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Vespe e calabroni al picco stagionale: quali sono le specie davvero pericolose e come affrontarle

Settembre è il mese di massima presenza, il Leonardo Lifescience Group fa chiarezza aiutando a distinguere, per esempio, tra calabrone europeo e l’invasiva Vespa velutina. E spiegando perché il fai-da-te può fare più danni che benefici. E lo zoologo Bressi ammonisce: “Sicuri di non poter attendere a debita distanza?”

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Settembre è il mese in cui vespe e calabroni raggiungono la massima visibilità. Non perché stia cominciando un’invasione, ma perché sta finendo il loro anno. Dopo mesi di crescita, tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno le colonie toccano il massimo della popolazione e gli incontri si moltiplicano. "Sì, a settembre vespe e calabroni si fanno sentire di più", annuisce Luigi Bazzolo, vicepresidente di Leonardo Lifescience Group, che alla vigilia del picco stagionale ha diffuso un approfondimento sulle specie presenti nel nostro Paese. La ragione è biologica. Con la colonia ormai matura, molte operaie sono meno impegnate nella cura del nido e delle larve e si dedicano alla ricerca di fonti zuccherine. Frutta matura, bibite e residui alimentari diventano attrattori irresistibili. "Le colonie di vespe e calabroni sono annuali e raggiungono tra fine estate e inizio autunno la loro massima dimensione e popolazione", ricorda il documento. Con il freddo le operaie moriranno e sopravvivranno soprattutto le nuove regine fecondate, destinate a fondare altre colonie in primavera.

Quattro nomi da conoscere

Nel momento di massima presenza cresce anche la confusione. Basta una fotografia sfocata sui social perché ogni insetto giallo e nero di grandi dimensioni diventi “asiatico”, “gigante” o perfino “killer”. "Sapere con cosa si ha a che fare significa reagire nel modo giusto", sottolinea Bazzolo. Vespa crabro, il comune calabrone europeo, è una specie autoctona. Lo è anche Vespa orientalis, la vespa orientale, storicamente più diffusa al Sud e oggi in espansione verso Nord. Diverso è il caso di Vespa velutina, il calabrone asiatico: "l’unico realmente alieno e invasivo", arrivato in Europa dal Sud-Est asiatico nei primi anni Duemila. Poi c’è Vespa mandarinia, il calabrone gigante asiatico. Le sue immagini circolano periodicamente anche in Italia, ma nel nostro Paese è "sostanzialmente assente". Confonderlo con le specie presenti significa trasformare una questione reale in un allarme che reale non è. Questo non significa sottovalutare le punture. Secondo i dati dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, le punture di imenotteri provocano reazioni allergiche in circa due persone su cento e nei soggetti allergici possono arrivare allo shock anafilattico. Ogni anno in Italia si registrano tra 5 e 20 decessi; nel solo 2024 il Bambino Gesù ha contato quasi 500 accessi al pronto soccorso per punture di insetti. Numeri che richiedono consapevolezza, non allarmismo.

Prevenire senza improvvisare

Leonardo Lifescience Group mette in guardia dalle trappole casalinghe con bottiglie e zucchero: "Sono spesso inefficaci e uccidono anche insetti utili all’ecosistema". Meglio puntare sulla prevenzione, gestendo correttamente rifiuti e alimenti all’aperto e controllando i punti nei quali potrebbero formarsi i nidi. Quando un nido è particolarmente grande, difficilmente raggiungibile o si trova in prossimità di persone allergiche, l’indicazione è rivolgersi a professionisti. Il discorso cambia con Vespa velutina, un problema per le api e la biodiversità: un sospetto avvistamento non va affrontato autonomamente. "Non intervenire sul nido", raccomanda il documento: la segnalazione deve essere inoltrata al progetto nazionale Stop Velutina, coordinato dal CREA con le Università di Firenze e Pisa, mentre la rimozione è affidata a squadre specializzate.

Bressi: “Prima di rimuovere, osservare”

"Prima di intervenire su un nido di vespe o calabroni bisognerebbe porsi una domanda molto semplice: è davvero impossibile convivere con quella colonia per qualche altra settimana?", spiega lo zoologo Nicola Bressi, curatore del Museo di Storia Naturale di Trieste, autore di Coinquilini bestiali. Conoscere, resistere o convivere con gli animali che si autoinvitano a casa nostra (Aboca Edizioni). "Non tutti i nidi rappresentano un pericolo immediato e, quando si trovano in un angolo poco frequentato della casa o del giardino, può essere sufficiente mantenere una distanza adeguata. In alcuni casi può bastare mezzo metro, mentre con le specie meno tolleranti è più prudente restare ad almeno due metri. E più che parlare di animali aggressivi, sarebbe corretto parlare di specie maggiormente sensibili alla presenza dell’uomo". "Se posso restare a due metri dal nido e aspettare fino alla fine del ciclo, vale la pena chiedersi se sia davvero necessario ricorrere a una ditta specializzata, acquistare prodotti o utilizzare veleni. Spesso la colonia scompare spontaneamente nel giro di poche settimane". La prudenza riguarda anche le conseguenze ambientali dei trattamenti. "Persino un prodotto specifico può avere effetti indiretti. Gli insetti intossicati continuano a muoversi e possono essere predati da altri animali. In questo modo il veleno entra comunque nella catena alimentare". Bressi racconta di avere convissuto più volte con nidi vicino casa: "Erano stati costruiti in punti del giardino che potevo evitare, facendo semplicemente un giro un po’ più largo. Quando è possibile, la convivenza temporanea rappresenta quindi la prima soluzione da prendere in considerazione. Solo dopo vengono tutti gli altri interventi". Novembre, precisa, è un limite prudenziale, valido soprattutto nelle aree mediterranee più calde e nelle città. "In collina e in montagna molti nidi cessano la loro attività già nel mese di ottobre. Alcune specie più piccole e meno reattive possono terminare il ciclo persino a settembre. Novembre è dunque una data massima – conclude –. Quando si individua un nido alla fine dell’estate o all’inizio dell’autunno, conviene domandarsi se sia possibile aspettare ancora un mese, o anche meno, evitando un intervento non strettamente necessario".