Buongiorno da Parigi, a sette mesi dalla presidenziale, il voto in Germania suona come un avvertimento anche in Francia. Marine Le Pen per ora tace. Il Rassemblement National resta in rotta con l’AfD da due anni e Jordan Bardella ha ribadito che una riconciliazione con gli ingombranti cugini tedeschi non è all’ordine del giorno. I dirigenti del Rn invitano comunque a non “demonizzare” l’AfD e a rispettare il voto degli elettori tedeschi. L’unico a rallegrarsi apertamente è Éric Zemmour, che vede nell’avanzata dell’estrema destra tedesca una conferma della sua linea più radicale.
Il geopolitologo Dominique Moïsi legge la vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt come un segnale che va oltre le specificità dell’ex Germania Est. La guerra in Ucraina pesa molto sul voto orientale, dove è più diffusa la paura di un conflitto con la Russia e dove Mosca ha concentrato una forte attività di propaganda. Per l’analista, la crescita dell’AfD si intreccia con quella del Rassemblement National in Francia. Moïsi vede un parallelismo tra i due partiti e avverte che le prossime presidenziali francesi potrebbero avere effetti decisivi anche sulla Germania e sull’Europa. La forza di AfD e Rn, osserva, dipende anche dal fatto che non hanno ancora governato e quindi non hanno avuto occasione di deludere i propri elettori. Il voto tedesco è per Moïsi «una buona notizia per Putin» e una cattiva notizia per Zelensky e per l’Ue. Il paradosso è che i partiti ultranazionalisti finiscono per favorire gli interessi di Mosca. Il Cremlino, conclude, punta soprattutto al disordine e alla destabilizzazione delle democrazie europee: «Un’AfD al potere a Berlino e un Rn al potere a Parigi sarebbero eventi terribili per l’Ue».
Leone XIV in Francia, sicurezza eccezionale e prime polemiche
Un dispositivo di sicurezza eccezionale accompagnerà la visita di Leone XIV in Francia a fine settembre. Il Papa sarà a Parigi il 25 e 26 settembre: sono attese 80 mila persone allo Stade de France per una veglia, mentre il giorno dopo mezzo milione di fedeli dovrebbe riunirsi nello spazio tra Concorde e Champs-Élysées per la messa. Altre 150 mila persone sono attese al santuario di Lourdes il 27 settembre e diverse decine di migliaia attorno alla cattedrale di Metz il 28 settembre. La visita è però già accompagnata dalle polemiche. Diverse associazioni di vittime di violenze sessuali commesse da sacerdoti avevano chiesto un’udienza a Leone XIV, ma non hanno ricevuto neppure una risposta.
Un altro caso scuote Parigi. Durante la visita alla Tour Eiffel di una delegazione del movimento induista Baps sarebbe stato chiesto di limitare le interazioni con il personale femminile. Secondo i sindacati, alcune lavoratrici sarebbero state allontanate, sostituite da colleghi uomini o invitate a restare in locali separati. La protesta ha portato a uno sciopero e alla chiusura del monumento per un’intera giornata. La vicenda ha provocato forti reazioni politiche. Il sindaco di Parigi Emmanuel Grégoire ha promesso un’indagine, mentre la ministra Aurore Bergé ha ricordato che «in Francia non si chiede alle donne di farsi da parte». La società che gestisce la Tour Eiffel ha ammesso che le richieste della delegazione non avrebbero dovuto essere accettate, si è scusata e ha ribadito che non sono compatibili con il principio di uguaglianza tra uomini e donne.
Un nuovo furto spettacolare riaccende in Francia l’allarme sulla sicurezza dei musei. Due uomini sono entrati all’alba nel Museo Renoir di Cagnes-sur-Mer, sulla Costa Azzurra, portando via due opere per un valore stimato in circa 9 milioni di euro. Una tela è stata abbandonata durante la fuga. Il blitz è durato pochi minuti e i ladri erano già scomparsi quando la polizia è arrivata sul posto. Il colpo si aggiunge a una serie di furti che negli ultimi mesi hanno colpito importanti istituzioni culturali francesi, dai gioielli della Corona sottratti al Louvre nell’ottobre 2025, ancora introvabili, ai 27 gioielli di René Lalique rubati in Alsazia e al collare celtico trafugato in Borgogna. Il governo ha già varato un piano nazionale di sicurezza in 33 misure, ma il caso di Cagnes-sur-Mer mostra che l’emergenza resta aperta.