Un vertice cucito su misura del presidente americano, nella speranza di trattenerlo dentro il gioco degli alleati
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Buongiorno da Parigi, la Coca-Cola in ogni stanza, il campo da golf affacciato sul Lemano, la cena di gala a Versailles con fuochi d’artificio e musica. Emmanuel Macron ha costruito il G7 di Evian come una grande operazione di seduzione diplomatica per Donald Trump. Un vertice cucito su misura del presidente americano, nella speranza di trattenerlo dentro il gioco degli alleati e trasformare la sua imprevedibilità in una possibile occasione negoziale. Le date del summit sono state spostate di quarantotto ore per permettere a The Donald di festeggiare il suo ottantesimo compleanno alla Casa Bianca. La sede scelta dalla Francia, l’Hôtel Royal di Évian-les-Bains, ha il fascino discreto dei grandi palace della Belle Époque, ma anche un dettaglio non indifferente per il leader americano: un grande campo da golf con vista spettacolare sul lago, dove Trump potrà esercitarsi nei momenti di pausa. Centocinquanta camere in stile Belle Époque, un parco di 19 ettari, l’equivalente di 27 campi da calcio, l’albergo è affacciato sul Lemano e ha ospitato anche Greta Garbo e Marcel Proust, che qui lavorò ad alcune pagine di Alla ricerca del tempo perduto.
Dominique Moïsi
L’analista di geopolitica Dominique Moïsi commenta negativamente la “diplomazia della seduzione” di Macron. Dopo aver pensato di poter convincere Putin, il presidente francese ha creduto di poter fare lo stesso con Trump, facendo leva sulla propria intelligenza, cultura ed empatia. Secondo Moïsi, questa strategia non ha funzionato e Macron lo sa. "Se continua comunque ad accogliere Trump con tutti gli onori, tra Evian e Versailles - dice Moisi - non è perché si aspetti veri risultati, ma per evitare di offrirgli un pretesto per alzarsi dal tavolo, sabotare il vertice e trasformare il G7 in una nuova scena di rottura spettacolare".
Antibes, il vertice del disgelo tra Roma e Parigi
Nel diffondere le immagini di Meloni al suo arrivo al G7, l'Eliseo ha inserito come sottofondo la canzone "Felicità" di Al Bano e Romina. E' un dettaglio che fa sorridere ma forse è l'effetto del disgelo all'orizzonte. Macron e Meloni hanno finalmente annunciato il loro primo vertice bilaterale il 25 giugno ad Antibes, dopo anni di rinvii dovuti alle tensioni politiche tra Roma e Parigi. L’annuncio arriva in un momento delicato, con l’avvicinarsi delle scadenze elettorali sia in Francia e in Italia. Con un 2027 che sarà impegnativo e incerto, questo scorcio di inizio estate era considerato dai diplomatici l'ultimo momento utile per provare organizzare.
Giorgia Meloni e Emmanuel Macron
A luglio è tra l'altro previsto un cambio nella sede dell'Ambasciata d'Italia in Francia, con l'attuale ambasciatrice Emanuela D'Alessandro che tornerà a Roma, molto probabilmente come consigliere diplomatico del Capo dello Stato. Il summit di Antibes, il primo dall’entrata in vigore del Trattato del Quirinale, riunirà nove ministri per parte e sarà accompagnato da un forum economico, con al centro difesa, spazio, energia, infrastrutture e principali dossier europei e internazionali. La scelta della Costa Azzurra, sottolinea l’Eliseo, vuole mettere in scena la dimensione mediterranea e transfrontaliera della cooperazione tra i due Paesi.
Mélenchon rilancia la “Nouvelle France”
Jean-Luc Mélenchon ha lanciato a Saint-Denis la sua quarta corsa all’Eliseo scegliendo uno slogan, “Nouvelle France”, che rovescia il lessico identitario dell’estrema destra. Davanti alla basilica dei re di Francia, il leader della France Insoumise ha voluto mettere in scena una Francia meticcia, popolare, concreta, quella che secondo lui esiste già e che può ancora battere i “fascisti”.
Jean-Luc Mélenchon
A 74 anni, Mélenchon si ripresenta come l’unica alternativa credibile all’estrema destra, convinto che la socialdemocrazia europea abbia fallito e aperto ovunque la strada ai nazionalismi. Nell’intervista è il Mélenchon di sempre, istrione, provocatore, teorico di una contro-narrazione, convinto che la battaglia sia aperta e che, questa volta, la “nuova Francia” possa davvero crederci. Respinge le accuse di antisemitismo, denunciando una macchina del discredito usata contro chi critica Netanyahu e la guerra a Gaza. Sull’Ucraina dice che con Putin bisogna parlare, ma solo a partire da garanzie reciproche e dal principio del voto delle popolazioni sulle frontiere contese. Attacca la Nato, che considera uno strumento americano per trascinare l’Europa in guerre non sue, e guarda alla Spagna come possibile prima tappa simbolica di una sua eventuale presidenza. Anche su Leone XIV sorprende: da non credente, dice di leggere tutte le encicliche e di considerare quella del Papa sull’intelligenza artificiale un testo politicamente importante.