Il Mar Mediterraneo è un paradosso. Occupa meno dell'1% della superficie oceanica globale, ma sopporta quasi un terzo di tutto il traffico mercantile mondiale. È una superstrada d'acqua, ma anche un habitat cruciale per balene, capodogli e delfini. Questa convivenza forzata sta diventando insostenibile. L'inquinamento acustico e, soprattutto, il rischio di collisioni minacciano la sopravvivenza dei grandi mammiferi marini. Basti pensare che nel solo Santuario Pelagos, l'area marina protetta che si estende tra Italia, Francia e Principato di Monaco, si stimano circa 3.500 "near miss" ogni anno: incontri ravvicinati tra navi e cetacei che sfiorano l'impatto. È in questo scenario critico che l'innovazione italiana prova a offrire una soluzione.
Una sentinella intelligente sotto la superficie
Dall'esperienza di TimelapseLab, azienda specializzata nel monitoraggio di infrastrutture complesse, nasce WAILS, una startup la cui missione di portare occhi, orecchie e intelligenza artificiale sotto la superficie del mare. L'obiettivo è trasformare l'enorme mole di immagini, suoni e dati ambientali, che oggi vanno in gran parte persi, in informazioni concrete per chi studia, protegge e lavora nell'ambiente marino. La prima e più urgente applicazione di questa tecnologia affronta proprio il dramma delle collisioni.
Come funziona la tecnologia IA salva cetacei
Il sistema WAILS è un concentrato di tecnologia. Combina telecamere ad alta risoluzione con idrofoni capaci di intercettare e riconoscere le vocalizzazioni tipiche dei cetacei. Quando un sensore rileva un segnale, visivo o acustico, gli algoritmi di intelligenza artificiale entrano in azione: incrociano le informazioni provenienti dalle diverse fonti, ne verificano l'attendibilità per ridurre il rischio di falsi allarmi e, in caso di conferma, inviano un alert in tempo reale all'equipaggio della nave. Questo permette di adottare manovre evasive o rallentare la navigazione, rendendola più consapevole e sicura. Ma non è tutto. Al termine delle operazioni, il sistema genera report automatici che includono i rilevamenti, le coordinate GPS e lo storico delle rotte, creando un patrimonio di dati di inestimabile valore per ricercatori, aree marine protette e autorità marittime.
Una nuova filosofia di monitoraggio
L'idea nasce da un'intuizione: applicare le competenze maturate sulla terraferma a un ambiente ancora in gran parte inesplorato. “Per anni abbiamo sviluppato tecnologie capaci di osservare ciò che accadeva sulla terraferma. Oggi vogliamo applicare la stessa filosofia a uno degli ambienti che conosciamo ancora meno", afferma Damiano Bauce, fondatore di TimelapseLab e di WAILS. "Il mare produce ogni giorno una quantità enorme di informazioni che troppo spesso vanno perse. La nostra ambizione è trasformarle in dati utili per chi deve proteggerlo, studiarlo o gestirlo, rendendo il monitoraggio continuo e non più limitato a campagne di osservazione occasionali”.
Il guardiano tech per l'intero ecosistema
La protezione dei cetacei è solo il primo passo. La piattaforma WAILS è stata progettata per essere modulare e versatile, un vero e proprio guardiano per tutto ciò che accade sotto il pelo dell'acqua. Le sue applicazioni future sono molteplici: dalla sorveglianza delle aree marine protette al controllo di porti, infrastrutture offshore e cantieri subacquei. Potrà essere utilizzata per monitorare l'evoluzione dei fondali, lo stato di salute degli impianti di acquacoltura e persino per la tutela di preziosi siti archeologici sommersi. Gli algoritmi di AI possono essere addestrati a riconoscere specie animali, imbarcazioni, subacquei o anomalie nelle infrastrutture, producendo video timelapse e modelli 3D che documentano i cambiamenti nel tempo e offrono uno strumento potente a supporto delle decisioni. “Dal mare dipendono alcuni degli equilibri più importanti per il nostro futuro", dice Federico Franceschetti, co-fondatore di WAILS. "Crediamo che questa nuova tecnologia possa aiutarci a rendere il monitoraggio continuo, accessibile e utile non solo alla ricerca scientifica, ma anche a chi ogni giorno vive e lavora in mare. Più conosciamo questi ecosistemi, maggiori saranno le possibilità di proteggerli”. Un primo assaggio delle potenzialità si è già visto nel Lago di Garda, dove il sistema è stato testato per monitorare l'evoluzione del fondale, aprendo la strada a nuove applicazioni per lo studio della vita acquatica.