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Il caso

Bosco Ospizio, arrivano le ruspe. La protesta degli ambientalisti: "Fermiamo i cantieri"

Bosco Ospizio, arrivano le ruspe. La protesta degli ambientalisti: "Fermiamo i cantieri"

A Reggio Emilia l'area dove, da sola, la natura si è ripresa i suoi spazi rischia di cambiare per sempre: via al cantiere che vedrà sorgere un supermercato. Gasmann, Capossela e Mercalli difendono gli alberi

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Per ora, ha vinto il cemento. Dopo due mesi di battaglia le ruspe hanno iniziato a scavare e abbattere alberi nel “Bosco Ospizio”, l’area che piante e vegetazione si erano riprese grazie al lento e inesorabile lavoro della natura. Quella di Bosco Ospizio a Reggio Emilia è una delle storie estive - esattamente come per le battaglie contro i resort di Tavolara in Sardegna o Costa Ripagnola e Ostuni in Puglia - che hanno visto la contrapposizione fra costruzioni e natura, fra progetti commerciali e aree naturali da non toccare.

Nella città del tricolore, nella zona dove un tempo esisteva un vecchio ospizio e in un'area poi abbandonata, alberi e vegetazione sono cresciuti negli anni all’intero di 45mila metri quadrati che erano in attesa di una nuova riqualificazione urbana: già un decennio fa l’area fu ceduta dal Comune prima ad Esselunga e poi passò a Conad che, dalle carte, doveva avviare un nuovo grande supermercato dotato di centinaia di posti auto.

Sempre nell’area sono previsti edifici pensati per la cittadinanza: da una casa della salute sino a una biblioteca. Progetti che però, per anni, sono rimasti sulla carta: nel frattempo, mentre la natura ha fatto il suo corso rimboscando questa zona dismessa, parte della popolazione si è affezionata a questo luogo diventato per tutti il “Bosco Ospizio”.

A inizio estate si è tornati a parlare di cantieri pronti a diventare operativi e così, cittadini, associazioni, ambientalisti, parte della politica (spesso all’interno del centrosinistra, che è anche alla guida della città) hanno iniziato una opposizione fatta di presidi permanenti per evitare la demolizione del bosco.

Tra appelli e ricorsi, tra battaglie e scontri, tutto è rimasto (quasi) fermo fino al 30 settembre quando le ruspe hanno fatto irruzione nell’area per iniziare la demolizione. Ci sono stati scontri (tre persone portate in Questura), lamentele, attivisti che si sono arrampicati sui macchinari e momenti di tensione. Attualmente Conad, di cui alcune vetrine sono state imbrattate in altri luoghi per protesta, intende portare avanti il progetto già concordato, mentre attivisti e oppositori promettono ulteriore battaglia (anche con il sostegno di persone che, da Luca Mercalli sino ad Alessandro Gassmann o Vinicio Capossela, si sono schierata per la salvaguardia del bosco).

A più riprese, finora, il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari ha provato a stemperare gli animi e a trovare un accordo fra chi chiede che l’area non sia toccata e preservata e chi, di diritto, vorrebbe portare avanti i lavori ma il progetto, con investimenti già effettuati per milioni di euro, appare estremamente difficile da bloccare. Così come pare difficile pensare di rinunciare a un’area oggi ricca di biodiversità che contiene al suo interno una zona umida ed è diventata casa di varie specie animali in un territorio, la Pianura Padana, già fortemente impattato da cemento, inquinanti e crisi del clima.

Anche per questo l’Assemblea Permanente Bosco Ospizio da agosto, con l’occupazione, ha provato in ogni modo a fermare, in quella che però è di fatto un’area privata, la distruzione di habitat e alberi. Una mossa che al momento non è bastata: tra il 30 settembre e l’1 ottobre i cantieri sono diventati operativi con ingresso di mezzi e operai circondati dalle forze dell’ordine.

Le proteste sono riuscite, momentaneamente, a mettere in stallo solo parte dei lavori, il tutto mentre si attende l’'udienza prevista in Consiglio di Stato relativa al ricorso che le associazioni hanno presentato per fermare i lavori (la sospensiva era stata bocciata dal Tar).

Oggi, in serata, sono previste nuove riunioni e manifestazioni degli attivisti in difesa del Bosco. “Portiamo il bosco distrutto dentro la città”, chiama per esempio a raccolta il comitato: "Venite tutti" recita l'appello in un clima di tensione e incertezza sul futuro del bosco.