Tutto è cambiato: il vento, il mare, lo sport. Ciò che resta intatta è soltanto la sostanza dei sogni. Quello che preoccupa di più, però, è come il nuovo clima potrebbe interromperli. A inizi anni Ottanta, quando aveva 13 anni, Massimiliano Sirena - per tutti Max - sognava di attraversare l’Adriatico dalla sua Rimini fino a Corfù, mille miglia “in un mare di merda, così complesso da navigare” dice sorridendo col suo accento romagnolo. Usciva da scuola e si catapultava in officina: lì, grazie a persone che l’hanno preso a cuore, ha imparato “tutto sulle barche e poi sulle regate”.
Da allora ha solcato i mari in lungo e in largo, sotto ogni bandiera: sette campagne di America's Cup concluse, vincendo due volte la coppa, sino a diventare oggi il Ceo di Luna Rossa, la barca a vela italiana che per la prima volta nella storia nel 2027 a Napoli si giocherà in casa la prestigiosa America's Cup, il trofeo più antico del mondo. Max Sirena oggi dirige e coordina un team che deve affrontare nuove sfide. Le barche sono più veloci, “ci vuole una preparazione mentale oltre che fisica, per questo facciamo tanto yoga” e rischiano di ribaltarsi a tal punto che “ci alleniamo costantemente sull’apnea”. Ma la sfida più impattante è quella legata alla crisi del clima: “Sta cambiando anche la vela. Le condizioni sono più imprevedibili e il caldo incide sulla preparazione”. Sotto, nei mari caldi e inquinati dalla plastica, ha la sensazione che “le cose continuino a peggiorare”. Per questo ha accettato una nuova sfida personale: diventare ambasciatore del progetto di educazione all’oceano Sea Beyond di Unesco e Prada, “per comunicare ai più piccoli, ma anche agli adulti, sia l’importanza di proteggere i mari, sia quanto la vela può contribuire alla salvaguardia dell’ambiente”.
Una missione complessa che, da ora in poi, porterà avanti in quest’anno di gigantesche aspettative su Luna Rossa. "Ma tranquilli, siamo carichi” racconta dal quartier generale di Cagliari.
Come sta impattando sulla vela la crisi del clima?
“Beh, questa estate direi che è un esempio eclatante. In Sardegna, dove ci alleniamo, è stata caldissima: a livello di efficienza, per i nostri atleti, è stato davvero complesso allenarsi. Impatta sulle prestazioni, sulla performance, ma gli eventi estremi legati alla crisi del clima rendono anche tutto più imprevedibile. Anche il vento cambia: l’intensità d’estate o d’inverno ha una pesantezza, come diciamo in gergo, diversa. Quando piove poco e c’è molta umidità le condizioni cambiano. Per noi che di vento viviamo, talvolta diventa complesso programmare ad esempio”.
In che senso?
“Prendi questa estate: tendenzialmente quando fa molto caldo nel Mediterraneo spesso non c'è vento per cui pensavamo di programmare le cose in un certo modo. In realtà a luglio e agosto abbiamo avuto vento quasi tutti i giorni, che è stata una cosa insolita e abbiamo rivisto la preparazione. Parliamo di nuove anomalie di cui dobbiamo tenere conto”.
Capire il vento sta quindi diventando più complesso?
“Ovviamente siamo ben forniti come strumentazioni e abbiamo persone e tecnologie per comprendere le condizioni da regata. Capire il vento è fondamentale non solo per la regata ma anche per tutta la parte di sviluppo, di progettazione della barca. Detto questo, una volta era molto più semplice fare delle previsioni anche a lungo periodo, quindi anche di qualche settimana, oggi invece le previsioni sono molto più ristrette e a corto periodo: tutto è più variabile, imprevedibile”.
Parallelamente, sta cambiando anche la vela. Pensiamo allo yoga ad esempio.
“La vela è cambiata tanto. La grande transizione è avvenuta nella Coppa del 2013 dove siamo passati da delle barche che andavano a 10 nodi a quelle che hanno iniziato ad andare a 40 nodi con il rischio di ribaltarsi e quindi con la possibilità di rimanere intrappolati sotto la barca. Da lì è nata la necessità di cambiare anche gli allenamenti, di avere più dimestichezza con l’acqua, motivo per cui ci prepariamo anche in apnea. E poi appunto è meno fisica e più psicofisica, mentale, per questo abbiamo introdotto lo yoga e il lavoro sulla respirazione. Inoltre il freediving (apnea, ndr) aiuta non solo a rimanere 2 minuti sott’acqua in caso di incidente, ma anche a gestire la pressione”.
Ecco, appunto: verso Napoli 2027 e l’America’s Cup c’è un mare di pressione su Luna Rossa, tantissima aspettativa. Come si gestisce?
“Ovviamente il fatto di giocare in casa è un fattore importante, avremo tanti riflettori addosso, tante aspettative soprattutto perché siamo andati forte nelle ultime regate preliminari. Il mio ruolo è proprio quello: proteggere e tutelare il team, aiutarlo a gestire tanta pressione, che cerco di prendermi io sulle spalle”.
L’altra pressione è quella dell’impatto umano sui mari. Cosa farà da ambasciatore di Sea Beyond? Come si “educa agli oceani”?
“Rallentando l’orologio, fermandoci a riflettere. Forse sono un po’ troppo romantico, ma quando tu riesci a fermare un attimo il tempo ti rendi conto anche delle tue abitudini sbagliate. Oggi non ci sorprendiamo più di un tramonto, non ci emozioniamo più, abbiamo bisogno di cose sempre esasperate. Ma se uno si sofferma un attimo a guardare il mare, la natura, un animale, si riconnette. Ecco, bisogna far leva su quello - sull'esigenza di rallentare e osservare - per cambiare le abitudini. Con i miei figli l’ho fatto e oggi sono ben consci dell’importanza di preservare l’ambiente. E poi, altra cosa, bisogna indignarsi”.
Indignarsi?
“Se si osservano persone che inquinano, che buttano plastica dal finestrino, che sporcano in mare, quei gesti volgari dobbiamo farglieli notare. Io più di una volta ho rischiato di prendere delle botte per cose del genere, perché sono uno a cui si chiude la vena quando vede chi non rispetta la natura. Con Luna Rossa, per migliorare, filmiamo i nostri allenamenti per capire dove sbagliamo: forse se fossero registrate anche tutte le azioni negative di chi inquina, servirebbe a comprendere il danno che si fa. La mia visione è che dobbiamo spingere per cambiare sia i piccoli atteggiamenti errati delle persone, sia ovviamente modificare le dinamiche della figura più ampia, i grandi colossi che inquinano il Pianeta. E poi bisogna semplificare di più per far capire meglio”.
Cosa intende?
"Oggi abbiamo bisogno di divulgazione che arrivi dritta al cuore delle persone. Gli scienziati, i biologi che studiano i mari, devono uscire allo scoperto, devono esporsi sempre di più perché sono coloro che davvero ci aiutano a capire cosa sta accadendo alla Terra, agli oceani. Per loro il mio è un consiglio ad implementare una comunicazione che sia semplice, intuitiva e comprensibile. Ci serve davvero: basta interessare 1 persona su 10, anche un solo bambino, per piantare un seme nuovo di consapevolezza”.
E la vela come può contribuire alla salvaguardia dell’ambiente?
“In tanti modi. Non è uno sport di facile accesso, è vero, ma quando sei in mezzo al mare, dove non sempre le cose vanno bene, diventa una scuola di vita: non puoi scendere e andare via, devi affrontare i problemi. E allora ci insegna a pensare, a trovare le soluzioni. Le stesse che poi puoi applicare nella salvaguardia dell’ambiente o in come ti prendi cura di ciò che ti circonda. Io dico sempre: se vuoi conoscere se una persona è quella giusta per te, vai fare una crociera insieme in barca a vela. Se in quello spazio ristretto, pieno di insidie, ci stai bene, allora è fatta. Questo perché ti insegna a gestire le cose: se quell’insegnamento lo impari fin da bambino, allora da adulto sarai qualcuno che porta rispetto per il mare, per la natura, per tutto. E si impegnerà in tal senso. Lo dico perché a me è successo: quando avevo 13 anni sognavo di solcare l’Adriatico e mi hanno dato l’opportunità di imparare la vela. E da allora - anche adesso che non sono più io a bordo, ma preparo regate come quelle di Luna Rossa - il mio rispetto per il mare non è mai cambiato, anzi, è cresciuto”.