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Mosca presenta la squadra per il trilaterale Usa- Russia- Ucraina di Abu Dhabi

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Il nuovo round di colloqui la prossima settimana (10-11 novembre). Sul tavolo, a cui non partecipa l’Ue, l’ambizione di trovare “un grande accordo” che includa garanzie per sicurezza in Europa
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La prossima settimana ad Abu Dhabi, il 10-11 novembre, ucraini, russi e americani torneranno a incontrarsi dopo gli ultimi negoziati, inconcludenti, di febbraio. Al tavolo l’Europa non ci sarà, ma rischia di essere sul menù. La composizione della delegazione russa dice alcune cose delle intenzioni di Mosca. Putin ha inserito nel team il viceministro degli esteri, Sergei Ryabkov, insieme a Vladimir Medinsky, capo-negoziatore, Yuri Zhigarlovsky, alto ufficiale dello Stato Maggiore, il viceministro degli Esteri Galuzin e il capo dell’intelligence militare Kostyukov. Ryabkov è l’uomo che lavorò alla stesura del trattato presentato da Mosca alla Nato e agli Stati Uniti nel dicembre 2021, poco prima dell’invasione dell’Ucraina, in cui la Russia chiedeva garanzie di sicurezza in Europa, il ritorno allo status quo del 1997, smilitarizzando tutto il fianco orientale. E tutto lascia pensare che su questo insisterà anche nell’incontro di Abu Dhabi.

Del resto, è stata l’amministrazione Trump a of…

La prossima settimana ad Abu Dhabi, il 10-11 novembre, ucraini, russi e americani torneranno a incontrarsi dopo gli ultimi negoziati, inconcludenti, di febbraio. Al tavolo l’Europa non ci sarà, ma rischia di essere sul menù. La composizione della delegazione russa dice alcune cose delle intenzioni di Mosca. Putin ha inserito nel team il viceministro degli esteri, Sergei Ryabkov, insieme a Vladimir Medinsky, capo-negoziatore, Yuri Zhigarlovsky, alto ufficiale dello Stato Maggiore, il viceministro degli Esteri Galuzin e il capo dell’intelligence militare Kostyukov. Ryabkov è l’uomo che lavorò alla stesura del trattato presentato da Mosca alla Nato e agli Stati Uniti nel dicembre 2021, poco prima dell’invasione dell’Ucraina, in cui la Russia chiedeva garanzie di sicurezza in Europa, il ritorno allo status quo del 1997, smilitarizzando tutto il fianco orientale. E tutto lascia pensare che su questo insisterà anche nell’incontro di Abu Dhabi.

Del resto, è stata l’amministrazione Trump a offrire il fianco. Incontrando l’emissario russo Kirill Dimitriev alla Casa Bianca, il presidente Usa ha parlato di un «grande accordo» che includerà «più della sola Ucraina». Suo genero, Jared Kushner, è stato ancora più esplicito evocando la necessità di «un quadro duraturo per la sicurezza e la stabilità a lungo termine in Europa».

Le cancellerie del continente sono in allarme, la rappresentante Kallas ha ribadito che senza prima un cessate il fuoco in Ucraina non ci sarà alcun negoziato serio e che comunque sta all’Unione trattare le proprie questioni di sicurezza. «L’idea di discutere dell’architettura di sicurezza tra Europa e Russia può rivelarsi pericolosa. Innanzitutto si deve discutere di come porre fine alla guerra», ribadisce il presidente ucraino Zelensky, che rifiuta l’idea di una “Yalta 2.0” in cui russi e americani, con il sostegno silenzioso della Cina, si spartiscano il continente in sfere di influenza.

Mosca tuttavia non dà segni di voler davvero discutere di un cessate il fuoco: l’aviazione ha intensificato i bombardamenti sul tutto il paese. Secondo il Financial Times, l’obiettivo di Putin è piegare gli ucraini radendo al suolo le infrastrutture del paese, non solo le centrali elettriche, ma ponti, porti, ferrovie. Pur avendo recuperato terreno sul fronte del Donbass, e riuscendo a bloccare le avanzate russe, Kiev è in estrema difficoltà nella protezione delle città. Non ha più intercettori, dall’America non arrivano aiuti e gli europei fanno fatica a supplire. «Al momento non siamo in grado di fornire all’Ucraina sistemi di difesa aerea Patriot», perché le scorte si stanno esaurendo ha ammesso ieri il ministro della Difesa tedesco Pistorius.

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