Arriva in Italia uno spray nasale che, in caso di gravi reazioni allergiche, si affianca all'iniezione intramuscolare con cui di solito viene somministrata l'adrenalina. “Una valida alternativa salvavita per chi ha paura dell'ago, fobia a cui si aggiunge spesso la vergogna di doversi iniettare davanti agli altri, diffusa soprattutto tra i più giovani". Ad annunciare l'arrivo dell'adrenalina spray sono gli esperti della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica, riuniti a Salerno per il 38esimo Congresso nazionale Siaaic. "Approvato ad agosto 2024 dalla Food and Drug Administration (Fda) americana e dall'Agenzia europea del farmaco (Ema), lo spray nasale ha ottenuto il via libera dell'Aifa ed è ora disponibile anche nel nostro Paese", comunicano gli specialisti. "Si tratta di una grande svolta per la gestione e il trattamento tempestivo dell'anafilassi, la forma più grave di reazione allergica che, se non riconosciuta e fermata prontamente, può rivelarsi fatale". Per ora la nuova adrenalina è disponibile solo per le persone sopra i 30 chilogrammi; è atteso in primavera lo spray pediatrico, approvato dall'Aifa a luglio.
Cosa sono le reazioni anafilattiche
"Le allergie sono il disturbo cronico più diffuso in Europa, si stimano siano circa 150 milioni gli europei colpiti da qualche forma allergica. Tra questi, circa il 20% delle persone che soffrono di gravi condizioni allergiche vive ogni giorno nella paura di uno shock anafilattico o di morire a causa di una reazione incontrollata. In Italia si registrano 10.000 casi con 60 vittime l'anno", dice Vincenzo Patella, presidente della Siaaic e direttore dell'Uoc di Medicina interna dell'azienda sanitaria di Salerno.
"Le reazioni anafilattiche - aggiunge Mario Di Gioacchino, past-presidente Siaaic, Senior Consultant at Synergo - Institute of Clinical Immunotherapy and Advanced Biological Treatments di Pescara - sono reazioni allergiche generalizzate che si manifestano all'improvviso e che possono portare a morte, se non prontamente trattate. Spesso scatenati da allergeni come alimenti, punture di insetti o farmaci, i sintomi includono difficoltà respiratoria e calo della pressione sanguigna. In corso di anafilassi si liberano infatti nell'organismo grandi quantità di istamina e altre sostanze che provocano in modo improvviso e repentino la dilatazione dei vasi sanguigni, con possibile conseguente abbassamento della pressione arteriosa e possibile perdita di coscienza", descrive l'esperto.
Il trattamento con adrenalina
"Il trattamento standard di una reazione anafilattica - ricorda - è la pronta somministrazione di epinefrina (adrenalina). Questo farmaco è essenziale per contrastare la rapida caduta della pressione sanguigna e i sintomi a carico delle vie aeree (compreso il broncospasmo). Agisce legandosi a uno specifico tipo di recettori, noti come recettori adrenergici, riducendo così la vasodilatazione e la permeabilità dei vasi sanguigni dovuti all'istamina rilasciata durante la risposta a un allergene. Per questo il trattamento tempestivo, che finora si basava sull'uso degli autoiniettori, porta a un migliore flusso sanguigno e a una migliore respirazione".
Nove minuti di ritardo prima di fare l’iniezione
Nel tempo, però, sono emersi aspetti critici nell'uso dell'autoiniettore, legati alle difficoltà di utilizzo da parte di pazienti e caregiver. "Tra il 25% e il 60% dei pazienti rifiuta di iniettarsi la molecola e , nei casi in cui ciò avviene, la somministrazione viene eseguita in ritardo. I dati indicano che i pazienti o chi li assiste attendono anche fino a 9 minuti, un tempo che può risultare critico in una condizione di emergenza in cui la tempestività rappresenta un fattore determinante per l'esito clinico. L'obiettivo dello spray è invertire questo trend, tenuto conto che solo il 7% degli adulti e il 21% dei bambini riceve l'adrenalina in tempo", spiega Patella. Le ragioni di questo ritardo sono molteplici. "Spesso - dice Di Gioacchino - uno dei principali ostacoli è rappresentato dalle barriere psicologiche. La paura dell'ago e l'ansia legata al dover eseguire un'iniezione in un momento di panico costituiscono un deterrente significativo. A queste si aggiungono, soprattutto tra i più giovani, la vergogna di doversi iniettare davanti agli altri e spesso l'insicurezza su come utilizzare correttamente il dispositivo, nonostante venga spiegato ai pazienti cosa fare in caso di necessità. Ciò fa sì che tra il 20% e il 70% degli allergici si somministri il farmaco salvavita in modo errato. Infine, alcuni studi hanno dimostrato come tra il 24% e il 50% dei pazienti non acquisti l'iniettore o, una volta scaduto, non provveda a sostituirlo. Il 50% non porta sempre con sé l'adrenalina".
Un’alternativa per la somministrazione dell’adrenalina
Questi limiti hanno spinto a cercare alternative per la somministrazione dell'adrenalina. Lo spray nasale, piccolo, privo di ago e facile da usare nasce come risposta a queste barriere che compromettono la gestione ottimale dell'anafilassi. "La via di somministrazione intranasale, sulla base dei risultati clinici ottenuti - dice Patella - costituisce un'alternativa valida ed efficace per l'erogazione in emergenza dell'adrenalina. A partire dalla durata di conservazione che risulta essere di 30 mesi, senza necessità di condizioni ambientali particolari, mentre quella dell'autoiniettore va cambiato dopo 18 mesi dalla produzione. Tempi che spesso si riducono a un solo anno di validità dall'acquisto poiché, generalmente, la catena commerciale impiega 6 mesi per far arrivare l'iniettore sugli scaffali delle farmacie". "Nonostante il numero di evidenze scientifiche positive, sarà necessario valutare sul campo a quale paziente sarà più o meno corretto indicare questa modalità di somministrazione", precisano gli specialisti. Infatti, "ad oggi lo spray è disponibile solo per chi pesa almeno 30 chilogrammi, escludendo di fatto i bambini più piccoli o i neonati per cui, invece, esistono autoiniettori specifici", chiarisce il presidente della Siaaic. “La formulazione pediatrica, approvata da Aifa a luglio, arriverà in Italia nella prossima primavera. Inoltre, date le caratteristiche del farmaco, sarà da valutare nella pratica clinica quotidiana il profilo di sicurezza in particolari categorie di pazienti come cardiopatici e anziani”, conclude