Decreto bollette, più facile aderire a una Cer per i condomini: ecco gli incentivi
di Antonella DonatiLe persone fisiche che intendono formare una CER con altri edifici possono farlo anche nell'ambito del loro condominio
Non più solo Gruppi di autoconsumo ma anche Comunità energetiche in condominio. Con le nuove norme del decreto Bollette ora convertito on legge, diventa possibile aggregare più consumatori e produttori anche se non si trovano nello stesso edificio, e inserire nella configurazione sia gli impianti privati che quelli condominiali in modo da massimizzare i guadagni. Per l’autoconsumo, infatti, sono ancora previsti contributi quali la Tariffa incentivante, il contributo Arera e la possibilità di vedere l’energia non autoconsumata in rete tramite il Ritiro dedicato.
Stop al vincolo dell’edificio
Il decreto Bollette precisa esplicitamente che le persone fisiche che intendano formare una CER possono farlo anche nell'ambito del loro condominio. La modifica risolve uno dei problemi che hanno contributo finora a rendere più complessa la costituzione delle Cer aprendo una strada concreta: i condòmini possono costituire o aderire a una Cer insieme ad altri soggetti esterni — il negozio al piano terra, il palazzo di fronte, il Comune, un'associazione — senza essere vincolati al solo perimetro dell'edificio.
Il vantaggio pratico è significativo. Una Cer può massimizzare l'energia condivisa aggregando sia produttori — chi ha pannelli sul tetto — sia consumatori con carichi rilevanti, come le pompe di calore, ovviamente anche in caso di impianti condominiali. Più è alta la quota di energia condivisa rispetto a quella prodotta maggiore è l'incentivo effettivamente incassato dalla comunità e redistribuito tra i membri. I condomini che portano in dote i propri consumi contribuiscono ad aumentare questa quota, rendendo la Cer più efficiente per tutti.
Sfruttare al massimo i pannelli sul tetto
La norma è rilevante soprattutto per i condomini che hanno già installato impianti fotovoltaici in parti comuni — lastrici solari, tettoie dei parcheggi — e che fino ad oggi erano costretti a restare nel perimetro del Gruppo di autoconsumo collettivo legato l’edificio, requisito indispensabile per la costituzione della configurazione, per cui tutti i punti di prelievo devono trovarsi nello stesso stabile. Ora invece è possibile scegliere di aprirsi verso l'esterno, aggregarsi con altri edifici della zona e aumentare significativamente il numero dei partecipanti. Resta fermo il requisito della cabina primaria: tutti i partecipanti devono essere allacciati allo stesso nodo della rete locale, ed è possibile inserire anche impianti di produzione già attivi, purché entrati in funzione a partire dal 16 dicembre 2021.
Quanto valgono gli incentivi
Con l'esaurimento dei fondi Pnnr destinati all’installazione del nuovi impianti, per coprire i costi oggi sono disponibili solo eventuali incentivi locali. L’autoconsumo, invece, è remunerato tramite la tariffa incentivante riconosciuta dal GSE. Per per ogni kilowattora prodotto da un impianto della Cer e contemporaneamente consumato da un membro della stessa comunità, il Gse riconosce una tariffa premio con un importo che varia in funzione della taglia dell'impianto di produzione e della zona geografica — è più alto al Sud, per incentivare le aree con maggiore irradiazione solare — e oscilla indicativamente tra 80 e 120 euro per megawattora di energia condivisa. L'incentivo è riconosciuto per vent'anni dalla data di entrata in esercizio dell'impianto. A questo si aggiunge il corrispettivo di valorizzazione pagato dall’Arera per la riduzione delle perdite di trasmissione e distribuzione, che vale circa 11,90 euro per MWh sull’energia autoconsumata, anche in questo caso pagata per 20 anni. Per l’energia prodotta e non autoconsumata, invece, è possibile accedere al Ritiro dedicato cedendo l’energia direttamente al Gse a fronte di un corrispettivo calcolato sulla base dei prezzi medi di mercato.