Iran, la vendetta del sistema: cinque anni di carcere a Panahi, il regista Palma d’Oro a Cannes
di Gabriella ColarussoIl regista iraniano Jafar Panahi, palma d’Oro a Cannes con Un Semplice Incidente e candidato all’Oscar, è stato condannato a cinque anni e un mese di prigione in un procedimento diverso da quello per cui era già stato condannato a un anno di carcere per propaganda contro lo stato. Non è ancora chiaro quali siano le accuse a carico del regista, da sempre critico nei confronti del regime.
La pena prevede anche la confisca di tutti i suoi beni, materiali e immateriali, il divieto di utilizzare i social e di viaggiare per due anni. L’avvocato di Panahi, Mostafa Nili, ha raccontato al giornale Etemad di aver scoperto della condanna perché i conti bancari del regista erano stati improvvisamente bloccati e andando in tribunale per chiedere spiegazioni ha saputo della nuova sentenza, emessa peraltro in contumacia, nonostante Panahi sia tornato in Iran il 30 marzo del 2026, dopo il tour di promozione del film negli Stati Uniti.
Aveva promesso di tornare, l’autore di Taxi Teheran, nonostante la…
Il regista iraniano Jafar Panahi, palma d’Oro a Cannes con Un Semplice Incidente e candidato all’Oscar, è stato condannato a cinque anni e un mese di prigione in un procedimento diverso da quello per cui era già stato condannato a un anno di carcere per propaganda contro lo stato. Non è ancora chiaro quali siano le accuse a carico del regista, da sempre critico nei confronti del regime.
La pena prevede anche la confisca di tutti i suoi beni, materiali e immateriali, il divieto di utilizzare i social e di viaggiare per due anni. L’avvocato di Panahi, Mostafa Nili, ha raccontato al giornale Etemad di aver scoperto della condanna perché i conti bancari del regista erano stati improvvisamente bloccati e andando in tribunale per chiedere spiegazioni ha saputo della nuova sentenza, emessa peraltro in contumacia, nonostante Panahi sia tornato in Iran il 30 marzo del 2026, dopo il tour di promozione del film negli Stati Uniti.
Aveva promesso di tornare, l’autore di Taxi Teheran, nonostante la campagna per l’Oscar e le lusinghe di Hollywood: in Iran vivono il figlio, la sorella, la madre, i suoi colleghi, l’Iran è il posto dove riesce a immaginare e a costruire i suoi film. «Quando la metà di te è dentro, come puoi stare lontano? Tonerò appena finisce la campagna per gli Oscar, tornerò subito..» aveva spiegato a Variety. Lo attendevano la guerra e un’altra condanna in contumacia a un anno di carcere e il divieto di viaggio per altri due anni per “propaganda contro lo Stato”. Quella che il ministero della cultura chiama “propaganda” è il suo cinema ribelle, semplice e potentissimo, che riesce ad essere persino divertente nella denuncia implacabile della violenza del sistema repressivo della Repubblica islamica.
Nel 2010 a Panahi fu vietato di realizzare film in Iran ma ha continuato a farli in modo clandestino, utilizzando degli espedienti ogni volta diversi, girando con troupe che lavoravano dalla Turchia o da oltreconfine. Nel 2022 fu stato arrestato dopo le proteste di un gruppo di cineasti e solo nel 2025 le autorità gli hanno concesso di andare a Cannes per presentare Un Semplice Incidente che racconta i tormenti, le gaffe e le contraddizioni di un gruppo di ex prigionieri politici che ritrovano il carceriere che li aveva torturati.