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Decarbonizzazione

Cattura diretta di CO2 nell'aria, il più grande impianto al mondo rischia il fallimento

L'impianto Mammoth
L'impianto Mammoth 

Mammoth, inaugurato nel 2024 in Islanda, prometteva di ripulire 36mila tonnellate di anidiride carbonica l'anno. Cosa sta succendo?

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La pionieristica tecnologia di cattura diretta di CO2 dall'aria, DAC, fino ad un paio di anni fa, veniva riconosciuta come una delle soluzioni migliori per estrarre l'anidride carbonica dall'ambiente. E combattere l'inquinamento, quindi il cambiamento climatico. Circa 18 mesi fa, in Islanda, è stato messo in funzione il più grande impianto DAC al mondo, chiamato Mammoth, sviluppato da un'azienda svizzera, la Climeworks, che a pieno regime avrebbe dovuto ripulire 36.000 tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Una benedizione per l'ambiente, ed un obiettivo di grandi ambizioni, che se applicato su larga scala, sarebbe diventato un esempio da seguire. Ma qualcosa è andato storto, tanto da rimettere in discussione la promettente tecnologia.

Come funziona

Mammoth è composto da 72 collettori - grandi moduli simili a container - dotati di ventilatori che aspirano l'aria e la immettono in un filtro chimico, che agisce come una sorta di spugna, legando selettivamente solo le molecole di CO2. Una volta che il filtro è saturo, il modulo viene chiuso e riscaldato a circa 100°C utilizzando il calore proveniente dalla centrale geotermica vicina. Nell'ultimo passaggio l'anidride carbonica miscelata con l'acqua viene iniettata nel sottosuolo, dove in circa due anni, reagendo con il basalto, si trasforma letteralmente in roccia, in un processo di mineralizzazione, garantendo che non torni più nell'atmosfera.

La particolarità di questa soluzione tecnologica, già testata con un impianto precedente, Orca, ma con capacità inferiore di dieci volte, risiede nella modularità dell'impianto che può essere implementato, aggiungendo nuove unità per aumentare la quantità di CO2 aspirata e purificata. Proprio la flessibilità della tecnologia DAC consente di sostituire l'elemento non funzionante, anche in caso di guasti. Altra peculiarità del mega impianto islandese è l'alimentazione con energia geotermica, fonte rinnovabile di calore sotterraneo di cui è particolarmente ricca l'Islanda, che infatti copre circa il 29% del mix elettrico nazionale. Nel 2024, anno della messa in funzione di Mammoth, 12 delle 72 macchine previste erano state installate, e in pieno clima di ottimismo l'azienda svizzera ha annunciato di poter raggiungere una capacità di 1 milione di tonnellate di CO2 entro il 2030 ed addirittura di 1 miliardo di tonnellate entro il 2050.

Dagli annunci alla realtà, purtroppo, la situazione è ben differente. Secondo il giornale islandese Heimildin, l'impianto gigantesco non riesce a catturare abbastanza unità di carbonio da compensare neanche le proprie attività che producono 1.700 tonnellate di CO2 l'anno. Infatti, nel 2024 Mammoth ha catturato solo 92 tonnellate delle 36.000 tonnellate che l'azienda dichiara di avere la capacità di cattura dell'impianto. E purtroppo la situazione ha continuato a degenerare, visto che nel 2025 l'azienda ha annunciato di voler licenziare il 10% della forza lavoro, pari a 500 dipendenti. A fine 2025, la notizia peggiore. Gli Stati Uniti che avevano annunciato un investimento da mezzo miliardo di euro in DAC, hanno cancellato la costruzione di un super impianto in Louisiana, fermando l'espansione dell'azienda che aveva pianificato la sua espansione americana stringendo accordi con Morgan Stanley, TikTok e British Airways per rimuovere le “loro” emissioni secondo quanto riporta il quotidiano islandese Heimildin.

Ma tra i motivi del fallimento attuale della tecnologia, non c'è solo la ridotta capacità di filtrare l'aria. I costi sono un disincentivo importante. L'azienda svizzera, infatti, aveva dichiarato di poter ridurre gli elevati costi della cattura diretta dell'aria a 100 dollari per tonnellata di carbonio entro il 2030, poi ritrattando a non meno di 250-350 dollari per tonnellata. Il costo di questo processo ad alta intensità energetica è oggi circa il triplo. Al prezzo attuale, il costo totale sarebbe superiore al PIL di molte nazioni. Senza un drastico calo dei costi, la DAC potrebbe rimanere una tecnologia di lusso, accessibile solo a quelle aziende tech che vogliono ripulire le emissioni, acquistando costosi crediti di carbonio.