Ecco quali pesci sono pronti a invadere il Mediterraneo in futuro
di Giacomo TalignaniUn nuovo studio racconta, confrontando habitat e dati tra Mar Rosso e Mare Nostrum, quali specie presto potrebbero diventare comuni anche da noi. Gli esperti: "Grazie ai modelli, dobbiamo fare delle liste di controllo per gestire l'invasione"
Avanti il prossimo. In tempi di crisi climatica e costanti trasformazioni, quali saranno le prossime specie marine che raggiungeranno e si insedieranno nel Mediterraneo? Da quando oltre 150 anni fa, nel 1869, fu costruito il Canale di Suez, il piccolo e chiuso Mare Nostrum è stato costantemente invaso da nuove specie. I molluschi e pesci in particolare ai tempi diedero vita ai primi fenomeni di migrazione lessepsiana, ovvero l’ingresso e la stabilizzazione di organismi che dal Mar Rosso hanno raggiunto le acque del Mediterraneo attraverso il Canale di Suez promosso dall’ingegnere francese Ferdinand de Lesseps. Inizialmente l’invasione era lenta, circa una nuova specie scoperta ogni due anni. Negli anni Settanta, quando fu ampliato il canale, la migrazione è aumentata a ritmi di 30 specie ogni 10 anni fino ai giorni nostri, quando si contano circa 445 specie aliene marine migrate, anche se altri conteggi indicano la possibilità che siano quasi un migliaio. Da sempre, l’avamposto per comprendere i futuri spostamenti, sono dapprima le acque di Israele, poi quelle più vicino a noi, per esempio della Grecia che, in questa estate, sta affrontando per esempio l’invasione di pesce palla.
In alcuni casi queste specie non impattano particolarmente sugli ecosistemi, sull’uomo, sulla pesca o sull’economia, in altri invece possono concretamente stravolgere determinati comparti (pensiamo a quello che il granchio blu sta facendo con le vongole) oppure essere motivo di allarme per la salute dei mari. Da qualche estate l’Ispra, istituto di protezione ambientale, in Italia non a caso porta avanti per esempio la campagna “attenti a quei 4” chiedendo di segnalare la presenza di pesci scorpione, pesci coniglio o pesci palla maculati, in alcuni casi pericolosi anche per l'uomo.
Tutto ciò avviene perché, tra crisi climatica che rende in nostri mari sempre più caldi (e dunque futuri habitat per le specie in arrivo) e aumento dei trasporti internazionali (gli organismi si spostano tramite le acque di zavorra delle navi), le condizioni per l'invasione sono oggi ideali. Ma, viene da chiedersi, si può prevedere quali saranno le nuove specie destinate a popolare il Mediterraneo e provenienti dal Mar Rosso? Un quesito che si è posto l’Università di Tel Aviv: i suoi ricercatori hanno infatti sviluppato un modello per provare a tracciare i futuri spostamenti e, i risultati, sono stati da poco pubblicati sulla rivista Journal of Animal Ecology. Studiando e mettendo a confronto habitat, temperature dell’acqua e altri fattori, raccogliendo dati ecologici che comprendono l’abbondanza delle popolazioni, areale o profondità e basandosi anche sull’osservazione di sistemi stereo-video subacquei telecomandati, gli esperti hanno scoperto che le specie non dipendenti ad esempio dalle barriere coralline del Mar Rosso sono quelle più propense ad insediarsi nel Mediterraneo. In particolare tre specie, ovvero la triglia oceanica (Parupeneus heptacanthus), il pesce palla stellato (Arothron stellatus) e il carangide Turrum fulvoguttatum sono i tre candidati in cima alla lista come futuri probabili inquilini del Mediterraneo. Non sono gli unici però: in una interessante mappa, sempre realizzata in base ai modelli, i ricercatori israeliani stimano che presto il Mare Nostrum potrebbe avere a che fare per esempio con il Pesce balestra stellato, oppure con lo “strano” pesce chitarra macchiato, con il carango dorato, o ancora con la murena dalla coda stretta e altre specie. L’impatto che questi animali avranno sul Mediterraneo è difficile da comprendere. Per questo lo studio condotto dal dottor Shahar Chaikin indica la necessità di “liste di controllo” che potrebbero diventare uno strumento importante per l'individuazione precoce delle specie invasive, il monitoraggio ambientale e “il processo decisionale finalizzato alla protezione dell'ecosistema marino”.
Come spiega Chaikin “il Canale di Suez e il Mediterraneo non contengono quasi nessuna barriera corallina come quelle che si trovano nel Mar Rosso. Le specie che dipendono dalle barriere coralline sembrano quindi incapaci di completare il viaggio. Al contrario i pesci che riescono a colonizzare nuovi ambienti sono quelli che, in primo luogo, non avevano bisogno delle barriere coralline per sopravvivere”. I ricercatori hanno inoltre scoperto come molte specie, una volta arrivate nel Mare Nostrum, cambiano rapidamente le loro preferenze e sfruttano gli habitat disponibili nel loro nuovo ambiente, spesso entrando in competizione con le specie autoctone per cibo o riparo. Per Yoni Belmaker, altro autore del paper, “finora i tentativi di comprendere le invasioni si sono concentrati principalmente sulle specie che avevano già raggiunto il Mediterraneo. Noi abbiamo fatto un passo indietro ed esaminato cosa caratterizza queste specie prima che inizino il viaggio. Questa distinzione ci permette di passare dalla spiegazione delle invasioni già avvenute alla previsione di quelle future". Di sicuro, dicono gli esperti, con il progressivo riscaldamento del Mediterraneo, "l’invasione continuerà" perché è chiaro come con acque così calde “le specie tropicali avranno sempre maggiori possibilità di insediarsi".