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Italgas, Grdf e Cadent ora alleati: nasce la Green Gas Innovation Alliance

Laurence Poirier-Dietz, Steve Fraser (al centro) e Paolo Gallo, rispettivamente ad Grdf, Cadent e Italgas 

I tre maggiori distributori di gas d’Europa, che insieme gestiscono un quarto della rete e 35 milioni di clienti, hanno firmato a Parigi un’alleanza su biometano, idrogeno e digitalizzazione delle reti in Italia, Francia e Regno Unito

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PARIGI – "L’elettrificazione non è l’unica soluzione". Lo ha dichiarato ieri Paolo Gallo, amministratore delegato di Italgas, poche ore prima di firmare, nella sede storica della Maison de la Chimie a Parigi, Green Gas Innovation Alliance (Ggia), la prima intesa strutturata fra i maggiori operatori delle reti di distribuzione del gas in Europa. Insieme a Laurence Poirier-Dietz, amministratrice delegata della francese Grdf, e Steve Fraser, amministratore delegato di Cadent, il manager italiano ha spiegato che le tre aziende gestiscono insieme circa 500mila chilometri di rete, un quarto del totale europeo, al servizio di 35 milioni di clienti fra Italia, Francia e Regno Unito.

Da due accordi bilaterali a un’alleanza unica

L’intesa nasce dall’evoluzione di accordi precedenti. Italgas e Grdf collaborano da un memorandum d’intesa firmato nel 2019 e rinnovato nel marzo 2025, mentre Italgas e Cadent hanno rinnovato lo scorso anno il proprio accordo bilaterale siglato nel 2023. Durante la cerimonia, Poirier-Dietz ha ricordato che sempre alla Maison de la Chimie nel 2025 si è tenuta la prima edizione di un evento dedicato alla condivisione di esperienze sul biometano in Europa. Gallo ha sottolineato l’importanza che, agendo insieme, le tre aziende possono accelerare l’adozione di nuove tecnologie e verificarne l’efficacia in contesti normativi ed ecosistemi diversi. “Il valore sta nel lavorare come un’unica entità per affrontare la sfida che abbiamo davanti”, ha continuato “essere così grandi è un vantaggio enorme: in questo settore la scala economica è la chiave”.

L’alleanza si concentrerà più fronti: lo sviluppo di tecnologie per i gas rinnovabili e low-carbon, quindi biometano, idrogeno e metano sintetico, e l’evoluzione delle reti di distribuzione, dalla digitalizzazione alla sensoristica, fino ai sistemi che permettono alle infrastrutture esistenti di accogliere nuove molecole e miscele di gas. Poirier-Dietz di Grdf ha precisato che la missione dell’alleanza è identificare soluzioni innovative sull’immissione di nuovi gas in rete, sul loro utilizzo e sul loro stoccaggio, oltre che attrarre investimenti sulle innovazioni più promettenti.

Alleanza aperta a Spagna e Polonia

Steve Fraser, amministratore delegato di Cadent ha invece insistito sulla concretezza dell’iniziativa: “Non si tratta solo di condividere conoscenza. Si tratta di fare innovazione, portare avanti cose concrete, trasformarne i risultati in applicazioni reali”. Ha annunciato inoltre un programma di scambio di dipendenti fra le tre aziende, oltre a visite di studio e collaborazioni tecniche già in corso. Da rilevare ad esempio che Italgas è una delle poche realtà globali ad aver digitalizzato completamente la sua rete. Sull’apertura a nuovi soci, Gallo è stato esplicito: "Coinvolgeremo nuovi operatori, non solo i gestori delle reti di distribuzione, ma forse anche aziende disposte a condividere la stessa visione”.Visione condivisa da Fraser: “Qualsiasi organizzazione allineata ai nostri valori sarà benvenuta”. A questo proposito, Gallo e Poirier-Dietz hanno indicato Polonia e Spagna come i paesi con il maggiore potenziale di crescita sul biometano in Europa, tra i primi candidati a un futuro allargamento dell’alleanza.

“L’ostacolo non è la tecnologia”

”Parlerei di un’ideologia normativa moderna: è questo il fattore più critico che dobbiamo affrontare”, ha dichiarato Gallo ricordando che da più di dieci anni, a suo giudizio, prevale l’idea secondo cui a ogni problema corrisponda un’unica soluzione possibile. Un’impostazione che dal punto di vista tecnico il manager ha definito “sbagliata” sperando che “tre voci siano più efficaci di una sola”. Nel discorso che ha preceduto la firma, l'ad italiano ha ricordato il grande blackout che il 28 aprile 2025 ha lasciato al buio gran parte della Spagna e del Portogallo per diverse ore. A suo parere, l’episodio dimostra che senza il gas, ci possono essere rischi concreti di blackout. Va però detto che le indagini ufficiali sul blackout spagnolo, tra cui il rapporto preliminare della rete europea dei gestori di trasmissione Entso-e, hanno attribuito l’evento soprattutto a carenze nei sistemi di controllo della tensione e nella modernizzazione della rete, piuttosto che ad un "iper-utilizzo" di rinnovabili.

Il nodo della sicurezza energetica

"Qualsiasi gas che possa essere utilizzato, che sia naturale o un sottoprodotto di altre industrie, come l’agricoltura o il trattamento delle acque reflue, sarebbe sciocco non utilizzarlo in questo sistema. È meglio per l’economia, è meglio per l’ambiente e garantisce maggiore sicurezza dell’approvvigionamento", ha sostenuto Fraser. Gallo ha ricordato che dopo la crisi del 2022 la Commissione Europea aveva individuato nel biometano e nell’idrogeno due pilastri per ridurre la dipendenza dell’Unione dal gas russo, un piano che a suo giudizio è in parte caduto nel dimenticatoio. “Uno dei sottoprodotti del biometano è il digestato”, ha chiarito. “Quindi non solo possiamo diventare autosufficienti sul gas, ma anche sui fertilizzanti”.

Gli obiettivi europei restano lontani

Il piano REPowerEU della Commissione Europea fissa per il 2030 un obiettivo di trentacinque miliardi di metri cubi di biometano prodotto ogni anno nell’Unione, lo stesso numero, non casuale, dei milioni di clienti serviti oggi dalle reti di Italgas, Grdf e Cadent. “Il maggiore produttore è la Francia. Poi c’è la Germania, e l’Italia sta guadagnando terreno”, ha ammesso Gallo. “Detto questo, probabilmente nemmeno noi raggiungeremo quell’obiettivo. Siamo troppo lontani”. Secondo i dati diffusi da Italgas, l’azienda punta a raggiungere 1,2 miliardi di metri cubi l’anno di capacità biometano connessa entro il 2030.

Tre paesi, tre velocità diverse

Sul biometano la Francia resta il mercato più maturo d’Europa: Grdf conta oggi oltre 700 impianti già connessi alla propria rete, contro i 45 di Cadent nel Regno Unito. "Una delle nostre richieste alla Commissione era che questi 35 miliardi di metri cubi potessero tradursi in un obiettivo specifico per ogni paese", ha osservato Poirier-Dietz.

Sull’idrogeno, Italgas porta avanti un progetto pilota in Sardegna che produce idrogeno verde da impianti fotovoltaici, miscelandolo con il gas naturale in rete. "Abbiamo iniziato con il 2% e ora stiamo passando al 20% per uso residenziale, senza chiedere ai clienti di cambiare le loro abitudini", ha raccontato Gallo, che ha citato anche un’azienda alimentare locale passata all’idrogeno al posto dell’olio combustibile e una flotta di autobus del trasporto pubblico riforniti a una stazione dedicata costruita dalla stessa Italgas. Sui costi, però, è stato netto: "Ci guadagniamo qualcosa? Assolutamente no. La produzione è ancora costosa".

Secondo i dati diffusi da Italgas, l’azienda sta inoltre sperimentando la miscelazione di idrogeno a Torre de’ Passeri, in Abruzzo, e ha sviluppato una tecnologia proprietaria, il Digital Reverse Flow, che secondo l’azienda amplierebbe in modo significativo la capacità della rete locale di assorbire biometano. Italgas ha inoltre avviato colloqui con il gruppo giapponese Tokyo Gas su un possibile progetto di metanizzazione.

Anche Poirier-Dietz ha riconosciuto i limiti della tecnologia: “Questa tecnologia è meno matura di quanto pensassimo forse cinque anni fa. Personalmente penso che il biometano sia più maturo dell’idrogeno”. Nel Regno Unito, Cadent attende da tempo una decisione del governo britannico su due grandi progetti già pronti a partire, HyNet ed East Coast Hydrogen. “Stiamo aspettando da molto tempo che il governo prenda decisioni sulla politica dell’idrogeno”, ha detto Fraser. “Ci sono progetti molto grandi pronti per partire: è fondamentale che il governo britannico intervenga attivamente per sostenerli”.

Il primo progetto concreto

Cadent ha già indicato quattro priorità per i progetti dell’alleanza: aumentare la produzione di biometano, semplificare e velocizzare i nuovi allacciamenti alla rete, estrarre più valore dai sottoprodotti del processo, a partire dalla CO2, e restare aperti a idee meno convenzionali. Il primo impegno concreto sostenuto dalla Ggia riguarda proprio quest’ultimo fronte: l’elettrometanogenesi.

"È un processo basato su due elettrodi che accelera la produzione di gas dalle biomasse”, ha illustrato Gallo. In un digestore, ha precisato, il processo aumenta notevolmente la produzione quotidiana di biogas rispetto ai ritmi naturali. Il responsabile ricerca e sviluppo di Grdf ha aggiunto che l’obiettivo del progetto è catturare l’anidride carbonica prodotta durante la produzione di biometano e combinarla con idrogeno rinnovabile generato localmente: una tecnologia applicabile sia a nuovi impianti sia, tramite retrofit, a quelli già esistenti. Il ruolo dei tre distributori sarà valutare la compatibilità della soluzione con le specifiche tecniche delle rispettive reti nazionali.

Al progetto lavorano il partner francese Keon che dispone del digestore su cui realizzare l’impianto e la startup britannica Wase che fornisce la tecnologia, mentre le aziende coinvolte stanno cercando un finanziamento, anche attraverso un bando europeo, per sostenerne lo sviluppo. Gallo ha ipotizzato in sei mesi o un anno il tempo necessario per individuare un produttore di biogas disposto a testare la soluzione, con il sostegno tecnico delle tre aziende. Conclude Fraser: “Ci rendiamo già conto che riunendoci sotto l’egida dell’Alleanza, possiamo aiutarci a vicenda in modo significativo nelle attività quotidiane, su qualità del gas, monitoraggio e rilevamento”.