Amazzonia, il clima minaccia biodiversità e lingue. A rischio il sapere dei nativi
di Mara MagistroniEntro il 2080 i popoli indigeni potrebbero perdere un terzo delle piante utili. Tra crisi climatica ed estinzione delle lingue locali, rischia di svanire un quarto del patrimonio bioculturale amazzonico
Biologia e cultura in Amazzonia vanno a braccetto. E il cambiamento climatico minaccia entrambe. Secondo una nuova ricerca pubblicata su Nature, un terzo delle specie vegetali utilizzate dagli indigeni potrebbe scomparire entro la fine del secolo, con conseguenze sui servizi ecosistemici per le popolazioni autoctone, come i rimedi medicinali tradizionali. Un effetto che, insieme all’estinzione delle lingue indigene, potrebbe portare alla perdita di un quarto del patrimonio culturale dell’Amazzonia.
Natura e cultura, destini intrecciati
Con oltre il 10% della biodiversità terrestre del pianeta, l’Amazzonia è sì il polmone verde del mondo, ma è anche una biblioteca vivente che custodisce le conoscenze di oltre 400 gruppi di popolazioni indigene, molte delle quali rischiano di scomparire. Per scoprire quanto strettamente intrecciati siano i destini della diversità biologica e culturale di questa regione del mondo, un team di ricercatori guidato da RodrigoCamara-Leret dell’Università di Zurigo ha analizzato un database mastodontico di oltre 90mila segnalazioni sull’uso delle piante da seme amazzoniche raccolte da 700 fonti storiche a partire dal 1504. Hanno così stimato che ne esistono oltre 15mila conosciute e che 5.796 di queste (circa un terzo) sono regolarmente utilizzate dalle società native per scopi alimentari, medicinali o per altri servizi.
Il clima minaccia le specie più preziose per l’essere umano
Utilizzando modelli informatici avanzati, poi, gli scienziati hanno previsto come potrebbe cambiare la distribuzione di queste piante entro il 2060-2080. Simulando tre diversi scenari di percorsi socio-economici condivisi, che descrivono possibili futuri basati sulle scelte dell'umanità riguardo alle emissioni di gas serra e all'uso dell'energia, è emerso che a soffrire di più della contrazione geografica dell’habitat saranno proprio le piante utilizzate dalle popolazioni indigene, che dunque potrebbero perdere tra il 28% e il 34% delle piante utili alla loro sopravvivenza, con una conseguente riduzione dei servizi ecosistemici, stimata tra il 18% e il 23%.
Addio alle lingue e ai segreti delle piante
Il clima che cambia, quindi, contribuisce a un’altra minaccia: l'estinzione delle lingue native dell’Amazzonia, nelle quali sono conservate le conoscenze sulle proprietà delle piante. Lo studio stima che se queste lingue dovessero scomparire, l'Amazzonia perderebbe circa il 26% del suo intero patrimonio di conoscenze. Per esempio, poiché gran parte del sapere medicinale è unico per ogni singola cultura, la perdita di una lingua significa spesso la cancellazione definitiva di informazioni su cure naturali non documentate altrove. Gli autori stessi, inoltre, avvertono che le loro stime di rischio sono probabilmente “ottimistiche”. Come ricorda anche Victoria Reyes-García del Catalan institution for research and advanced studies (Icrea, Spagna) nel suo articolo a commento della ricerca, i fattori che minacciano il patrimonio bioculturale amazzonico sono tanti - dalla deforestazione alle specie invasive, dalle politiche governative al collegamento delle attività delle comunità amazzoniche con i mercati globali -, interagiscono e si rafforzano a vicenda, amplificando le pressioni sulla diversità biologica e culturale.
Cosa serve per rigenerare l’Amazzonia
Per contrastare questa deriva, gli esperti suggeriscono di passare dal concetto di semplice restauro, cioè riportare la foresta al suo stato originario, a quello di rigenerazione, che punta piuttosto a ricostruire il rapporto di cura reciproca tra l’essere umano e la natura. Come sottolinea di nuovo Reyes-García, per salvare il patrimonio bioculturale amazzonico è essenziale sostenere la sovranità dei popoli indigeni sui loro territori, garantendo loro il controllo delle terre e la possibilità di trasmettere le proprie lingue alle nuove generazioni. Lo studio propone insomma lo sviluppo di una socio-bioeconomia, un sistema economico che non si limiti allo sfruttamento commerciale delle risorse, ma che valorizzi e protegga le fondamenta culturali delle comunità amazzoniche. Perché “la cura della biodiversità non può essere separata dalla cura delle lingue e dei sistemi di conoscenza”.