Sito e-commerce. Carrello pieno. Manca solo la scelta del tipo di consegna: quale sarà l’impatto di CO2? Te lo dice Geckomile, la startup che è nata un anno fa come spin-off del Politecnico di Milano. “La prima sorpresa è anche la più controintuitiva: l’e-commerce, di per sé, non ha un impatto ambientale peggiore dello shopping tradizionale”, spiega Riccardo Mangiaracina, co-fondatore dell’azienda e professore di logistica e supply chain management del Politecnico. Lo dicono i modelli sviluppati in oltre vent’anni di ricerca al Politecnico di Milano, dove dal 1999 l’Osservatorio e-commerce B2C monitora l’evoluzione del mercato italiano. Da quelle ricerche, e dal successivo B2C Logistics Center, è nata Geckomile, che si propone di portare quel sapere accademico direttamente nel punto in cui il consumatore decide: il checkout di un sito di e-commerce.
Un confronto alla pari
"Si parla tanto di e-commerce come di qualcosa di negativo per l’ambiente, ma noi abbiamo voluto guardarci dentro davvero", prosegue Mangiaracina. Il confronto è stato condotto a parità di stazione di partenza: dal momento in cui il prodotto è nel magazzino a quello in cui arriva nelle mani del cliente. Nel canale fisico pesano l’operatore logistico che rifornisce il negozio, le emissioni del negozio (riscaldamento, raffrescamento, illuminazione per l’intero anno) e gli spostamenti dell’acquirente. Nell’e-commerce, invece, la voce dominante è il percorso del corriere.
Il risultato dipende dal contesto: un esercizio commerciale, magari poco frequentato come può essere una libreria, risulta penalizzato perché distribuisce l’impatto su pochi prodotti venduti; al contrario, un supermercato a flusso intenso ripartisce le emissioni su tanti articoli e ne abbassa l’incidenza unitaria. “Non esiste una risposta univoca, quindi, ma tutto dipende dalle condizioni specifiche dell’ordine online o dell’acquisto fisico. Il punto è che anche nell’e-commerce c’è ampio margine di miglioramento: consegnare 10 o 15 pacchi in un locker dove il cliente passa a piedi è molto più sostenibile che recapitarne uno alla volta a domicilio”.
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Il percorso di Geckomile
Geckomile è stata costituita formalmente nel maggio 2025 da cinque fra ricercatori e docenti, insieme a Shipminds, società informatica che offre soluzioni per monitoraggio e ottimizzazione delle spedizioni b2c e b2b, e a Teras, software house specializzata nello sviluppo dell’infrastruttura software. Il nome unisce due concetti: il geco, che è un animaletto simpatico che contribuisce a tenere in equilibrio l’ecosistema mangiando gli insetti in eccesso; e mile, miglio, riferimento esplicito all’ultimo miglio della consegna. Nel servizio offerto ai “negozianti”, l’opzione di consegna più sostenibile è marcata con il logo del geco accanto al valore in grammi di CO2 equivalente: un segnale visivo pensato per restare in mente al consumatore, ordine dopo ordine.
La consegna a un locker impatta fino a tre volte meno
Il cuore tecnologico di Geckomile è un modello che ricostruisce a priori il percorso di un pacco, prima che la spedizione avvenga. La piattaforma e-commerce invia tramite Api - una sorta di ponte applicativo - il punto di origine, punto di destinazione, peso del pacco e corriere scelto, e in risposta riceve la stima delle emissioni associate a ciascuna modalità di consegna disponibile, da mostrare al cliente al momento del checkout. Il costo per la piattaforma è di pochi centesimi di euro a chiamata.
Dietro la chiamata c’è un lavoro modellistico tutt’altro che banale. La squadra ha mappato e continua a mappare i network distributivi dei principali corrieri espresso ricostruendone hub, filiali, flotte sia per i collegamenti tra nodi, sia per la consegna di ultimo miglio a casa. Per quest’ultima fase, in particolare, vengono fatte girare simulazioni che possono durare giorni: si risolve, in forma euristica, tenendo conto della densità abitativa dei Cap e delle caratteristiche orografiche del territorio, dalle aree metropolitane ad alta densità, dove un mezzo arriva a consegnare ben oltre 100 pacchi in un giro, fino alle zone collinari o montane più complesse.
L’incidenza dell’ultimo miglio sul totale può variare enormemente, dal 35% al 80% della CO2 , e a seconda della distanza percorsa dal pacco. “Un libro acquistato su Hoepli e spedito da Milano a Como ha generato circa 220 grammi di CO2e con consegna a casa, contro gli 80 grammi con ritiro al locker. Quasi tre volte tanto, perché su tragitti corti il peso dell’ultimo miglio è preponderante. Su distanze più lunghe (per esempio da Piacenza alla Puglia) la differenza percentuale si riduce, perché aumenta il peso della rete primaria e dei passaggi di hub”, sottolinea il docente.
Primi clienti, primi risultati: i locker impazzano
I primi due clienti ad aver integrato il servizio sono Hoepli, la storica libreria milanese che purtroppo, ha cessato l’attività, e Aosom, l’e-commerce di articoli per la casa. Altri accordi sono in dirittura d’arrivo, distribuiti su settori molto diversi: cosmetica, abbigliamento, ferramenta e utensileria, prodotti farmaceutici da banco. Un segnale che la sensibilità non è concentrata in un’unica verticale.
Il dato più interessante riguarda l’effetto sul comportamento d’acquisto. Dove i valori in grammi di CO2 vengono esposti al checkout accanto al logo del geco, i ritiri in punto di prossimità, come locker, edicole e stazioni, aumentano del 30-40% rispetto alle versioni senza informazione ambientale. “Una soluzione che si rivela conveniente per più attori della filiera: per il corriere, che può rendere ancora più efficienti le sua attività (locker e punti di ritiro sono più semplici da servire); per il merchant, che può ridurre i costi di consegna e al tempo stesso comunicare un posizionamento attento alla sostenibilità; per il consumatore, che riceve un’informazione utile a fare una scelta più informata e consapevole”, sottolinea Mangiaracina.
E per il futuro l’obiettivo è di ampliare la base di clienti ed espandersi eventualmente in altri mercati, come ad esempio Germania, Francia e Spagna. Ogni paese ovviamente richiederà la modellizzazione dei network locali dei corrieri, operazione che Geckomile considera proprio la principale barriera all’ingresso per eventuali concorrenti. “La nostra missione, alla fine è aiutare chi vende online a dare ai propri clienti l’informazione corretta per fare la scelta giusta dal punto di vista ambientale. Partiamo dal presupposto che la scelta di ciascuno può fare la differenza”.