Ha tanti nomi ma un unico risultato finale: trasformarci in terra quando non ci saremo più. Nel mondo, sta crescendo la terramazione, anche nota come compostaggio umano, oppure chiamata “riduzione organica naturale” o con altri nomi a seconda dei Paesi. L’ultima realtà in ordine di tempo a legalizzare questa pratica è l’Australia: lo stato del Nuovo Galles del Sud ha appena approvato una nuova legge che permette alle persone, anziché la sepoltura o la cremazione, di essere trasformate in terriccio organico dopo la morte.
Si tratta di una pratica in crescita nel mondo: tra i primi gli Stati Uniti a Washington e successivamente in altri stati ( dal 2027 è prevista in California), poi la Svezia dove è già legale, ma anche le sperimentazioni in Svizzera e Germania, oppure l’interesse della Francia. In Italia, per ora, non è un sistema regolato dalle leggi.
Chi lo sostiene spiega che il compostaggio umano ha diversi vantaggi: il primo è che è ecologico, perché i nostri corpi diventano realmente compost organico e terriccio dove poter persino coltivare. Inoltre, in un contesto di consumi di suolo e continua cementificazione, evita la necessità di nuovi spazi funebri. In più, perlomeno negli States, è anche più economico rispetto ai metodi classici di sepoltura. Infine, ha scarsi impatti in termini di emissioni e consumo energetico.
Quando si lascia la vita terrena il corpo viene messo all’interno di un recipiente a temperatura controllata che contiene per esempio materie organiche, dall’erba medica alla paglia, oppure la pacciamatura. Il recipiente viene mosso in modo da far circolare l’aria e nutrire, di fatto, i microbi presenti naturalmente nel corpo accelerando così la decomposizione. Per diventare terra ci vogliono circa tra i 30 e i 45 giorni. Successivamente, si ottiene un terriccio di diversi chili che è fertile e privo di agenti patogeni.
Dopo l’approvazione della legge in Australia molti parlamentari hanno dichiarato che prenderanno in considerazione questo metodo, “mi piace l’idea che dove sarà messa la mia terra cresca un eucalipto” ha raccontato un parlamentare ai media locali ricordando che ora il governo locale avrà 18 mesi di tempo per creare regolamenti ad hoc sulla pratica.
Una delle aziende statunitensi che per prima si è cimentata in questa pratica, Earth Funeral, racconta i dettagli: nel Usa la trasformazione in terra costa circa 6mila dollari e il corpo viene collocato in una struttura con legno, fiori selvatici e altre materie organiche. Dopo un mese si ottengono tra i 90 e i 110 chili di compost che viene restituito alle famiglie: in molti casi il terreno viene usato per giardini commemorativi o piazzato vicino agli alberi, oppure donato a progetti di conservazione ecologica. Il metodo comporta anche l’uso di un sudario biodegradabile con cui avvolgere i corpi e tecnologie che controllano umidità, ossigeno e favoriscono appunto il lavoro dei microbi. Alte temperature invece permettono l’eliminazione di agenti patogeni. In caso di protesi e otturazioni queste vengono rimosse al termine del processo.
In Italia come è detto questa pratica non è consentita: per ora esistono iniziative ecologiche come Diventare Alberi, progetto dell’Associazione Culturale Becoming Trees che a Bologna propone di mescolare ceneri (dopo la cremazione) alla terra in prossimità delle radici; oppure Capsula Mundi, idea che punta a urne biodegradabili in amido di mais da piantare nel terreno, magari sotto a una pianta.
Nel mondo però la terramazione sta crescendo, tanto che secondo un sondaggio negli Usa il 61% degli intervistati si è detto interessato a valutare anche questo tipo di opzione. Uno dei motivi per cui piace è il suo basso impatto rispetto alla sepoltura tradizionale che implica spesso bare di metallo, loculi di cemento o spazi nei cimiteri, oppure a quella cremazione basata sull’uso di combustibili fossili.
In parte, anche il compostaggio umano ha ricevuto critiche: sia per trasportare i corpi (magari verso Stati dove è consentito), sia per gestirli durante il processo, servono materiali e sistemi che implicano dei consumi. Per evitare tutto ciò, c’è chi propone addirittura una pratica ancora più “green” ed estrema: sepolture naturali in cui i corpi vengono avvolti nel lino o nel cotone e poi messi in contenitori di bambù dove tutto si decomporrà nel tempo.