“Ets: con la riforma, Ue più competitiva senza frenare la transizione”
di Fiammetta CupellaroPer Chiara Di Mambro direttrice di Ecco, l’agenzia di ricerca italiana sul clima: “Si va nella giusta direzione. Se la revisione del sistema di scambio delle quote di emissioni sarà approvata, ci saranno più investimenti nella decarbonizzazione”
“Quella presentata dalla Commissione europea è una buona proposta, equilibrata. È stata ascoltata la posizione dell’industria europea che in questi mesi ha chiesto più flessibilità, ma se passerà ci sarà anche la certezza che gli investimenti saranno sui progetti di decarbonizzazione”. Chiaro il giudizio di Chiara Di Mambro direttrice di Ecco il think tank italiano per il clima che ha seguito i passaggi della proposta di riforma dell’Emissions Trading System presentata dalla Commissione. Considerato dal 2005 uno dei pilastri della politica climatica europea, il sistema del mercato delle emissioni ha generato oltre 270 miliardi di euro di entrate e contribuito a ridurre del 50% le emissioni. La revisione che ora proseguirà il suo iter legislativo ha un triplice obiettivo: climatico (allineamento con l'obiettivo al 2040), di indipendenza e competitività dell'industria europea. “Se verrà approvata, i meccanismi dell’Ets verranno adattati alla situazione di oggi più complicata dal punto di vista geopolitico ed energetico, mantenendo però chiara la consapevolezza che c’è in corso un processo di transizione. Anzi, le garanzie che devono rispettare gli imprenditori si fanno più stringenti”.
“Revisione necessaria e coerente con il periodo”
Prosegue Chiara Di Mambro: “Dal nostro punto di vista la revisione è necessaria per assicurare che il sistema di scambio delle quote di carbonio resti coerente con gli obiettivi climatici. Speriamo di arrivare presto ad un accordo di politica industriale europea con indirizzi precisi verso la decarbonizzazione. La proposta della Commissione, se approvata, renderà il sistema più flessibile ed equilibrato per le imprese, ponendo però condizioni da rispettare sulla transizione energetica. Chiarisce anche i meccanismi con i quali indirizzare gli investimenti fornendo un vero e proprio elenco. Continuerà anche l'assegnazione delle quote gratuite, che saranno però legate agli investimenti, l'80% sarà concesso dopo la pubblicazione dei piani aziendali per gli investimenti nella decarbonizzazione, approvati dal consiglio di amministrazione e pubblicati; il restante 20% sarà concesso dopo l'attuazione e la pubblicazione degli investimenti e delle relative riduzioni delle emissioni. Importante anche aver previsto una revisione ravvicinata nel 2033”.
“Il dibattito sarà acceso ma speriamo in un accordo veloce”
Quello di oggi non c’è dubbio è un passaggio destinato a incidere sul futuro del costo della CO₂ e sulle scelte energetiche delle imprese. “Siamo convinti che la discussione che ci sarà sia in Consiglio che in Parlamento sarà conflittuale, ma la presidenza irlandese ha previsto di chiudere entro dicembre. Secondo noi è importante che vengano prese decisioni in modo rapido e che le nuove regole entrino presto in vigore. Investire nella decarbonizzazione sarà più conveniente per tutti. Non solo per le imprese”.
I due fronti
Nei mesi scorsi si sono creati due fronti. L’Italia e altri nove Paesi – Polonia, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Romania, Slovacchia – hanno presentato un documento congiunto in cui si chiede di tenere conto di diversi elementi, tra cui la possibilità che alcune industrie potrebbero delocalizzare fuori della Ue la propria produzione dal momento che l’attuale meccanismo richiede ai settori energetici e industriale di raggiungere emissioni prossime allo zero entro il 2039. I dieci Stati che hanno chiesto di estendere al 2050 il tetto massimo per raggiungere l’obiettivo. Un fronte opposto, invece, composto da sette Paesi, ha presentato una dichiarazione congiunta per chiedere il rafforzamento e la protezione dell'integrità del sistema ETS. Questo gruppo comprende Spagna Danimarca Finlandia Lussemburgo Paesi Bassi Portogallo Svezia.
Sempre secondo Ecco: “La revisione del meccanismo Ets, già prevista dalla Direttiva, è un’occasione preziosa per assicurare che il sistema di scambio delle quote di carbonio resti coerente con gli obiettivi climatici europei, senza trasformarsi in un elemento penalizzante per i settori industriali più esposti ad alte emissioni o di più difficile decarbonizzazione. È dunque fondamentale preservare il segnale di prezzo della CO2 e non indebolirlo, e allo stesso tempo orientare in modo affidabile le risorse prodotte verso investimenti, infrastrutture e strumenti di accompagnamento alla transizione. I 230 miliardi di euro rappresentano una risorsa economica molto significativa”.