Il Mediterraneo, un mare senz’acqua
di Fadi Hajali*In tutto il bacino circa 180 milioni di persone vivono in condizioni di povertà idrica e altri 60 milioni soffrono di grave stress idrico. L’acqua, o meglio la sua mancanza, è una crisi decisamente mediterranea
Non si può ignorare che milioni di persone nel mondo fanno i conti con gravi carenze idriche, al punto che un bene essenziale diventa troppo spesso un lusso. Si è tentati di considerarlo un problema lontano, che riguarda altri. Eppure, nel Mediterraneo faremmo bene a guardare in casa nostra.
È ormai noto che il Mediterraneo è uno degli hotspot del riscaldamento globale: si riscalda il 20% più rapidamente della media mondiale. Sommato alle pressioni economiche e demografiche, questo fenomeno mette a dura prova risorse e servizi idrici in tutta la regione. Colpisce soprattutto che tutti i paesi del Mediterraneo meridionale e orientale dispongano di una quantità d’acqua compresa tra meno di 500 m³ e 1.000 m³ all’anno per abitante: una realtà che rientra nella definizione ufficiale di “scarsità idrica”. Al Nord il quadro non è molto più rassicurante: il 30% della popolazione dell’Europa meridionale vive in aree soggette a stress idrico permanente, una quota che d’estate sale al 70%. Un problema che anche l’Italia conosce bene: quest’anno le ondate di calore hanno fatto crollare in poche settimane il bilancio idrico delle campagne, e già nel 2024, secondo l’Istat, oltre un milione di residenti nei capoluoghi, soprattutto in Sicilia, aveva subito razionamenti dell’acqua. In tutto il bacino del Mediterraneo, circa 180 milioni di persone vivono in condizioni di povertà idrica e altri 60 milioni soffrono di grave stress idrico. L’acqua, o meglio la sua mancanza, è una crisi decisamente mediterranea.
Una volta stabiliti i dati di base, cioè che la disponibilità di acqua è criticamente bassa nei paesi che si affacciano sul nostro mare comune, è il momento di decidere come andare avanti. Possiamo davvero cavarcela ciascuno per conto proprio? Oppure dobbiamo affrontare di petto un problema che è, a tutti gli effetti, regionale? Se continuare come se nulla fosse significa, nel migliore dei casi, a una rassegnazione passiva e, nel peggiore, a un cinismo ostinato, vi invito a scegliere con me la strada dell’impegno comune.
Oggi, a Roma, città che ha fatto dei suoi acquedotti un simbolo di civiltà, i rappresentanti dei 43 Stati membri dell’Unione per il Mediterraneo approveranno la 2ª Dichiarazione ministeriale dell’UpM sull’acqua nel Mediterraneo. Sottolineando la necessità di una maggiore cooperazione transfrontaliera nella gestione sostenibile dell’acqua, la dichiarazione riconosce le conseguenze molteplici della situazione attuale: impatti dannosi sulla salute umana e sugli ecosistemi, freno allo sviluppo socioeconomico e aumento della frequenza e dell’intensità dei disastri naturali.
Lungi dall’essere una semplice dichiarazione di intenti, questo testo dà il via all’Iniziativa di Roma sull’Acqua, che punta a mobilitare investimenti e competenze tecniche per dotare il Mediterraneo dei sistemi idrici sostenibili di cui ha urgente bisogno. Negli ultimi anni qualche passo avanti c’è stato, ma troppo spesso la mancanza di risorse finanziarie stabili ha frenato la sostenibilità ambientale. Mettendo in rete, coordinando e rafforzando gli sforzi già in campo, l’Iniziativa di Roma colma le carenze di fondi e di competenze che ostacolano l’ammodernamento e una gestione più efficiente delle infrastrutture e dei servizi idrici. Una goccia nel mare, se mi si concede il gioco di parole. Ma anche un modello da replicare in altri ambiti della sostenibilità, per costruire un Mediterraneo più integrato e resiliente.
Se c’è una cosa che ormai dovrebbe essere chiara, è che nessuno può affrontare da solo i problemi idrici del nostro Mediterraneo. I nostri sistemi idrici sono profondamente interconnessi: un paese non può sentirsi davvero al sicuro se i suoi vicini restano senz’acqua. Dall’acqua dipendono la salute dei nostri ecosistemi e delle nostre popolazioni, e con esse la stabilità economica, sociale e politica dell’intera regione. Le conoscenze e gli strumenti per affrontare questa sfida non ci mancano. Resta da scegliere che cosa vogliamo essere: una regione di cooperazione e resilienza, o una regione sempre più vulnerabile?
(*Fadi Hajali, Segretario generale ad interim dell’Unione per il Mediterraneo)