Nel 2026 saranno circa 75 milioni le tonnellate di rifiuti elettronici (RAEE) prodotte ogni anno. A questo si aggiungono una crescita annuale stimata intorno a 2,6 milioni di tonnellate e un tasso di riciclo che si aggira intorno al 20%. Ad oggi, moltissimi dispositivi vengono ancora dispersi o non sono tracciati.
Questi dati delineano un quadro preoccupante: i rifiuti elettronici aumentano di anno in anno, rappresentando una criticità ambientale che non può più essere rimandata. Approfondiamo di seguito nel dettaglio quali sono i rischi legati ai rifiuti elettronici e perché il loro smaltimento rappresenta un’urgenza globale. Per farlo, analizziamo cosa contengono questi rifiuti, le loro conseguenze sull’ambiente e sulle persone e come devono essere gestiti correttamente.
Cosa sono i RAEE
Viviamo immersi in una realtà dominata dalla tecnologia. La nostra epoca è strettamente connessa all’uso di strumenti elettronici con una quotidianità accompagnata costantemente da smartphone, computer, tablet ed elettrodomestici di ogni tipo. E quando questi smettono di funzionare o diventano obsoleti, si corre subito a sostituirli, visto quanto ci semplificano l'esistenza.
Dietro alla comodità che ci offre la tecnologia si cela però un problema sempre più rilevante: i rifiuti elettronici che, se non gestiti con particolare attenzione, possono avere conseguenze molto pericolose per il Pianeta e per le persone. Detti anche e-waste, abbreviazione di "electronic waste", ovvero rifiuti elettronici, richiedono una gestione specifica, a differenza dei classici rifiuti.
I Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) comprendono i dispositivi che, una volta finito il loro ciclo di vita, sono destinati allo smaltimento. All’interno di questa categoria sono compresi oggetti utilizzati tutti i giorni come smartphone, pc, tv, lavatrice, frigorifero e molti altri piccoli o grandi elettrodomestici. Sono tutti quei dispositivi che funzionano tramite batteria, pile o corrente elettrica e dei quali ci si vuole sbarazzare perché datati oppure non non più utilizzati o ancora guasti.
Si tratta di una particolare categoria di rifiuti che contiene al suo interno materiali pericolosi e inquinanti, come piombo e mercurio, ma anche materie prime recuperabili attraverso processi di riciclo mirati.
Tutto questo fa sì che non possano essere smaltiti come rifiuti normali, ma debbano essere raccolti e trattati con specifiche procedure, in impianti autorizzati, garantendo così sicurezza e sostenibilità ambientale.
Quali sono le categorie di RAEE?
I RAEE vengono suddivisi dalla normativa europea in diverse categorie, a cui sono associate specifiche regole per raccolta e trattamento. Questa suddivisione richiede una gestione mirata, in quanto i componenti interni dei diversi dispositivi non possono essere maneggiati allo stesso modo.
Una categoria comprende i grandi elettrodomestici, come lavatrici, lavastoviglie, forno e frigorifero, e segue quella dei piccoli elettrodomestici, ad esempio asciugacapelli, ferro da stiro, frullatore e aspirapolvere. Ci sono poi le apparecchiature di illuminazione, come lampadine, led e neon, e le apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni, quali pc, tablet, smartphone, stampanti e router. Infine, troviamo apparecchiature di consumo e pannelli fotovoltaici, in cui sono compresi televisori, dispositivi audiovisivi e moduli solari.
Perché i rifiuti elettronici sono pericolosi per l'ambiente
I RAEE sono estremamente pericolosi per l’ambiente in quanto contengono sostanze tossiche: se gli e-waste non vengono raccolti e trattati in modo non corretto, queste possono disperdersi nell’ambiente.
Per esempio, sostanze come piombo, mercurio e cadmio, presenti in molti dispositivi, inquinano il suolo, le risorse idriche e l’aria. I rifiuti elettronici gestiti in modo non corretto danneggiano anche gli ecosistemi, diffondendosi nell’ambiente.
Inoltre, smaltirli in modo non corretto è fonte di sprechi, comportando la dispersione di risorse preziose. In tanti apparecchi sono presenti materiali come argento, oro, rame e cobalto, che dovrebbero essere recuperati. Un trattamento corretto permette quindi di ridurre le emissioni generate dall’estrazione di materie prime.
Le conseguenze per le persone
Oltre che pericolosi per l’ambiente, gli e-waste non gestiti in modo corretto rappresentano una minaccia per la salute delle persone. Se non vengono smaltiti correttamente possono contaminare aria, acqua e cibo, causando problemi respiratori e danni al sistema nervoso e riproduttivo. A questi si aggiungono anche danni a cuore, fegato, reni e sistema scheletrico. Inoltre, possono causare malformazioni alla nascita, essendo molto pericolose per donne in gravidanza e bambini.
Quanto è grande il problema dei rifiuti elettronici nel mondo?
I rifiuti elettronici rappresentano un problema crescente e le loro conseguenze sono molto preoccupanti. Secondo l’OMS e il rapporto Global E-waste Monitor 2024, nel 2022 sono state prodotte 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, ovvero circa 7,8 kg per persona. Di questi, è stato raccolto correttamente solo il 22,3%.
E i numeri aumentano di anno in anno: nel 2026 si raggiungeranno 75 milioni le tonnellate e, secondo le stime, nel 2030 si arriverà a generare 82 milioni di tonnellate all’anno di e-waste.
Perché produciamo così tanti rifiuti elettronici
Rispetto ad altri tipi di rifiuti, i RAEE crescono rapidamente per una serie di ragioni. Tra le motivazioni rientra il fatto che molti dispositivi vengono progettati con un ciclo di vita sempre più breve, come nel caso dello smartphone, diventando obsoleti nel giro di due o tre anni.
A questo si aggiunge il progresso tecnologico sempre più rapido, che porta alla continua introduzione di nuovi dispositivi dotati di funzionalità innovative e a introdurre nuove categorie tecnologiche. Tutto questo spinge i consumatori a comprare sempre più dispositivi, che poi vengono sostituiti rapidamente con modelli più attuali, piuttosto che essere riparati.
Come si smaltiscono i rifiuti elettronici
Gestire correttamente lo smaltimento dei RAEE è fondamentale. Che sia inutilizzato o rotto, un prodotto elettronico non deve mai essere gettato semplicemente nella spazzatura comune.
Come previsto dalla legge, deve essere gestito separatamente e affidato a un ente di raccolta certificato, come i centri di raccolta RAEE, specializzati nella corretta raccolta e nel successivo trasporto a impianti specializzati. Qui i dispositivi vengono smontati e trattati attraverso processi sicuri, durante i quali vengono recuperati materiali come plastica e vetro, mentre le sostanze pericolose vengono gestite in sicurezza, evitando così la loro dispersione nell’ambiente.
In alcuni casi è anche possibile consegnare gratuitamente il vecchio dispositivo presso il negozio dove si acquista il nuovo apparecchio.
Gestire i rifiuti elettronici correttamente è un obbligo previsto dalla legge. In Italia è vietato abbandonare i rifiuti elettronici nell’ambiente oppure depositarli dove non è consentito. Sono previste sanzioni per l’abbandono dei rifiuti e in particolare per quelli pericolosi: le regole sono racchiuse nel D.Lgs. 152/2006 e nella normativa specifica sui RAEE.
Cosa possiamo fare
Accanto alla gestione corretta degli e-waste, come singoli cittadini possiamo fare la differenza nella lotta contro l’emergenza dei rifiuti elettronici.
In primis, possiamo impegnarci a usare più a lungo i dispositivi che possediamo, scegliendo di ripararli piuttosto che sostituirli oppure di donarli qualora siano ancora funzionanti. Inoltre, dovremmo acquistare solo dispositivi di cui abbiamo davvero bisogno, puntando su prodotti più resistenti e riparabili oppure scegliendo dispositivi ricondizionati.
Il problema della gestione dei rifiuti è in forte crescita e, proprio per questo, è importante sensibilizzare sul tema per aumentare la consapevolezza e diffondere l'importanza di riutilizzare, riparare, riciclare e smaltire correttamente i dispositivi elettronici.