Tonno, come sceglierlo senza danneggiare il mare
di Paola ArosioSpecie, area di pesca e metodo di cattura: ecco gli elementi da considerare per un prodotto sostenibile, che mantenga l’equilibrio degli ecosistemi
Può essere usato come condimento della pasta, come ingrediente di un’insalatona oppure come secondo piatto per un pranzo veloce e leggero. Il tonno è un alimento molto amato in Italia, dove il 57% delle famiglie lo porta in tavola almeno una volta alla settimana, con un consumo annuo di circa 2,5 chili per persona. Nel 2023 la produzione mondiale è stata di ben 5,2 milioni di tonnellate. Cifre di rilievo che inducono a porre l’attenzione sulla sostenibilità di tale mercato, considerando vari elementi, tra cui specie, area di pesca e metodo di cattura.
Dallo striato al pinna gialla
Tra le specie principali, si annovera anzitutto il tonnetto striato (Katsuwonus pelamis), il più pescato, che vive negli oceani tropicali e subtropicali. Ci sono poi il pinna gialla (Thunnus albacares), che nell’oceano Indiano occidentale soffre a causa della pesca eccessiva, e l’alalunga (Thunnus alalunga o tonno bianco), anch’esso sovrasfruttato nel medesimo oceano. E ancora, il tonno obeso (Thunnus obesus), ricercato per sushi e sashimi, vulnerabile perché spesso pescato giovane: già nel 2010 Greenpeace ne segnalava il profondo declino in tutti gli oceani. Infine, il tonno rosso (Thunnus thynnus), pregiatissimo, una prelibatezza di nicchia soggetta a severi controlli.
Zone e metodo di pesca
Oltre alla specie, occorre analizzareanche il luogo in cui il tonno viene pescato: problemi ricorrenti emergono nelle popolazioni dell’oceano Indiano e, in misura minore, dell’Atlantico occidentale. Le valutazioni scientifiche più recenti evidenziano che, considerando le 23 principali popolazioni di tonni, il 9% è ancora sfruttata oltre misura. Ma l’impronta ecologica dipende anche dal metodo di cattura. Il sistema preferibile resta la pesca con canna o lenza, molto selettiva, dato che preleva un pesce alla volta, il che garantisce il rilascio di eventuali esemplari vivi non bersaglio: non a caso questa tecnica è consigliata dalle guide alla pesca sostenibile. Al contrario, risultano assai impattanti le reti a circuizione utilizzate con dispositivi di aggregazione, gettate attorno ai branchi, che finiscono per intrappolare tutto ciò che nuota nei pressi, tra cui squali, razze, delfini e tartarughe. Medesimo problema per i palangari, lunghe lenze con centinaia di ami che galleggiano nella colonna d’acqua per prendere tonno obeso, pinna gialla e alalunga. Preziose ma poco produttive le tonnare tradizionali a reti fisse, usate per catturare il tonno rosso.
Fresco, surgelato o in scatola
Considerando tutte queste variabili, è bene controllare l’etichetta, anche se le leggi cambiano a seconda del prodotto. Per il tonno fresco intero o refrigerato, il regolamento europeo numero 1379 del 2013 impone alcune informazioni obbligatorie: denominazione della specie e nome scientifico, zona di prelievo, tipo di attrezzi da pesca. Facoltative le indicazioni riguardanti data di cattura e porto di sbarco. Analoghe norme valgono per il prodotto surgelato non trasformato. Per il tonno in scatola o in conserva,si applica invece il regolamento europeo generale numero 1169 del 2011, sull’etichettatura degli alimenti. L’etichetta obbligatoria deve riportare la denominazione del prodotto e l’ingrediente primario. Nel caso di versioni altamente processate (per esempio, cotte, in olio, spezzettate), il più delle volte è presente solo il nome commerciale, visto che non sussiste l’obbligo di indicare denominazione scientifica o zona di pesca.
Passi avanti e problemi irrisolti
Uno spiraglio di speranza è dato dal fatto che, negli ultimi anni, sono state adottate varie misure per ridurre l’impatto di questo alimento. A cominciare dalle quote massime di pesca internazionali, stabilite dall’International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas, e dalle limitazioni imposte alle reti a circuizione, per il cui tracciamento sono in sperimentazione sistemi satellitari e biotelemetria. È stato poi implementato un metodo di tracciabilità digitale chiamato Catch, introdotto nel gennaio 2026 dall’Unione europea con l’obiettivo di sostituire i tradizionali documenti cartacei, per rendere più difficile l’ingresso di tonno illegale nel nostro continente. Infine, sono stati effettuati miglioramenti tecnologici e controlli, con programmi di osservazione a bordo e telecamere elettroniche sui pescherecci. Nonostante i progressi, permangono, tuttavia, alcuni problemi irrisolti, come etichettatura poco trasparente, persistente sovrasfruttamento, distruzione di habitat, pesca non legale.
Raccomandazioni per il consumatore
In base a quanto emerso, possono essere formulate brevi regole per orientare l’acquisto di tonno amico dell’ambiente. Davanti agli scaffali del supermercato, sono da privilegiare in generale il tonnetto striato e l’alalunga pescati nell’Atlantico o nel Pacifico (zone della Food and Agriculture Organization of the United Nations 71, 77, 81), mentre quelli provenienti dall'oceano Indiano (FAO 51 e 57) richiedono maggiore cautela. Buona regola anche scegliere marchi dotati di certificazioni sottoposte a verifiche da parte di terze parti: tra le più note c’è Marine Stewardship Council, riconoscibile grazie a un marchio blu, ma esiste anche il bollino Friend of the Sea. Da ultimo, fare attenzione al tonno fresco nei ristoranti o nei sushi bar: se il menù non indica provenienza né certificazione, è consigliabile chiedere delucidazioni al personale di sala.