“L’Italia potrebbe risparmiare 17 miliardi all’anno sulla spesa energetica e creare più di 60mila nuovi posti di lavoro rimuovendo i colli di bottiglia che oggi frenano lo sviluppo delle rinnovabili nel Paese”. A dirlo è uno studio commissionato dal Gruppo di lavoro Energia della Camera di Commercio di Spagna in Italia di cui fanno parte 50 aziende spagnole impegnate nel settore delle energie rinnovabili. “Abbiamo commissionato questo studio perché volevamo contribuire al dibattito con dati e analisi indipendenti, mettendo in evidenza le opportunità che questo percorso può offrire al Paese non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sotto il profilo economico, industriale e occupazionale”, ha spiegato Valerio Faccenda, vicepresidente della Camera di Commercio di Spagna in Italia e coordinatore del Gruppo di lavoro Energia alla Camera.
Confindustria: “Paghiamo l’elettricità molto di più dei nostri competitor”
Due Paesi impegnati, entrambi, nella riduzione della dipendenza energetica, ma che stanno affrontando la transizione in modi diversi. La Spagna è diventata uno dei leader europei nelle energie rinnovabili mentre l’Italia non solo importa il 73,9% del fabbisogno energetico, ma il gas contribuisce al prezzo dell’elettricità per il 63% delle ore. "Risultato? L'Italia continua a pagare l'energia molto più dei principali competitor europei: a maggio 2026 il prezzo medio dell'elettricità è stato di 119 euro MGwh, 67 euro in più della Francia, 65 euro in più della Spagna, 22 euro in più della Germania”, ha spiegato Aurelio Regina, Vicepresidente di Confindustria per l’Energia.
Su un punto però non ci sono dubbi: “Spagna e Italia hanno molte sfide da affrontare insieme e una di queste è quella energetica che non può essere considerata solo ambientale. Ormai è imprescindibile per costruire il futuro delle imprese, per affrontare i cambiamenti climatici e per dare la sicurezza ai nostri Paesi che non possono far dipendere la loro crescita economica da crisi geopolitiche”, così l’ambasciatore di Spagna Miguel Fernández-Palacios che ha ospitato a Palazzo Montorio a Roma la prima edizione di “Symposium energia”.
Lo studio
Al centro dell’incontro a cui ha partecipato anche il ministro dell’Ambiente e la Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e il vice presidente di Confindustria per l’energia Aurelio Regina, la presentazione del report “Rinnovabili e competitività: scenari, impatti e priorità per l’Italia”. Realizzato da Teha Group (The European House – Ambrosetti) ha analizzato il possibile nesso tra politiche climatiche e competitività.
Gli analisti che hanno partecipato allo studio commissionato dalla Camera di Commercio di Spagna in Italia, confermano che nel nostro Paese ci sia stata un’importante accelerazione delle fonti di energia rinnovabile soprattutto tra il 2019 e il 2025, ma non basta. In pratica, se continuiamo a seguire l’andamento attuale si arriverebbe a 101GW nel 2030, 29GW in meno rispetto al target previsto nello scenario Pniec. Quindi? “Bisogna colmare questo divario con un mix di fonti energetiche tra cui il nucleare se vogliamo rimanere competitivi, non solo in Europa ” ha ribadito Pichetto Fratin “l’Italia non può rimanere condizionata alla volatilità dei prezzi del gas”.
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Costi e occupazione
“Colmare questo divario potrebbe comportare un risparmio di circa 9 miliardi di euro sul costo dell’energia elettrica all’ingrosso; a cui si aggiunge una riduzione della spesa di 2 miliardi circa per le quote di emissione ETS, e un’altra di 2 miliardi di euro legata alle minori importazioni di gas naturale. Inoltre ci sono 3 miliardi di euro per il beneficio sociale legato alle mancate emissioni di CO2, per un totale appunto di 17 miliardi di euro all’anno” si legge nel dossier. Oltre al contenimento dei costi, sempre secondo lo studio commissionato dalle aziende spagnole, le rinnovabili rappresenterebbero per l’Italia nuove opportunità di occupazione.
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Il nodo delle autorizzazioni
E poi c’è la sfida della burocrazia: sei anni per ottenere una autorizzazione al posto di due anni negli altri Paesi europei e un anno fuori della Eu. “In economia il tempo ha un costo e la tempestività è fondamentale – ha spiegato Aurelio Regina di Confindustria – le rinnovabili consentono già oggi di produrre energia a costi sensibilmente inferiori rispetto ai prezzi di mercato e rappresentano uno strumento fondamentale per ridurre le bollette di imprese e famiglie, rafforzare la sicurezza energetica nazionale e diminuire la dipendenza dalle importazioni. I progetti e gli investimenti non mancano: oltre 4 mila impianti sono attualmente in attesa di autorizzazione. Il vero nodo è trasformare rapidamente queste iniziative in impianti operativi, superando ritardi e complessità burocratiche che rallentano la crescita del Paese. In questo percorso verso un mix energetico più equilibrato, il contributo dei territori sarà decisivo: la transizione energetica è una sfida nazionale che richiede responsabilità condivisa, collaborazione istituzionale e il pieno impegno di tutti".