Ogni anno nel mondo vengono prodotti circa un miliardo di pneumatici. Una parte di essi, una volta esauriti, finisce in discarica, dove rilascia lentamente composti tossici nel suolo e nelle falde acquifere. Un problema globale, apparentemente senza soluzione — finché una startup canadese non ha deciso di guardarlo da una prospettiva completamente diversa. Neopara Materials, nata all'interno della McMaster University di Hamilton, Ontario, ha sviluppato un ingrediente di riempimento rinforzante ricavato da pneumatici macinati, capace di trasformare quella gomma di scarto in un componente funzionale per prodotti a base di silicone, poliuretano e resina epossidica: sigillanti, rivestimenti, adesivi e molto altro.
La chimica che trasforma i rifiuti
Alla guida scientifica del progetto c'è Mike Brook, professore emerito di Chimica alla McMaster, con oltre quarant'anni di ricerca dedicati alla chimica del silicio. È proprio questa eredità accademica a costituire il cuore dell'innovazione di Neopara. “La nostra attività si basa interamente sulla valorizzazione della gomma granulare, una forma di rifiuto ampiamente disponibile”, spiega Brook. “La rivestiamo con ingredienti che consentono di trasformare il materiale in qualcosa di completamente nuovo”. Il punto di svolta arriva nel 2020, quando i ricercatori della McMaster scoprono un metodo innovativo per scomporre e dissolvere la gomma degli pneumatici, estraendo i polimeri derivati dal petrolio di cui sono composti e rendendoli nuovamente utilizzabili. Un risultato che apre scenari inediti per l'economia circolare applicata all'industria dei materiali. Il processo si basa su un ingrediente di rivestimento - attualmente in attesa di brevetto - che, applicato sulla superficie del granulato di gomma, gli consente di mantenere la propria struttura sostituendo silicone, poliuretano o resina epossidica in una vasta gamma di applicazioni. “La soluzione di Neopara trasforma i granuli di gomma in un materiale che non si distingue dal silicone o dal poliuretano”, afferma Brook. “È proprio questa la magia”.
Dal campo da hockey al cantiere
Il primo banco di prova reale per questa tecnologia è arrivato grazie a una partnership con Hyundai Canada: vecchi pneumatici trasformati in dischi da hockey sostenibili, con la gomma riciclata fornita gratuitamente da CRM of Canada, azienda con sede a Brantford specializzata nel recupero di materiali. Un esperimento apparentemente di nicchia, ma che ha dimostrato la concreta applicabilità della tecnologia su prodotti finiti. E i dischi, appunto, sono solo l'inizio. Neopara sta già collaborando con diverse aziende per sviluppare soluzioni sostenibili nella riparazione dei tetti, nei sistemi di facciate continue per l'edilizia e nel settore automobilistico. Il mercato nel mirino è quello del silicone per le costruzioni, che vale globalmente 9 miliardi di dollari.
Un impatto ambientale misurabile
I numeri ambientali parlano chiaro. L'utilizzo dell'ingrediente Neopara al posto del silicone tradizionale consente di tagliare circa il 35% delle emissioni di CO2, pari a fino a 8 chilogrammi di anidride carbonica risparmiati per ogni chilogrammo di silicone prodotto. Ma c'è un vantaggio ulteriore, spesso sottovalutato: la scalabilità geografica della soluzione. Una quantità relativamente piccola dell'ingrediente di rivestimento è sufficiente per trasformare grandi quantità di gomma riciclata, che può poi essere spedita ovunque nel mondo per essere lavorata localmente. “Stiamo sfruttando i rifiuti già presenti ovunque si trovino questi pneumatici”, sottolinea Brook. “Forniamo ai produttori il materiale e il processo per rivestire la graniglia, che può poi essere utilizzata nelle costruzioni locali, nelle stesse zone in cui si trovavano originariamente quei rifiuti”.
Neopara Materials rappresenta un esempio virtuoso di come la ricerca accademica possa tradursi in impatto industriale concreto, coniugando innovazione chimica, riduzione dei rifiuti e decarbonizzazione della filiera produttiva. In un settore - quello dei materiali da costruzione - spesso percepito come lontano dalla transizione verde, questa startup dimostra che soluzioni sostenibili e competitive possono nascere anche da ciò che sembrava destinato a marcire in una discarica. O a diventare, tutt'al più, un disco da hockey.