffondere”.
Due nuove piattaforme contro i regimi
Yulia Navalnaya, 50 anni compiuti da poco e presidente dell’associazione per i diritti umani “Human Rights Foundation”, è alla Foreign Press Association (Fpa) di Londra per presentare l’Authoritarian Collaboration Index e il Tyranny Tracker, due nuove piattaforme della sua associazione e dell’ong Action For Democracy: un database costantemente aggiornato che traccia e monitora la cooperazione tra regimi autoritari, governi con tendenze autoritarie e attori politici allineati a tali regimi in tutto il mondo.
Il rapporto in questione esamina il rafforzamento delle reti autoritarie negli ultimi sei mesi (dallo scoppio della guerra in Iran) e approfondisce il modo in cui i regimi autoritari e i partiti con tendenze autoritarie stanno operando su diversi fronti: costruzione di alleanze in vista delle principali elezioni europee; istituzionalizzazione della repressione, dalla Russia alla Cina; esportazione di sicurezza e legittimazione politica; consolidamento delle reti autoritarie.
La dittatura di Putin
Allora una collega australiana chiede a Navalnaya se la Russia avrà mai un futuro democratico. “La dittatura in Russia non è iniziata nel 2022”, risponde Navalnaya, “eppure, vi siete accorti della Russia soltanto nel 2022, quando Putin ha iniziato la guerra. In realtà, la dittatura in Russia è cominciata nel 2000, quando Putin è salito al potere. E durante questi 22 anni è stato accolto ovunque. È stato invitato a ogni vertice internazionale. I leader europei erano leader democraticamente eletti, eppure gli stringevano la mano”.
“Allora”, accusa Navalnaya, “all’interno della Russia, forse la repressione non era ancora così diffusa, ma il primo procedimento giudiziario contro mio marito risale al 2010. E non riguardava soltanto mio marito: ci sono state proteste nel 2011 e nel 2020. Quelle proteste non hanno risolto il problema, ma moltissime persone sono scese in piazza. E credo che sarebbe stato molto importante prestare maggiore attenzione a ciò che stava accadendo proprio in quel momento. Se i Paesi democratici avessero smesso di trattare Putin come un leader alla loro pari, la situazione avrebbe potuto prendere una piega diversa e questa guerra in Ucraina forse non sarebbe mai scoppiata”.
I negoziati
Però in questo momento sono in corso negoziati con la Russia, per quanto controversi, che potrebbero forse far arrivare almeno a un cessate il fuoco in Ucraina. Cosa ne pensa Navalnaya? “Credo che qualsiasi persona dotata di buon senso preferirebbe non dover parlare affatto con Putin. Ma nessuna guerra può essere risolta senza negoziati. Penso che la cosa fondamentale sia che al tavolo delle trattative non siedano soltanto alcuni Paesi che hanno raggiunto un accordo tra loro, ma che vi partecipino tutti i Paesi direttamente coinvolti in questo conflitto. E qualsiasi negoziato dovrebbe coinvolgere gli Stati Uniti, l’Europa, la Russia e ovviamente l’Ucraina, che deve avere un ruolo concreto e, soprattutto, centrale in queste trattative”.
“I dittatori non devono mai, in nessuna circostanza, essere sottovalutati”, è il monito della moglie del celebre leader dell’opposizione russo ucciso, la cui battaglia prosegue con l’impegno di Yulia, “e una lotta efficace contro i dittatori è impossibile senza un approccio realmente scientifico. Ed è proprio questo lo scopo e il valore del progetto Tyranny Tracker, creato dal nostro team della Human Rights Foundation: studiare e monitorare sistematicamente i regimi autoritari, per non lasciarci sfuggire nessuna delle loro innovazioni e per essere sempre pronti”.
“Perché, conclude Navalnaya, “i dittatori che collaborano tra loro possono essere sconfitti soltanto se anche coloro che lottano per la libertà collaborano, condividono le proprie esperienze e si aiutano a vicenda. Spero che un giorno riusciremo tutti nel nostro intento. Questa mattina ho consultato il Tyranny Tracker e ho visto che la Serbia è classificata come un regime autoritario, di colore giallo. Facciamo gli scongiuri, ma sembra che presto potrebbe diventare verde, dopo la storica sconfitta del partito di Aleksandar Vucic. E naturalmente stiamo tutti seguendo la situazione in Venezuela con apprensione e speranza. Per il momento, il semaforo è ancora rosso: il Paese è classificato come un regime pienamente autoritario. Ma lo storico ritorno di María Corina Machado potrebbe cambiare tutto. E naturalmente so che nemmeno il semaforo rosso accanto alla Russia resterà tale per sempre. Ma aspetto il momento in cui potrò tornare in Russia, e io e il mio team stiamo facendo tutto il possibile affinché questo accada. Spero che presto ogni Paese del pianeta possa avere il semaforo verde. Grazie di cuore”.