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Il treno dei desideri

E il neonazi che ha vinto il primo turno in Sassonia
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Italo e Trenitalia vogliono sbarcare in Germania. Un mercato ghiotto e con un enorme potenziale, dominato da un monopolista, Deutsche Bahn, che soffre da anni dei mancati investimenti nella rete dovuti a decenni di austerità eccessiva. Il colosso tedesco dei treni ha dunque ormai una reputazione devastata dai mostruosi ritardi che accumula ogni giorno su tutta la rete tedesca, e in particolare sui percorsi dell’alta velocità. Ma un anno fa, quando l’amministratore delegato di Italo, Gianbattista La Rocca, si è fatto avanti per conquistare una piccola fetta di quel mercato, la Germania ha cominciato a erigere le barricate. E lo ha fatto non solo attraverso Deutsche Bahn, che controlla il 95% dei traffico ferroviario. Ma anche attraverso una controllata del gigante dei treni, InfraGo, che purtroppo ricopre il ruolo di gestore delle reti. E’ l’azienda, insomma, che assegna le tratte a potenziali concorrenti del suo padrone. Un conflitto di interessi esibito senza troppe remore, e in un c…

Italo e Trenitalia vogliono sbarcare in Germania. Un mercato ghiotto e con un enorme potenziale, dominato da un monopolista, Deutsche Bahn, che soffre da anni dei mancati investimenti nella rete dovuti a decenni di austerità eccessiva. Il colosso tedesco dei treni ha dunque ormai una reputazione devastata dai mostruosi ritardi che accumula ogni giorno su tutta la rete tedesca, e in particolare sui percorsi dell’alta velocità. Ma un anno fa, quando l’amministratore delegato di Italo, Gianbattista La Rocca, si è fatto avanti per conquistare una piccola fetta di quel mercato, la Germania ha cominciato a erigere le barricate. E lo ha fatto non solo attraverso Deutsche Bahn, che controlla il 95% dei traffico ferroviario. Ma anche attraverso una controllata del gigante dei treni, InfraGo, che purtroppo ricopre il ruolo di gestore delle reti. E’ l’azienda, insomma, che assegna le tratte a potenziali concorrenti del suo padrone. Un conflitto di interessi esibito senza troppe remore, e in un crescendo di temporeggiamenti e accuse all’azienda co-fondata da Luca Cordero di Montezemolo piuttosto incredibili.

La Rocca e l’arrocco

Ho intervistato Giambattista La Rocca per Affari&Finanzain un momento cruciale di questa battaglia: a giorni è atteso il verdetto dell’Autorità tedesca delle reti. E l’ad di Italo avverte che è l’ultima occasione per decidere se investire 3,6 miliardi di euro in Germania. Il top manager spara comprensibilmente alzo zero contro InfraGo, che non mostra la necessaria neutralità sulla questione dell’assegnazione delle tratte. La risposta a La Rocca dell’amministratrice delegata di Deutsche Bahn, Evelyn Palla, non si è fatta attendere. All’Handelsblatt la ceo sudtirolese ha consesso un’intervista in cui si è giustificata dei mostruosi ritardi che continuano a flagellare gli utenti. E ha replicato a Italo che InfraGo è “neutrale". Ma quanto la Germania si stia arroccando da anni e quanto le barricate contro Unicredit o Italo siano il sintomo di una sua crescente fragilità, l’ho descritto inquest’analisi.


Trattare con la Russia

La scorsa settimana ho raccolto un’indiscrezione a Berlino, proveniente da autorevoli fonti governative: Germania, Francia e Regno Unito vogliono infilarsi nel vuoto lasciato dagli Stati Uniti nel negoziato per la pace in Ucraina per ritagliarsi, finalmente, un ruolo di mediatori al tavolo del complicatissimo negoziato con la Russia. Donald Trump si è ufficialmente stufato: da un anno a questa parte, del resto, Vladimir Putin non si è spostato di un millimetro dalle sue richieste massimaliste, a partire da quella di accaparrarsi l’intero Donbass. Ma proprio lo stallo sul fronte orientale, dove la Russia è impantanata ormai da anni, i successi recenti degli attacchi sferrati dall’Ucraina in profondità del territorio russo - si pensi all’umiliazione, per il Cremlino, del Forum economico di San Pietroburgo salutato dagli ucraini con una pioggia di droni - e la crescente stanchezza dei russi verso un conflitto che non sta andando da nessuna parte, hanno convinto Friedrich Merz, Emmanuel Macron e Keir Starmer che è arrivato il momento di aprire direttamente una trattativa con Mosca.


(agf)

Il trio che non convince

Il giorno dopo è arrivata la conferma ufficiale dell’indiscrezione, e i tre hanno annunciato un vertice nel rodato formato E3 a Londra e qui ho anticipato nel dettaglio la ratio e i contenuti dell’iniziativa. Anzitutto, l’idea di riportare al tavolo del negoziato con la Russia la proposta di un cessate il fuoco lungo la linea del conflitto. Ovviamente nessuno dei tre leader europei si illude di poter intavolare una discussione sul destino dell’Ucraina senza gli Stati Uniti, partner essenziale nella definizione, ad esempio, delle garanzie per la sicurezza nell’eventuale dopoguerra. Ma per ora, da Washington, tutto tace. Nel frattempo sia Giorgia Meloni sia Donald Tusk hanno espresso - giustamente - la loro irritazione per un’iniziativa che esclude due grandi Paesi, e, nel caso di Varsavia, un generoso sostenitore di Kiev. Settimane fa erano già girate voci su un possibile incontro E5 a Berlino, spostato sine die perché Merz aveva pensato al 2 giugno e Meloni gli aveva ricordato che è la nostra festa della Repubblica. Ora si ragiona su un vertice a fine mese.


Il neonazi in Sassonia

In Sassonia è accaduto, per la prima volta nella storia tedesca del dopoguerra, che un neonazista è riuscito a vincere il primo turno di un’elezione comunale. Stefan Hartung, ex militante neonazista, esponente di spicco della hitleriana Npd e cofondatore dei separatisti sassoni Freie Sachsen, ha battuto persino il candidato dell’Afd. E domenica scorsa era previsto il ballottaggio con il rivale della Cdu. Sulla carta, gli elettori di Hartung e dell’Afd avrebbero potuto conquistare il municipio. Per fortuna, un sussulto di dignità ha fatto sì che tutti gli altri partiti - Linke inclusa - abbiano unito le forze per battere il neonazista. Ma quello del piccolo comune sassone è un altro sintomo di una tendenza preoccupante, soprattutto nei land dell’Est. E a ciò va aggiunto l’ultimo sondaggio Insa, secondo il quale Alice Weidel è la politica più amata dai tedeschi (è quinta nella classifica generale, ma è la donna più popolare). Tanto che il suo partito già l’ha incoronata, su Facebook, la“cancelliera dei cuori”.


Da palco a piscina del popolo

E’ la notizia più rinfrescante della settimana. La mitica Volksbuehne, lo stupendo teatro “del popolo” fondato nella Berlino delle avanguardie di inizio Novecento da Erwin Piscator, ha deciso di protestare contro le immonde politiche culturali del sindaco Cdu Kai Wegner e contro gli eterni lavori in corso che affliggono la capitale (e lo stesso teatro) piazzando una piscina da 25 metri davanti all'ingresso dal 7 agosto al 1 ottobre, corredata di ghiotti chioschi per le patatine fritte. Il motto è: dalla Volksbuehne al Volksbad. E insomma, non perdete l’occasione di un tuffo in piscina in pieno centro, se quest’estate passate di qua. Viel Spaß!


Per questa settimana è tutto, ricordatevi che potete scrivermi direttamente a t.mastrobuoni@repubblica.it o seguirmi sui social. Mi trovate su Instagram, Facebook, Bluesky e su X (dove sono @mastrobradipo).

Bis dann!

Tonia Mastrobuoni

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