Crisi climatica, in Europa 441mila decessi in 40 anni e rischio salute per milioni di persone
di Fiammetta CupellaroDurante l’ondata di calore di fine giugno in Europa registrati 10mila morti oltre la media. Oggi è la Giornata europea per le vittime della crisi climatica per ricordare che dietro i dati delle temperature si nasconde un altro drammatico bilancio parallelo. L’Italia tra i paesi più colpiti
La crisi climatica non è solo un problema ambientale. Dietro i dati climatici infatti si nasconde un altro bilancio drammatico parallelo: il rischio per la salute. L'aumento della frequenza e dell'intensità di ondate di calore, alluvioni, incendi, siccità e altri eventi estremi espone milioni di persone a pericoli diretti per la salute, mettendo sotto pressione sistemi sanitari, servizi di emergenza e protezione civile. “Gli effetti dei cambiamenti climatici rappresentano un pericolo chiaro e attuale e la loro manifestazione più immediata e letale è il caldo estremo”, aveva dichiarato Hans Kluge, direttore per l’Europa dell’Organizzazione mondiale per la sanità durante la presentazione delle nuove linee guida dell'OMS sui piani d'azione “caldo–salute”. E per sottolineare l’importanza di questo aspetto è stata istituita il 15 luglio la Giornata europea per le vittime della crisi climatica. I report scientifici infatti non sono rassicuranti e mostrano l’Europa tra le aree più colpite al mondo dal riscaldamento globale. Le conseguenze non riguardano soltanto i decessi immediati. Le ondate di calore aumentano il rischio cardiovascolare e respiratorio, mentre alluvioni e incendi possono avere effetti sulla salute fisica e mentale anche a lungo termine, oltre a compromettere infrastrutture sanitarie e assistenza alle persone più fragili.
Le vittime in Europa e in Italia
Secondo l'Agenzia europea dell'ambientale (EEA) tra il 1980 e il 2024 gli eventi climatici estremi hanno provocato oltre 441mila vittime in Europa il continente che si sta scaldando più rapidamente del resto del mondo, oltre a perdite economiche stimate in 822 miliardi di euro. Solo nel 2023 quasi 48 mila persone sono morte in Europa per cause associate al caldo. Nel 2024, tempeste e alluvioni hanno colpito 413 mila persone nel continente, causando almeno 335 morti. Sempre in Europa le persone a rischio sono circa 250 milioni, mentre 35 milioni rientrano nella fascia di rischio più elevata.
L'Italia figura tra i paesi più colpiti insieme a Spagna, Germani e Grecia. Nello stesso periodo il nostro paese ha infatti registrato più di 38mila decessi attribuiti agli eventi climatici estremi e danni economici superiori ai 135 miliardi di euro, risultando la seconda nazione europea più colpita. Da qui l’urgenza di predisporre di rifugi climatici: luoghi pubblici o aperti al pubblico - parchi, musei, biblioteche, centri civici, spazi culturali - che durante le ondate di calore possono offrire ombra, refrigerio, acqua, informazioni e supporto, in particolare alle persone più esposte.
Hans Kluge ha definito il fenomeno “una vera emergenza di salute pubblica” e il 6 luglio ha convocato un vertice straordinario con 130 rappresentanti provenienti da 41 Stati membri, Commissione europea e società civile per fare il punto sulle lezioni apprese dall’ultima ondata e misurare il grado di preparazione in vista della prossima. “La partecipazione è stata così ampia che mostra quanto i Paesi stiano prendendo sul serio il caldo come questione sanitaria”, ha sottolineato.
Giugno 2026: tra i più caldi di sempre
Se giugno 2026 verrà ricordato come uno dei mesi più caldi mai registrati, i dati di luglio per ora sono altrettanto preoccupanti. Secondo l’ultimo bollettino del Copernicus Climate ChangeService, il servizio europeo dedicato al monitoraggio del clima, il mese ha fatto segnare temperature record in gran parte dell’Europa occidentale ed è stato, a livello globale, il secondo giugno più caldo di sempre, appena dietro quello del 2024: pari a 19,14°C . Il caldo estremo del mese scorso ha anticipato un’altra importante ondata di calore registrata a luglio confermando una tendenza all’aumento delle temperature che gli scienziati definiscono ormai strutturale: eventi di caldo sempre più frequenti e intensi non solo in Europa, ma in molteplici regioni del pianeta, dal Nord Africa al Nord America.
Le ondate di calore sempre più frequenti
Mentre le ondate di calore si susseguono, i dati sulle vittime del caldo purtroppo si aggiornano. Secondo un report pubblicato da EuroMomo (European Mortality Monitorin) il servizio di monitoraggio della mortalità sostenuto dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha rilevato 10.650 decessi in eccesso nei suoi 27 Paesi membri la settimana tra il 22 e il 28 giugno quando l’ondata di calore ha raggiunto il suo picco. Si tratta di cifre preliminari. Da ricordare infatti che Francia e Inghilterra hanno vissuto il loro giugno più caldo di sempre, mentre Regno Unito, Germania e Paesi Bassi hanno registrato il secondo giugno più caldo della loro storia, con record assoluti di temperatura in diverse località. Non solo. Le ondate di calore risultano in aumento in 29 paesi europei, seguite dalle alluvioni (28 paesi) e dalla siccità (27 paesi). Crescono anche piogge torrenziali, incendi boschivi, scarsità idrica, frane, tempeste, cicloni e valanghe.
351 milioni di europei entro il 2100 esposti a meteo estremi
Nemmeno le prospettive per i prossimi decenni sono rassicuranti. Uno studio del Joint Research Centre della Commissione europea, pubblicato su The Lancet Planetary Health, stima che entro il 2100 circa 351 milioni di europei, quasi due terzi della popolazione del continente, potrebbero essere esposti ogni anno a eventi meteorologici estremi.