Le piante di Roma suonano. Non letteralmente, ma è dal mondo vegetale che nasce un singolare progetto musicale, Botanical Soundscape, performance immersiva che trasforma i segnali vitali delle piante in musica tutta da ascoltare. “Tutto nasce dai giardini di San Sisto a Roma, all’interno dello storico vigneto, dove c’è un albero monumentale, alto 20 metri, il cedro del Libano - spiega Mario Russo, musicista e performer -.Dapprima ho registrato l’ambiente sonoro e poi collegando i sensori alla pianta ho ricavato il bioritmo dell’albero e le frequenze del vigneto, per trasformare il suono delle piante in paesaggio sonoro usando anche strumenti come violino, tromba e sintetizzatori”.
Il Parco di San Sisto, uno dei luoghi verdi della Capitale, forse tra i meno conosciuti, situato tra Villa Celimontana e Porta Metronia, è anche l’attuale sede dell’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti che ha dato il benestare alla nascita di un peculiare progetto di ricerca, primo tassello di una mappa sonora che dà voce, attraverso la musica, alle diverse identità vegetali del paesaggio urbano della capitale. Per trasformare questi suoni non udibili all’orecchio umano in musica è stato utilizzato Plants Play, un dispositivo di bioacustica che rileva le microvariazioni biolettriche emesse dagli organismi vegetali per convertirle in frequenze udibili.
Partendo dal cedro del Libano monumentale, Mario Russo, insieme ad altri due musicisti-performer, ha saputo trasformare una presenza silenziosa del paesaggio in un soggetto che, attraverso le sue fluttuazioni elettromagnetiche, emette una traccia sonora unica, continuamente influenzata da luce, umidità, temperatura. “Il cedro ha una corteccia grande e possente da cui inizialmente non riuscivo a far uscire musica, poi lentamente ha emesso un suono molto pacato che ho trasformato in musica che (2 ottobre alle ore 18.00, al Parco di San Sisto con ingresso gratuito ndr) useremo come traccia per una performance immersiva per gli spettatori” spiega ancora Russo.
Ma come funziona questo dispositivo? Plants Play sfrutta un processo tecnologico chiamato biosonificazione per trasformare le loro funzioni vitali in musica udibile. Attraverso due elettrodi applicati in punti diversi del vegetale, come foglie o rami, il dispositivo misura in tempo reale le micro-variazioni di conduttività elettrica e resistenza causate dal flusso della linfa, dall'idratazione dei tessuti, dalla fotosintesi e dalle risposte della pianta a stimoli esterni come luce, contatto o variazioni termiche.
Queste fluttuazioni biometriche analogiche vengono poi convertite dall'hardware interno in dati digitali, dove l'ampiezza e la velocità dei segnali elettrici determinano parametri musicali come l'altezza delle note, la loro frequenza e il ritmo del componimento. Successivamente, il segnale viene trasmesso all'applicazione per sintetizzatore esterno, dove l'utente sceglie un timbro strumentale — come un pianoforte, un'arpa o un synth d'ambiente — e una scala musicale specifica per rendere il flusso sonoro armonioso.
Di fatto, la pianta non compone una melodia, ma il sistema opera come uno strumento capace di tradurre l'invisibile attività fisiologica del mondo vegetale, ed il compositore traduce quel linguaggio in un’esperienza acustica in continua evoluzione.
”Il parco storico di San Sisto è un magnifico gioiello botanico nel cuore di Roma che diventa un parco pilota dove poter fare questa affascinante esperienza acustica immersiva nei suoni prodotti dalle piante. Un progetto che, grazie ad una tecnologia dedicata, ci offre un'esperienza sensoriale unica che rafforza la percezione del mondo vegetale come autentico sistema vivente" le parole di Sabrina Alfonsi, Assessora all'Agricoltura, Ambiente Ciclo dei rifiuti di Roma capitale.
San Sisto dunque, è stato scelto come il primo capitolo di Botanical Soundscape (progetto promosso da A.S.A.P.Q. e curato da Alessandra Muschella e Gianni Parrella) un percorso che vuole svilupparsi attraverso Roma, esplorando le voci di paesaggi e differenti forme di vita vegetale. Alla fine dell’esibizione quel suono diventerà patrimonio della città, che continuerà a vivere attraverso un QR Code che i visitatori potranno riattivare, anche a distanza di mesi, trasformando lo spazio naturale in una mappa sonora.