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Riscaldamento globale

Mari sempre più caldi, ora anche in profondità

Mari sempre più caldi, ora anche in profondità

Nel nuovo report di Greenpeace i dati relativi al 2025 evidenziano le temperature elevate delle acque italiane. In superficie si superano i 30°C a 40 metri temperature da 25°C. "Più specie aliene e preoccupano i fondali dell'Elba".

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Il Mediterraneo come i Caraibi. Più accelerano le conseguenze della crisi climatica, più il Mare Nostrum si sta avvicinando a temperature simili a quelle dei mari caraibici. Tra giugno e luglio di quest’anno diverse boe, dall’alto Adriatico al basso Tirreno, dalla Sardegna alla Sicilia, solo in Italia hanno registrato temperature superficiali che sfiorano i 30 gradi. In Spagna, a Mallorca, sono state perfino superate: la boa nella baia di Pollença ha misurato per esempio 32 gradi. Nuove temperature che aprono a nuovi scenari: dall’invasione di specie aliene invasive, che grazie alle temperature elevate trovano un habitat dove vivere e riprodursi, fino alla possibile diffusione di alghe, mucillagine o fenomeni che tendono a privare dell'ossigeno i nostri mari.I recenti dati r accolti dalle boe sono però soltanto un avvisaglia, dato che avranno bisogno di conferme e comparazioni: è l’analisi delle cifre raccolte nei mari italiani da Greenpeace a restituirci invece un quadro più completo.

L’associazione ambientalista, dedicando questa sesta edizione alla ricercatrice e professoressa Monica Montefalcone, scomparsa insieme alla figlia nella tragedia dei sub deceduti a maggio alle Maldive, ha appena diffuso il nuovo report di "Mare Caldo” che analizza le ondate di calore marine in 14 stazioni di monitoraggio italiane, di cui 13 in Aree Marine Protette. Al netto dei preoccupanti segnali del 2026, con alcune zone della Sardegna e del Tirreno che hanno registrato addirittura +6 gradi di temperatura superficiale del mare rispetto alle medie del passato, il nuovo report mette in luce un problema nascosto: non fa caldo solo in superficie, ma anche in profondità. "I mari italiani continuano a scaldarsi, con ondate di calore fino a 40 metri di profondità, fenomeni di necrosi o sbiancamento su gorgonie e coralli, e l’espansione di specie termofile e aliene" ricordano da Greenpeace.

Nello specifico, sempre con il sostegno del DISTAV (Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente, e della Vita) dell’Università degli Studi di Genova (dove lavorava Monica Montefalcone), l’OGS (Istituto Nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale) e con il Dipartimento di Scienze Biomolecolari dell’Università di Urbino, i dati raccolti dalla campagna hanno evidenziato diverse anomalie. Per esempio “l’anomalia massima della temperatura superficiale del mare, pari a +3,5°C sopra la soglia climatologica, che si è registrata in Sardegna tra fine maggio e luglio 2025 nell'Area Marina Protetta dell'Isola dell'Asinara, durante un’ondata di calore durata 41 giorni”. Le altre anomalie maggiori si sono registrate “nell’AMP di Capo Carbonara (Sardegna) e nell’AMP di Tavolara (Sardegna), con +3,46°C sopra la media, nell’AMP Capo Milazzo (Sicilia), con +2,94°C, e nell’AMP del Plemmirio (Sicilia), con +2,71°C. Il calore accumulato in estate sulla superficie del mare si è trasferito anche in profondità, attraverso il mescolamento della colonna d’acqua dovuto al vento, facendo registrare temperature fino a 25°C a 30-40 metri di profondità ed esponendo a un forte stress gli organismi che vivono sui fondali rocciosi”.

Venticinque gradi a quaranta metri sono tantissimi, tali davvero da sconvolgere per alcune specie gli equilibri degli ecosistemi. Per Greenpeace “il Mediterraneo sta cambiando rapidamente e gli effetti del riscaldamento non riguardano più soltanto la superficie del mare. Oggi osserviamo anomalie termiche che raggiungono gli habitat più profondi e incidono direttamente sulla salute degli ecosistemi marini, anche nelle aree marine protette. Il prezioso lavoro di tutela e conservazione in queste aree da solo non basta a preservare la biodiversità marina, serve anche una drastica riduzione delle emissioni di gas serra" spiega Valentina Di Miccoli, campaigner Mare di Greenpeace Italia.

Tra gli effetti del mare caldo registrati dai monitoraggi di Greenpeace, come quelli all’Isola d’Elba, nell’AMP dell’Asinara e nell’AMP di Torre Guaceto, sono state osservate “la necrosi o sbiancamento sulle specie più vulnerabili, tra cui la gorgonia gialla Eunicella cavolini e il corallo Cladocora caespitosa, mentre continua ad aumentare la presenza di specie termofile e aliene come Caulerpa cylindracea”. Inoltre, grazie all’aiuto del Dna ambientale, i biologi che hanno effettuato le spedizioni hanno rilevato la presenza di alcune alghe e tunicati considerati come specie aliene, tra cui il Sargassum thunbergii, Spongites yendoi, Griffithsia corallinoides e Phallusia nigra. A preoccupare però sono soprattutto i fondali dell’Elba. In quella che è “l'unica area non protetta della rete di monitoraggio del progetto Mare Caldo” è stata effettuata un'analisi della serie temporale degli ultimi sei anni.

Quello che è venuto fuori è “un progressivo deterioramento dello stato ecologico delle comunità bentoniche, con un aumento degli organismi che presentano segni di stress” e in particolare “una riduzione delle colonie e impatti significativi sulle gorgonie Eunicella cavolini e Paramuricea clavata” scrivono da Greenpeace sottolineando come “i risultati suggeriscono una relazione tra le persistenti anomalie termiche registrate nel 2023 e 2024 e i cambiamenti osservati oggi nelle comunità marine”. I dati del 2025, così come quelli già negativi raccolti nel 2026, indicano dunque che “nessuna area è al riparo dagli effetti della crisi climatica - chiosano da Greenpeace -. Per questo ribadiamo la necessità di rafforzare la tutela del Mediterraneo sia attraverso una rete efficace di aree marine protette, sia mediante la riduzione delle emissioni di gas serra”.