Fukuyama: “Trump è debole, ma resta un pericolo per l’America e il mondo”
dal nostro inviato Paolo Mastrolilli(Photo by Leonardo Cendamo/Getty Images)
WASHINGTON – Non è finita qui, avverte Francis Fukuyama: «Le midterm — secondo il politologo della Stanford University — sono state un potente ripudio di Trump, che ci difende dalla sua deriva autoritaria, e ora nel partito repubblicano inizierà una dura resa dei conti anche giudiziaria. Lui però cercherà ancora di fare danni, nella politica interna e quella estera, finché potrà».
Lei aveva coniato un termine speciale per quelli fatti così: megalotimia. Cosa significa?
«È il desiderio di essere riconosciuti più grandi degli altri. Ovviamente è una minaccia in una democrazia liberale, basata sul presupposto che tutti i cittadini siano essenzialmente uguali. Però è anche necessaria, per chi vuole eccellere. Un modo per farlo è diventare ricchi, ma non potevo prevedere che trenta anni dopo non sarebbe bastato più a Trump, e avrebbe voluto il potere politico oltre all’opulenza».
WASHINGTON – Non è finita qui, avverte Francis Fukuyama: «Le midterm — secondo il politologo della Stanford University — sono state un potente ripudio di Trump, che ci difende dalla sua deriva autoritaria, e ora nel partito repubblicano inizierà una dura resa dei conti anche giudiziaria. Lui però cercherà ancora di fare danni, nella politica interna e quella estera, finché potrà».
Lei aveva coniato un termine speciale per quelli fatti così: megalotimia. Cosa significa?
«È il desiderio di essere riconosciuti più grandi degli altri. Ovviamente è una minaccia in una democrazia liberale, basata sul presupposto che tutti i cittadini siano essenzialmente uguali. Però è anche necessaria, per chi vuole eccellere. Un modo per farlo è diventare ricchi, ma non potevo prevedere che trenta anni dopo non sarebbe bastato più a Trump, e avrebbe voluto il potere politico oltre all’opulenza».
Alla vigilia delle elezioni lei ha scritto che “la democrazia è più resiliente di quanto la gente pensi, ma domani sarà un momento pericoloso”. L’abbiamo scampato?
«È stato uno dei più potenti ripudi di Trump che avrei potuto sperare, quindi ne sono molto contento. Penso che porterà a una nuova era nella politica americana».
Perché è avvenuto?
«Lui è stato ovviamente la causa di questa incredibile sconfitta. I candidati che ha scelto e sostenuto hanno tutti perso. Gli elettori hanno detto che i veri problemi erano causati da Trump, come l’aumento dei prezzi, i dazi, la guerra in Iran, quindi è stata tutta colpa sua».
Anche la base Maga era contraria alla guerra in Iran.
«Nessuno era davvero favorevole, per molti motivi strategici e pratici, ma lui ha voluto commettere comunque questo errore enorme. Pensava di poter fare qualsiasi cosa volesse, però ora verrà punito».
Lei era preoccupato anche per l’ondata autoritaria, perché gli strumenti di controllo come Congresso e sistema giudiziario avevano rinunciato a svolgere le loro funzioni, inginocchiandosi alla volontà di Trump. Gli elettori hanno risposto difendendo la democrazia?
«Per qualcuno come me, un accademico, sì. Sono questioni molto importanti. Penso che per la maggior parte degli elettori comuni si sia concentrata su cose più pratiche, come il prezzo della benzina e l’accessibilità economica, piuttosto che queste questioni più astratte. Ma certamente ci sono molte persone a cui non piaceva davvero il modo in cui Trump governava e cercava di trasformare l’America in uno stato autocratico».
Ora questo rischio è superato?
«No. Soprattutto in politica estera, può ancora fare quello che vuole. Non è il tipo di persona che ammette di aver commesso un errore. Quindi mi aspetto che nei prossimi due anni prenda decisioni molto strane e preoccupanti».
Solo in politica estera, o anche interna?
«Potrebbe farlo anche con quella interna. È più facile per lui agire in politica estera perché la Costituzione gli dà molta più autorità in questo campo, ma cercherà di fare cose rischiose ovunque, almeno fino a quando penserà di poterla fare franca».
Il suo ex consigliere Steve Bannon ha previsto che fra i repubblicani scoppierà una “guerra civile”. Lei cosa si aspetta?
«Sì, ci sarà una dura lotta. La fazione Maga non sarà più particolarmente potente e molti repubblicani si sentiranno liberi di criticare il presidente. Se ci sarà un certo slancio, sarà verso un tipo di Partito repubblicano molto diverso da quello creato da Trump».
Anche il mondo Maga si dividerà tra chi lo appoggia e chi si oppone?
«Sì, esatto. Alcuni hanno accettato l’intervento in Iran, ma molti continuano a rifiutarlo».
Cambierà la linea o la leadership del Gop?
«Entrambe. Per mutare direzione si parte da una leadership diversa. Chiunque emergerà, dovrà rinunciare alle principali iniziative di Trump, come la guerra e i dazi».
E sul piano interno?
«Anche. La corruzione, al momento del voto, è emersa come un problema davvero grande, pure per molti repubblicani Maga. I prossimi due anni saranno dedicati agli sforzi per appurare le responsabilità. Molte persone verranno citate in giudizio, costrette a testimoniare, in alcuni casi perseguite penalmente».
Perché Vance ha scritto che la sconfitta è colpa dell’Iran?
«Non è mai stato favorevole alla guerra. Apparentemente era uno dei pochi che aveva sconsigliato di farla, fin dall’inizio, ma poi si è dovuto piegare e appoggiarla. Ora ha un grave problema, perché se vuole essere il prossimo candidato presidenziale deve prendere le distanze da Trump, ma per lui è molto difficile farlo».
Sta cercando di riposizionarsi per poter correre nel 2028?
«Ci proverà, ma dubito che riuscirà davvero a farlo».
Il candidato dell’ala tradizionalista del Gop sarà Rubio?
«Forse sì, anche se quello potrebbe non essere l’anno ideale, dopo i danni fatti da Trump».
Esistono alternative?
«Non che mi piacerebbe vederle, ma qualcuno tipo Tucker Carlson potrebbe diventare un candidato plausibile, perché è sempre stato contrario alla guerra e all’interno del partito c’è una fazione anti-Israele molto forte, quindi potrebbe emergere».
Il governatore uscente della Florida Ron DeSantis ha detto che il partito repubblicano così rischia l’estinzione. Ha ragione?
«Non credo che ci sarà l’estinzione del partito, ma dovrà avvenire un cambiamento di direzione se vogliono restare vitali in futuro».