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Riscaldamento globale

Clima, il ciclo dell’acqua è impazzito e le conseguenze sono imprevedibili

Clima, il ciclo dell’acqua è impazzito e le conseguenze sono imprevedibili
(reuters)

Dal prosciugamento delle riserve d’acqua dolce alla portata critica di fiumi e falde, i dati dell’Organizzazione meteorologica mondiale confermano l'alterazione dei ritmi naturali. Con 1.500 disastri idrogeologici negli ultimi anni, la cooperazione internazionale diventa l'unica via per la sicurezza idrica

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Troppo poca o troppa. L’acqua continua a essere la sorvegliata speciale degli scienziati del clima. Non c’è neanche da chiedersi il perché: è indispensabile alla sopravvivenza e il continuo impoverimento delle riserve idriche è molto preoccupante. Ma quando, per via di eventi estremi, diventa troppa, è distruttiva e letale. Ebbene, secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), il ciclo dell’acqua sul pianeta si è alterato tanto che le conseguenze sono diventate imprevedibili. Ecco le criticità principali rilevate dagli esperti.

È crisi idrica globale

L’allarme lanciato dall’Omm riguarda il continuo prosciugamento del cosiddetto Terrestrial Water Storage, cioè la quantità totale d'acqua dolce presente in falde, laghi, suolo e ghiacciai. Dal 2014 il patrimonio idrico è in continuo declino, con sempre maggiori difficoltà a tamponare le annate più secche. La conseguenza è che le crisi idriche aumentano. I ghiacciai, per esempio, si stanno ritirando a ritmo sostenuto: il 2025 è stato il quarto anno consecutivo in cui tutte le regioni coperte dai ghiacci hanno subito una perdita di massa. Tra il 2023 2 il 2025 si sono perse 1400 miliardi di tonnellate d’acqua, e molte regioni coperte da ghiacciai “minori”, come le nostre Alpi, potrebbero aver già superato il “picco idrico”, cioè il massimo di rilascio d'acqua da fusione, il limite oltre il quale la disponibilità d'acqua estiva inizia a calare.

Fiumi e falde in secca

Il 2025 è stato anche uno degli anni più asciutti degli ultimi tre decenni. Per oltre il 36% dei fiumi mondiali la portata è risultata ridotta (anche molto ridotta) rispetto alla media storica e solo per una minoranza dei corsi d’acqua si è dimostrata regolare, rendendo evidente come l’alternarsi di siccità e piogge estreme stia alterando i ritmi naturali del pianeta. Basti guardare a quanto successo nell’Europa orientale negli ultimi due anni: nel 2025 il bacino del Danubio ha registrato deflussi molto inferiori alla norma, così come i bacini di Dnepr, Don e Volga, una situazione ribaltata rispetto all’anno precedente in cui le portate erano state, invece, abbondanti. Lo stato delle falde acquifere sotterranee non è migliore. Nel 2025, il 65% dei pozzi monitorati ha registrato livelli inferiori alla norma, con oltre un terzo in netto deficit a causa di prelievi eccessivi e siccità. Di nuovo, l’Europa centro-orientale è tra le regioni più colpite. Qui le condizioni di deficit si sono intensificate nel corso nel 2025.

L’impatto dei disastri idrogeologici

Il rapporto dell’Omm sottolinea anche che fenomeni come El Niño accentuano l'alternanza di periodi secchi e eventi idrogeologici estremi opposti, quali alluvioni, cicloni tropicali, ondate di piena, colate di fango, etc. Tra il 2021 e il 2025, a livello globale si sono registrati circa 1.500 disastri legati all'acqua, che hanno causato almeno 62.500 vittime. Asia e Africa sono i continenti che hanno subito l’impatto maggiore, con quasi la metà degli eventi estremi registrati e l’80% delle vittime totali.

La stima delle perdite umane ed economiche, però, rimane approssimativa e sarà difficile anche da prevedere: da una parte i decessi legati alle crisi idriche (siccità) possono verificarsi su un lungo periodo di tempo e di rado vengono attribuire a un singolo evento, dall’altra la mancanza di coperture assicurative e di sistemi contabili strutturati per i disastri fa sì che le perdite economiche reali in Paesi a basso reddito siano molto superiori a quelle registrate ufficialmente. Per queste ragioni gli esperti fanno appello a una maggiore cooperazione tra le nazioni: per tutelare le comunità e garantire la sicurezza idrica globale serve condividere i dati idrogeologici, definire standard comuni e rafforzare i sistemi di allerta precoce.