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Economia circolare

Diritto alla riparazione per undici dispositivi elettronici. Ecco quali

Diritto alla riparazione per undici dispositivi elettronici. Ecco quali

Lo smaltimento dei beni riparabili produce ogni anno 35 milioni di tonnellate di rifiuti. In Italia la norma è entrata in vigore il 22 ottobre e punta a rendere più conveniente aggiustare un prodotto che sostituirlo. Tra gli esclusi macchinette per il caffè e stampanti

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Lunga vita ai dispositivi elettrici ed elettronici grazie all’entrata in vigore il 22 ottobre scorso del decreto legislativo – che recepisce la direttiva europea – sul diritto a riparare i prodotti. Ma attenzione. Sono tanti quelli che sarà obbligatorio riparare, quindi è bene capire quali.

Infatti, il decreto individua le categorie specifiche per cui la normativa Ue stabilisce la riparabilità. Per gli altri, resta possibile, ma solamente se ci sono le condizioni, altrimenti il consumatore dovrà fare ricorso alle tutele tradizionali già previste per i prodotti difettosi.

La fine del butta e ricompra? Solo in parte

Entriamo nel dettaglio per fare chiarezza. Nel decreto sono elencate 11 categorie di prodotti per i quali esistono specifiche europee di riparabilità. E sono: lavatrici e lavasciuga per uso domestico, lavastoviglie, apparecchi di refrigerazione, display elettronici (anche tv), apparecchiature di saldatura, aspirapolvere, servere prodotti di archiviazione dati, telefoni cellulari, telefoni cordless e tablet, asciugabiancheria per uso domestico, beni che incorporano batterie per mezzi di trasporto leggeri (monopattini, e-bike), apparecchi per il riscaldamento d’ambiente per uso domestico.

L'allegato elenca gli atti normativi che fissano le specifiche di riparabilità, ma non equivale proprio ad un obbligo indiscriminato di riparare ogni prodotto di queste categorie. Tradotto: è necessario individuare i modelli e se i componenti interessati all'eventuale riparazione, sono ancora reperibili, altrimenti diventa tecnicamente impossibile per assenza di parti conforme. Non propriofacilissimo per il consumatore.

Quali prodotti non fanno parte dell’elenco

Sono tanti e anche di uso quotidiano. Sicuramente le auto, e le moto, i telefoni fissi tradizionali a filo, le stampanti domestiche, le diffusissime macchine da caffè,frullatori,tostapane e altri piccoli elettrodomestici che non sono nell'elenco. Esclusi dall’elenco degli 11 prodotti riparabili anche computer portatili e desktop che usano già hardware sostituibili da terzi, per cui l'UE non li ha considerati prioritari.

Dietro a questa normativa che riguarda tutti i Paesi europei, c'è una situazione disastrosa: i rifiuti generati dall'usa e getta che l'Unione intende arginare. Infatti, lo smaltimento dei beni riparabili produce ogni anno 35 milioni di tonnellate di rifiuti, 261 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra prodotte e 30 milioni di tonnellatedi risorse utilizzate. Prolungare la vita dei prodotti ridurrebbe l'impatto ambientale.

Benefici a livello economico e per l’occupazione

Bruxelles ha stimato che nell’arco di 15 anni, il risparmio sarà di 18,5 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra, 1,8 milioni di tonnellate di risorse e 3 milioni di tonnellate di rifiuti. Non solo. A livello economico si creerano benefici per il settore delle riparazioni e risparmi stimati per venditori e produttori di circa 15,6 miliardi di euro; questo perché anziché sostituire gratuitamente i prodotti in garanzia, si potranno riparare i prodotti. Ed anche i consumatori europei potranno risparmiare 176,5 miliardi di euro nell’arco di tre lustri.

Le stime indicano anche che – a cascata – ci sarà un aumento dell’occupazione, soprattutto nel settore delle riparazioni. Ma l'impatto indiretto, non meno importante, sarà sicuramente culturale a diretto vantaggio dellenuove generazioni che usciranno da una logica di consumo usa e getta, ad un modello realmente circolare, in cui le risorse si risparmieranno, e si darà un valore diverso agli oggetti. Un tempo ci si poteva anche affezionare ad un prodotto. Oggi questo concetto non esiste più, ma forse il cambio di passo europeo ci riporterà ad un nostalgico passato in cui quello che si rompeva si poteva (quasi sempre) riparare.