C'era una volta l'America

L’ondata anti establishment nel Partito democratico

John "Jack" Bouvier Kennedy Schlossberg
John "Jack" Bouvier Kennedy Schlossberg 

Sulla sconfitta del nipote del presidente ammazzato a Dallas c’è parecchio da capire

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New York - Porta il nome Kennedy, ma non è riuscito nemmeno a superare le primarie del Partito democratico per candidarsi ad un seggio da deputato, in uno dei distretti elettorali più liberal di Manhattan. C’è forse un profondo messaggio politico, oltre a tanto colore, nella recente sconfitta di John "Jack" Bouvier Kennedy Schlossberg nella corsa a sostituire il parlamentare Jerrold Nadler per rappresentare il 12th Congressional District di New York? C’è altro da capire, aldilà delle sue capacità politiche e umane, esistenti o meno; della sua inesperienza elettorale, a soli 33 anni d’età; dell’antipatia per il nepotismo di chi magari si sente in diritto di ereditare certe posizioni, nella democrazia più antica del mondo moderno; della fine della leggenda di Camelot? Non è che magari a travolgerlo è stata anche l’ondata del trumpismo al rovescio, quello che sta alimentando anche fra i democratici un fenomeno tipo il Tea Party repubblicano, ossia una rivolta scatenata nel nome del populismo di sinistra, per contrastare quello di destra?

Basta leggere i molteplici cognomi di Jack per restare affascinati: Bouvier è quello della nonna, Jacqueline, poi diventata Onassis; Kennedy è quello del nonno John, ucciso a Dallas, e dello zio John junior, morto nell’incidente aereo al largo di Martha's Vineyard; Schlossberg è quello di suo padre, designer e artista, nonché marito di Caroline Kennedy, ambasciatrice Usa in Giappone e Australia. Pura aristocrazia politica americana. In altri tempi, uno che si fosse candidato al Congresso per il Partito democratico con questo pedigree lo avrebbero incoronato, senza sottoporlo al fastidio plebeo del voto. Jack invece ha corso per le primarie e le ha malamente perse, contro l’oscuro consigliere comunale Micah Lasher, piazzandosi al terzo posto con un magro e umiliante 11% dei voti.

Micah Lasher
Micah Lasher 
La sconfitta del nipote del presidente ammazzato a Dallas si presta naturalmente a rovesciare litri di inchiostro su pagine grondanti retorica e mitologia. Facendo lo sforzo di andare oltre l’ovvio, però, c’è parecchio da capire. La madre Caroline era contraria alla sua candidatura e ci aveva visto lungo. Forse conosce il figlio meglio degli altri, come peraltro anche la mamma di Donald Trump, che si augurava di vederlo mai in politica perché "non ha alcun buonsenso". Forse temeva che il suo cognome sarebbe diventato un peso insopportabile, invece di un aiuto, perché la gente avrebbe sospettato che si candidava solo per quello, aspettandosi un’elezione incontestata di diritto. Forse è anche vero che la dinastia dei Kennedy ha ormai perso il suo lustro, in particolare da quando il figlio di Bob ha accettato di farsi strumento di Trump, pur di sedere sulla poltrona di segretario alla Sanità. Tutto logico, ma non sufficiente.

Zohran Mamdani (Angelina Katsanis/Pool via REUTERS)
Zohran Mamdani (Angelina Katsanis/Pool via REUTERS) 
La candidatura di Jack è coincisa con un’ondata anti establishment nel Partito democratico che il sito Axios ha paragonato alla ribellione del Tea Party in quello repubblicano. Era cominciata forse con Bernie Sanders e Alexandria Ocasio Cortez, ma si è consolidata con l’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York. Anche grazie al suo appoggio, diversi Democratic Socialist hanno vinto le primarie. Non solo a New York, dove i tre candidati sostenuti dal primo cittadino hanno vinto tutti le primarie, ma un po’ in ogni angolo del paese, inclusa la California con Randy Villegas; la capitale Washington, con Janeese Lewis George destinata ad occupare City Hall; il Colorado, con la nuova stella della sinistra Melat Kiros; e il Maine, dove il populista Graham Planter è riuscito a battere facilmente l’ex governatrice Janet Mills, nonostante uno scandalo sessuale. Vi ricorda qualcosa?

In questo clima, un candidato di nome Kennedy era fuori dal tempo, massima espressione dell’establishment da abbattere. Resta però da vedere se questa ribellione riuscirà a rivoluzionare il Partito democratico, come quella del Tea Party aveva fatto con il Gop, creando le condizioni per l’avvento di un Trump progressista, oppure se voltare le spalle ai moderati consegnerà il potere ai repubblicani per un’altra generazione.

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